Il viaggio dell’eroe

Siete pronti al viaggio dell’eroe?

Hanno detto che un viaggio di 1000 km inizia con un solo passo.

Beh, nel mio caso inizia con 21 chilometri. Fatti bene.

In questo caso, però “un passo” e “21 km fatti bene” sono la stessa cosa:

fungono da trigger, da grilletto.

Insomma… clic! Qualcosa fa clic e si apre un panorama nuovo davanti a te. Come quando arrivi in cima a una collina che pensavi essere la parte più alta della tua gita fuori porta e… ti ritrovi davanti una montagna. Clic!

 

Le sfide non finiscono mai.

 

Se domenica mi capitasse di correre sotto l’uno e quaranta (21 km fatti bene) inizierei a prepararmi per distanze più lunghe; oppure per fare il duathlon, disciplina che connette i due poli principali della mia sportività: uno attivo (la corsa) e uno da tempo sopito (la bici, che almeno da una dozzina di anni non uso per fare sport).

 

Volendo considerare una maratona (la regina delle distanze) ho sempre avuto in testa un pregiudizio a riguardo: non avrei potuto correrla se prima non avessi abbattuto i 100 minuti nella mezza. Tempo che equivarrebbe – a spanne e manazze – a 220 minuti nella maratona – per via di un rapporto di conversione applicabile ai non professionisti allenati, come potrei essere io che è il 2,2 (vedere letteratura a riguardo).

Tre ore e quaranta minuti per 42 km vanno bene. Di più, no.

Il mio è un pregiudizio bello e buono. Lo so, ma almeno non voglio imporlo a nessuno. Per ora l’ho imposto a me stesso. Ma dopo la Stramilano, spero di dimostrare che questa non era l’ennesima scusa per non affrontare quello che tempo fa ho definito come la mia kryptonite.

Il viaggio dell’eroe, dunque. Si dà il caso che quell’eroe sia io. Anzi, voglio essere io. Clic!

 

 

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Stramilano 2018

“Don’t run because you have to” (anonymous)

 

Stramilano 2018

25 Marzo 2018, 10:30 – Piazza Castello, Milano

 

Ci troviamo al settore giallo!

Se avete la curiosità di sapere se qualche vostro amico è iscritto o sapere chi ha il tal o talaltro pettorale, basta verificare le iscrizioni sul sito Timing Data Service. Ad esempio, il mio bellissimo pettorale 2222 dell’anno scorso, quest’anno è capitato ad Alessio, che parte dal settore verde. Quindi il pettorale è avanzato di un blocco! Contento per lui! Oppure il pettorale 2018 è andato a Olivia. Cose così.

Da domani 22 Marzo sarà possibile ritirare i pettorali in piazza Duomo (orario 10-20)

Capture

Tra i Top Runner ci saranno tra i top Anna INCERTI e Daniele MEUCCI, ma molti altri compongono la starting list.

I Settori di partenza sono così divisi:

1° settore di partenza: atleti top, con nome su pettorale
2° settore rosso: atleti con tempo fino a 1:19:59 e atleti con pettorale assegnato a discrezione della Società Organizzatrice
3° settore blu: atleti da 1:20:00 fino a 1:29:59
4° settore verde: atleti da 1:30:00 fino a 1:39:59
5° settore giallo: atleti da 1:40:00 fino a 1:49:59
6° settore arancio: atleti da 1:50:00 fino a 1:59:59
7° settore bianco: atleti da 2:00:00 e oltre

(Info dal regolamento Stramilano)

Cliccando l’immagine qui sotto, avrete accesso a importanti norme di sicurezza per il corretto accesso all’area atleti:

E ultimo ma non meno importante: il TRAFFICO! Strade chiuse & Co da AutoMoto.it

 

Non fatelo a casa vostra!

“Mostly we fuck with people’s minds, she said  ( The General’s Daughter,   1999)

Questo post parla di corsa. Finalmente! direte voi miei affezionati lettori…

Delle conseguenze della corsa, per la precisione… quando il chiodo fisso prende il sopravvento. Domenica (1 settimana dalla gara) dovevo fare 12 km a ritmo gara. Oppure 10K alla soglia, ma ne avevo fatti 7 venerdì e inoltre domenica avevo una condizioe SuperOp “leggero” intorno al 30%.

Avrei dovuto farne 12. Ecco il tempo verbale giusto. A ritmo gara, ok, inteso.

Poi ho pensato ne faccio 15, tanto che ci vuole a farne 3 in più.

Ne ho fatti 16… Grande condizione ma che fatica! La testa era assolutamente determinata, tanto che spero di non essermela bruciata questa determinazione.

Ma il fatto grave è che la mente ha preso il sopravvento, come poco sopra accennavo, e si è inventata un giochino diabolico.

Si trattava di correre, e tener conto per ogni chilometri quanti secondi di sbilancio (in più o in meno) avessi sull’ipotetica andatura di 4:45.

Partito, per due chilometri ho simulato una difficoltà di avanzamento dovuta alla folla che si prevede per domenica (soprattutto partendo dal corral giallo dei tapascioni tra I 1:40 e 1:50). Accumulo 22 secondi di ritardo (e secondo me ne potrei accumulare anche di più).

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Poi dal 3° al 11° chilometro ho recuperato, totalizzando -24 secondi. Quindi -46 in quella frazione, circa 4:40/km di media. Quella media l’ho pagata, perchè poi dal 12° al 15° sono arrivato a -3 secondi (erodendo il gruzzoletto).

Durante il 16° chilometro mi sono dibattuto in una strisciante crisi di testa dovuta al fatto visto che “-3 secondi” – ammesso di fare 4:45 per i restanti 5 km – significa 1:40:09… IN realtà la crisi è durata I primi 500 metri di quell chilometro poi sono tornato a correre bene.

Capito che giochino diabolico mi ha tirato il mio “cattivo padrone”? Non fatelo a casa vostra!

 

Il fatto è che ho anche capito (e scritto nel corpo) che correre forte e accumulare vantaggio è pericoloso. Come fare un gol e poi sperare che l’altra squadra non segni il pareggio o peggio. Invece, dovrei correre con la seguente strategia: correre tre o quattro chilometri a 4:45 per poi piazzare un chilometro veloce (tipo alla soglia, 4:35). Prendendo per buono i 4K+1K, potrei dividere i 21 chilometri in quattro frazioni e poi lanciarmi nell’ultimo a quanto posso… nei primi venti avrei un -40 secondi e a quel punto non dovrei avere problemi a stare sotto l’ora e quaranta.  Di negative split credo di non poterne parlare ancora…

A proposito dell’allenamento di domenica: era stato preceduto da un cena di sabato in cui ho mangiato gnocchi fritti con salumi e formaggi, tigelle, un tris di primi (pisarei e fasò, tagliatelle al ragù e tortelli burro e salvia). Stavo a Vizzolo Predabissi e te lo dico perchè non vorrei che tu pensassi che fossi nel piacentino. Ma ero con un triatleta piacentino, Ricky, e un bel po’ di altri amici. Per scaramanzia, ho bevuto un Rosso Quaranta, sperando di aggiungere a quel numero solo un’ora o poco meno.

Pioggia intensa

“You don’t stop running because you get old, you get old because you stop running.” – Christopher McDougall

Senza sforzo apparente. La mia distanza settimanale si sta portando verso i 50 km, dopo aver risieduto per un po’ tra i 40 e i 45.

Il numero di sedute è almeno 3 a settimana (stabile, senza sconti da mesi, tranne cadute e malattie) ma a volte diventa 4. Mi sono accorto che per passare sui 50 km non ci si può ammazzare in tre sedute: significherebbe una media di 16 km a seduta, che non ha proprio senso per uno che prepara una mezza.

Invece 4 sedute di cui 3 sui 10K e una più lunga hanno molto più senso. Intanto si impara a stare su una distanza dei 10K o dell’ora di corsa, come se fosse la base di allenamento. Ho scoperto da tempo che le ripetute hanno un cuore di 4 o 6 km di esercizio, ma poi si contornano di altrettanti di riscaldamento e defaticante.

E sono tutti chilometri in cascina che poi aiutano a affrontare la corsa da ogni punto di vista. Ti capia di correre al caldo e al freddo. E poi in certe giornate particolari. Prendiamo ieri mattina. Di solito a me la pioggia non mi sposta più di tanto: c’è da correre, si corre. Anzi, ho trovato una sorta di confort nella pioggia.

Ma ieri mattina ho dubitato fortemente di riuscire a uscire sotto la pioggia. Era come se venissero tirate delle secchiate d’acqua. Poi ho pensato che questo test dovevo farlo per forza, che era da un po’ che non facevo più di 16 chilometri e che 18 mi avrebbero dato la sensazione della mia preparazione per la mezza del 25 Marzo.

Ho pensato: ‘Sentirò la pioggia durante il primo chilometro e poi basta’. Mi sbagliavo, l’ho sentita almeno per cinque volte tanto. Ma ormai ero  bagnato e quindi tanto valeva continuare.

Ne è valsa la pena, dopo i primi 6 tranquilli, sono riuscito a impostare una corsa tra i 4’40” e i 4’50” senza troppo sforzo. Sotto una pioggia così pesante, mi è parso un buon risultato. Un test intenso. Un test valido.

Ieri ho corso che SupeOp mi dava Giallo 81%. Stamattina mi dà Verde al 95%. Ma non andrò a correre, anche se ormai so che è un’occasione persa. Che dire? Tengo famiglia… 🙂

 

L’essenziale

Ah, che bello sentirsi bene, dopo una sana corsetta mattutina. Antelucana.

Da delirio proprio. Confesso che è sempre più dura alzarsi al mattino presto per correre. E la sensazione è quella di avere qualcosa che non va, di essere un po’ svitato. Ovvio, questa sensazione svanisce dopo un chilometro, perchè inizi a stare bene, però magari ti metti a pensare che non è normale uscire a correre prima che apra l’edicola vicino casa, con un tassista che dorme in macchina aspettando un cliente nel parcheggio dei taxi e un paio di clienti si aggirano per il vialone con un trolley e una sacca lunga aspettando il loro taxì (che non è quello già parcheggiato e ‘dormito’). Uscire a correre quando altri sono costretti a fare cose – lo spaesamento si percepisce dal fatto che i clienti sono un po’ spaesati e il tassista dorme – mentre tu l’hai deciso per conto tuo e sei lucido (un pazzo lucido). Non è normale tornare verso casa quando all’edicolante arrivano i primi giornali..

Sarà anche che ultimamente ho provato gusto a correre in pausa pranzo e quindi sono ancora meno incentivato alla mattina prima dell’alba. Poi però capita che vai a prendere tua figlia a pallanuoto e lei ti fa sentire una canzone di Mengoni (Sì, no Mangoni, proprio Marco Mengoni!, santa gioventù cosa devo sopportare). Il quale, ad un certo punto, canta: Sostengono gli eroi ‘Se il gioco si fa duro è da giocare’. Beato io, poi, se scambio ripetute per un training…

E ‘sta storia degli eroi e del gioco che si fa duro. E il fatto che oggi non potevo andare a pausa pranzo perchè sommando tutto sarebbe uscito un allenamento lungo. Soprattutto quest’ultima cosa.

Dopo essermi svegliato alle 3:50 (insonnia stagionale) ho lungamente dibattuto tra le due ali del cervello. Quella sinistra che dice ‘vai a correre che poi ti senti bene’, quella destra che dice ‘Bugger off!’. Forse per disperazione, vince la sinistra. Decido di alzarmi alle 5 e la preparazione prende ancora del tempo, così si controlla per bene se si è svegli, che a quell’ora non è da sottovalutare.


Che poi la sinistra ha ragione: dopo la corsa, si sta benissimo. Soprattutto se si mettono a tacere le voci di dissenso di sabato. Soprattutto se corri appena sotto i 4’40” a chilometro un allenamento di 11K molto vario, che mette fiducia nei tempi che si possono ottenere nella Stramilano. L’allenamento che ho fatto è questo: Riscaldamento 1K + 1600 metri (400 rec) 3000 metri (800 rec) 2×800 metri (con 400 rec) e finire con una corsa senza fatica a completare.

Non è come correre le ripetute (da 400 e da 800) dove sai che dovrai cercare di tenere sempre lo stesso ritmo.
Qui puoi attivare varie velocità, puoi variare di più e ti riposi senza l’assillo di fare la successiva più simile possibile alla precedente. Almeno, per me funziona meglio.

E così stamattina alle 6:30, con il giorno pronto a sbocciare come una rosa, sono già lì che schiaccio stop sul garmin, e registro 11K in 51′. E questo è… l’essenziale.

 

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