Allenamento 22 Giugno. Resti edili non identificati.

L’allenamento del 22 giugno è stato caratterizzato dal fatto di ritrovarmi allo spaccio della Levi’s sulla Carugate-Cernusco, saltando così l’ingresso in CSN centro. La cosa ha i suoi vantaggi, perché si riesce a correre bene e indisturbati per una buona mezz’ora. Indisturbati si arriva all’estremità est del Parco dei Germani. E da lì, si può puntare a Cassina de’ Pecchi lungo il naviglio ma dalla parte non battuta.

Questa era la mia idea, arrivare là. Ma poi ho dovuto desistere avendo notato che avevo già fatto 7K per arrivare al Parco dei Germani. Un errore di valutazione, e mi sono trovato lungo il Naviglio con il dubbio di non farcela ad arrivare a casa correndo. E infatti.

menhir

Piccolo excursus su Cernusco. Ci sono stati anni in cui Cernusco è stata presa dalla smania di apparire leghista. E sono spuntati un menhir (come da foto, nel parco) e Obelix che spunta da una piazza non lontano dalla chiesa centrale. Poi è arrivato il sindaco renziano del PD e del passaggio dei barbari sognanti sono rimasti dei resti non umani identificati (per anagrammare un famosissimo trio musicale cernuschese, i R.U.N.I.). Il menhir si staglia nel cielo come un dito medio. Amen.

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Allenamento 13 Gennaio. Citofonare Mente.

«Una vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. oppure può possederci totalmente. Non importa: alla fine verrà fuori. Il dàimon non ci abbandona» (da “Il codice dell’anima”, James Hillman)

Scendendo dalle scale – ad un’ora insolita (le 10 del mattino) – per andare a correre ripassavo mentalmente cosa avrei fatto: 2K di riscaldamento ai 5, 4K a 4’50”, 2K a 4’35”, 4K a 4’50” e l’ultimo chilometri a 4’30”. Non ero pronto per quello che avrei vissuto di lì a poco.

Per i primi 3 chilometri sono stato costretto a fermarmi perché non reggevo il ritmo di riscaldamento. 5.09, 5.01 e 5.15, non stratosfera bensì terra terra. Davanti alla vista del laghetto della cava al Parco Increa dal lato Cernusco S/N, mentre osservavo i brandelli di una lettera d’amore sparsi intorno in un’area di 20 metri quadri, ho dovuto riflettere a fondo se tornare a casa con la coda tra le gambe oppure continuare.

Ero, in quel momento, ferito nell’orgoglio. “Ma come? proprio oggi?”, pensavo. Con le scarpe nuove (tra l’altro comodissime) che mi davano un friccico nel cuore ogni volta che le guardavo, così azzurre impossibili e un marchio che mi è familiare; “Proprio oggi”, mi chiedevo, “deve capitare?”. In un altro periodo, senza questa testa sulla corsa, avrei desistito e magari avrei piantato lì per un po’ di correre. Ma ieri no. Anche perché il brandello di lettera che ho tirato su, come a una pesca di benificenza, recitava qualcosa sul “dover andare comunque avanti”.

Bene. L’ho fatto. Non ero io quello sconosciuto amante (anzi, probabilmente era una lei, a giudicare dalla grafia e dall’accorato appello) ma comunque ho preso il vaticinio come per qualcosa che mi veniva offerto. D’altronde, ero io che avevo deciso di raccogliere un pezzetto di carta e proprio quello per giunta. “Proprio oggi”.

Citofonare Borgognoni su Cannocchiale
Citofonare Borgognoni su Cannocchiale

Così ho ricominciato a correre. Stavolta il corpo l’ha presa bene e da un’iniziale 5.07 sono passato a tempi dai 5 ai 4’55”, con un ultimo chilometro (il 13°) a 4’34” che è stata una liberazione. Una conferma. Liberatoria da vecchi schemi dove alla prima difficoltà si desisteva. Il chilometro finale è stato un’esplosione di gioia: quello che ho fatto percorrendo via Carlo Alberto Dalla Chiesa passando davanti alla Piscina Comunale e infilandomi verso la tangenziale, con lo sprint “finale finale” fatto nel sottopasso, prima scendendo e poi con trenta metri fatti in salita.

Alla fine ho fatto anche il ditone al Garmin (stiamo proprio diventando amici inseparabili!) perché io avevo previsto di finire in bellezza nel buio del sottopasso e dài, ci ho azzeccato con uno scarto di 30 metri: come a dire, non ho bisogno di te, 210! Lo definirei un atto di “luddismo soft” verso un apparecchio che invece mi aiuta tantissimo a tenere ritmi e gironzolare dove mi pare, perché è lui che tiene i conti.

Veniamo al corpo. Ad un certo punto il corpo ha citofonato su alla mente e ha chiesto di fare poco casino, con tutti quei pensieri così schematici con il determinismo del faccio un chilometro così e poi uno cosà. Certo, la mente è partita e – complici le scarpe – ormai viveva in una sua dimensione. Il corpo ha citofonato tre volte e credo abbia pensato di chiamare i caramba, ad un certo punto,

Penso che le ripetute di venerdì siano state corse troppo veloci. Se la tabella prevedeva a 4’30” perché le ho fatte a 4’15”? Penso che il mio corpo, più specificatamente il mio cuore, abbia voluto bussare prima che fosse troppo tardi. E poi ha  accettato di continuare a correre solo perché ha capito che la testa si era di nuovo portata ad altezze sostenibili.

L’allenamento in sé poi è stato bello, un mucchio di runner a quell’ora per me insolita. E poi la colazione a mezzogiorno con una confettura di rabarbaro, pesche e lamponi comprata quest’estate in Corsica, al Casinò.

(per i dati tecnici, visualizzare l’attività)

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