Gente che corre le 50 miglia

Dal minuto 5 al minuto 11:30, una fantastica corsa nei boschi con Hayden Hawks e Zach Miller.

Al minuto 16, Zach sembra un… non lo so… un diesel, un bufalo, un boiler… Ma che passo!!! Wow!

zach-stride

 

Annunci

Leadville Trail 100 Run

Se pubblico questo non è perché io lo voglia fare. Altrimenti, sarei pazzo. Sapevo dell’esistenza degli ultrarunner, ma la lettura di Born to Run (Chris McDougall), mi ha avvicinato al loro svitato mondo. Sebbene io non potrò mai correre così a lungo, posso capire cosa spinge questi esseri fuori di zucca. La loro testa… malata. Lo dico con il massimo rispetto, altrimenti non ne scriverei.

ken_chlouber

Quella della Leadville 100 è anche la storia di una cittadina privata della sua economia, dopo la chiusura di una miniera di molibdeno e come un personaggio (che ora campeggia sul sito della corsa) sia stato così matto da ricavare un turismo di nicchia molto particolare. Correre 160 chilometri partendo da 3000 metri slm e arrivano a 3800 richiede escursionisti esperti. I primi ormai percorrono la distanza in circa 15 ore. 4 maratone corse in montagna. Questa è la Leadville 100!

Spero che questo vi dia la giusta grinta per fare le vostre 10K e 20K, che poi sono anche le mie.

Allego mappa (del 2013) che ho trovato “su Internet”.

2013RunMap

 

 

Monte dell’Orso (m.586)

L’obiettivo minimo che mi ero prefissato la settimana scorsa è stato raggiunto: il Monte dell’OrsoSul campo, si è dimostrato un osso più duro del previsto, per via dei saliscendi. Ma ci ha dato l’occasione di correre, inaspettatamente e gioiosamente. A rotta di collo, anche. Perché correre giù per le discese di una carrareccia argillosa e scavata dai torrentelli di pioggia (quando ce n’è) è sempre pericoloso.

Bisogna valutare dove mettere il piede, a volte mentre di è in volo, valutando gli affossamenti l’inclinazione del terreno, i prossimi dieci metri cosa riservano, se è meglio tenere la destra, la sinistra il centro.

Però è divertente, se arrivi in fondo con tutte le giunture sane. Perché le uniche cose che mi hanno dato problemi una volta finito il ritorno “di fuoco” sono state le spalle e le giunture delle caviglie.

anello del re

Per il resto: divertentissimo percorso. E’ stato un bel semi-trail, stavolta in compagnia di Bobo a cui avevo promesso che saremmo rimasti sempre “in costa” ad una certa altimetria. Poi, quando vai sul terreno, ti accorgi che non è così. Dalla Cascina Zuccarello (poco più avanti della Castagnaccia e della Cascina Gabba) abbiamo dovuto affrontare almeno due salite mozzafiato tra cui il Monte Sarnago. Tutti i nomi che metto servono per ancorare alla realtà delle mappe un percorso che è stato a tratti onirico. Camminare tra boschi non è certo abituale per uno che vive in città, ma diventa qualcosa che ti può dare respiro. Alla fine, arrivare alla mitica quota di metri 586 del Monte dell’Orso diventa un obiettivo importante. Si può pensare che sia facile, ma gli 8 chilometri e mezzo di passeggiata per arrivare lì non sono una “passeggiata”.

Val NizzaDalla “vetta” del Monte dell’Orso – una vetta piatta e lunga, una dorsale che finisce in un piccolo monticello nella parte nord, abbiamo osservato il panorama: a nord la valle Ardivestra, a sud la Val di Nizza con la salita verso Molino Cassano che inizia sul versante Sud della valle. Quel versante dovrebbe essere la prossima meta sull’Anello del Re con S.Albano e Poggio Ferrato.

Appena prima di raggiungere il Monte dell’Orso abbiamo anche visto un fronte franoso che ci è sembrato piuttosto recente, un canalone di detriti argillosi che parte dall’alto, intaccando anche il bordo del sentiero.

Queste frane sono piuttosto comuni nella zona (parlo dal punto di vista “geologico”, se così si può dire): si vedono questi strapiombi tra il grigio e giallastro. Ce n’è una anche sul monte Calcinera nel versante che guarda la valle Ardivestra e ce n’è una che dà sulla Valle Staffora, all’altezza di Ponte Nizza, sulla collina di Piumesana.

All’andata, per fare 8,5 km  ci abbiamo messo 1 ora e 40 minuti. Al ritorno, come accennavo prima, così per divertirci, abbiamo corso lungo le discese… e poi gli ultimi 2 km – dal Castagneto – abbiamo corso e basta, fino alla meta.  Ci abbiamo messo 1 ora.

La corsa è stato un regalo bellissimo, nato da un’intuizione dovuta alla necessità di sbrigarci un po’. Volevamo infatti stare entro le tre ore. La necessità, Ἀνάγκη. “I poeti sono concordi nel descriverla come un essere inflessibile e duro“. Ma ogni tanto ci regala qualcosa.

Chiesa di Poggio Ferrato
Chiesa di Poggio Ferrato

Sul percorso: more gustosissime; caselli di avvistamento in legno scuro, alcuni addossati al bosco altri in mezzo a campi arati; una poiana di un marrone acceso che tracciava una linea dritta tra una collina e l’altra.

Poi la soddisfazione del camminare, del tracciare percorsi seguendo sentieri poco battuti, del sentirsi immersi nella natura e nell’ascoltare il silenzio, un’altra rarità nella vita moderna.

Insomma, una vera e propria benedizione.

Allenamento 6 Gennaio. Quasi un trail.

Fermi tutti! Questa è un’epifania!” (me stesso, al chilometro 11)

E’ stato bello ieri, correre per 15K e sentire la fatica, vedere il ritmo svariare tra i 4’40” del piano e i 5’30” (e più) della salite, strappi lungo le pareti della ex cava.

Ieri sera chiosavo su Twitter: “Va’ dove ti porta il Garmin“.

Ed é proprio vero: il Garmin ti permette di trovare nuove strade. Ad un certo punto, ho capito (mi si è mostrato, ed ecco l’Epifania) che potevo usare i tratturi delle mountain bike, serpenti di fango gelato che salivano a volte dolci a volte duri lungo i pendii del Parco Increa. Questa realizzazione mi ha dato tanto e anche la gioia di fare una cosa nuova. La tabella che seguo mi diceva di fare 14K collinare (difficile farlo in pianura, ma grazie alla cava ho racimolato un bel po’ di salite): ne ho fatti 15 e gli ultimi due o tre a una buona andatura dimostrano che l’allenamento è stato intenso ma non devastante.

Parco Increa agghindato per le MTB
Parco Increa agghindato per le MTB

Addirittura ho sentito la coscia sinistra affaticata (niente che non sia sparito con un buon stretching). Per me accettare la sofferenza (la prima nobile verità del buddha gira intorno a questa nostra sorella) che veniva dalla coscia è stato parte fondamentale dell’allenamento.

E’ stato bello vedere il sole colorare le cose, prima le montagne lontane, poi via via i campi e le cime degli alberi del parco e poi tutto. E intanto coloravo la corsa con colori nuovi, sensazioni più forti.

Insomma, ieri era proprio una epifania. I dati tecnici dell’allenamento mostrano tutta la fatica. L’altimetria non rende l’idea delle salite e discese. Ma comunque ci ho messo l’impegno e tutto il cuore e le ripetute in piano del 4 gennaio sono sbiadite nel mio ricordo. Semmai, il pericolo più grande è strafare, non calcolare bene i miei limiti. Spero di tenere la testa sulle spalle, e una luna (crescente, piena, calante) appesa sulla mia testa.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑