La ricostruzione del Mocambo

Dopo le mie vicissitudini
Oggi ho ripreso con il mio bar
Dopo un periodo di solitudine
Il Mocambo ecco qui tutto in fior

Non è sempre così? Dopo le vicissitudini che allontanano, si ritorna alle proprie attività. Si tratta di ricostruire il proprio mondo, si torna sempre al proprio mondo ideale, all’eden da cui ci siamo auto-scacciati.

In un primo momento, ci si arrangia un po’ con quel che si trova ma poi si cerca di aderire a un progetto originale/originario. E un incessante movimento, come l’avanzata e il ritiro dell’onda sulla battigia. E quello che sento io è il richiamo di Johann Sebastian e dei suoi sodali tonali. Sento il richiamo di un suono di pianoforte.

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Aver ascoltato l’Inventio n°4 domenica sera mi ha turbato. Arrangiata sapientemente con accordeon e nyckelharpa da Ambrosini e Matinier, mi ha ricordato di avere radici. Virate dall’accordeon in un tono sudamericano che in questo periodo mi è estremamente congeniale; ripigliata con strappi sapienti e rimandata in alto dalle stringhe del cordofono scandinavo. L’Inventio bachiana rimane sempre lei, love it or leave it. Il ghigno benevolo e la sana allegria dei due mentre suonano in basilica mi hanno ricordato che si può essere felici se si mira in alto, lanciando se stessi come aquiloni nel vento. Che la vita, se si è abbastanza seri e determinati, si possono fare sberleffi ai giganti DOPO essere saliti sulle loro spalle.

La mattina dopo – ho fatto tardi un’altra volta – mi giro verso il comodino e dal buio emergono le lettere JSB, rosse su campo giallo. Ho dimenticato pure di buttare la bottiglia di J&B, che ora mi ritorna un monito pesante. Mi pare di vedere Bach emergere dalla nebbia del disorientamento e dirmi, con tanto di parruca: “Descansate niño, che continuo io…”

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Frequenze, risonanze.

Frequenze, risonanze.

You cannot fold a flood and put it in a drawer.” (Emily Dickinson via Rob Brezsny)

Tutto è partito da un pensiero di completezza.

Domenica mattina, una mattinata assolata in un sobborgo di una città metropolitana. Sono rivolto verso una parete, che davanti a me si presenta come una lastra metallica che io sto smaltando con un colore bianco ghiaccio. Quando ho aperto la lattina, questo colore mi ha sorpreso per la sua azzurrità da bicicletta Bianchi. Tanto da controllare di aver acquistato il colore giusto. Dopo una sapiente mischiata, l’azzurrino si stempera in un tono più tenue. Dandolo sulla lastra, diventa quello che è: un bianco ghiaccio che dà sensazione di fresco, che sta agli occhi come una pastiglia Valda sta al palato. Continuo a dar su il colore e dietro le mie spalle il mondo va avanti. E’ una versione della caverna di Platone, dove invece che le ombre sono i suoni che mi arrivano distorti. Passanti, macchine, cani, rumori lontani, boati dalla partita di pallone al campo sportivo non lontano. E una stazione radio web che trasmette i grandi del jazz, presentando ogni formazione che sta per suonare.

La programmazione della mattina prevede che io ad un certo punto smetta di lavorare e vada a studiare un paio di pezzi al pianoforte. Ma questo non succede, perché decido di completare il lavoro in mattinata, prima che il sole batta direttamente sulla lastra come fa nel pomeriggio. Dopo aver deciso, do un’occhiata in giro per vedere se c’è altro da mettere a posto. E ne trovo, da fare, e poi vado in cucina e mi metto a preparare il pranzo (attività, questa, già prevista). Non ho suonato. Eppure, in tutto questo, è come se stessi suonando. Facendo quelle piccole cose ho occupato tutta la mattina, ma non ho tolto un grammo del mio essere musicista. Mi sono sentito in pace, perché ero lì con tutto me stesso. Quando uno trova la propria frequenza, tutto gira intorno a quella e, anzi, diventa esattamente quella.

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Poi è successo che ho espresso un pensiero di riconoscenza e gratitudine verso un gruppo di persone che mi aiuta a stare sul pezzo (cioè concentrato su me stesso e su ciò che devo fare) piuttosto che fuggire. E’ un luogo vero, nonostante sia virtual. Quel pensiero, mi piace riproporlo qui, perché nello scriverlo sono entrato in risonanza. La mia gratitudine non stava più in me per quant’era e debordava dal mio contenitore.

Morgens und abends zu lesen. Una piccola riflessione, qui in questo Spazio dedicato a chi crede in sé (o vuole imparare a farlo). Davvero la forza di un’azione vale più di mille parole. Qui nel Vivaio c’è un’energia potenziale incredibile. Ma è quando la potenzialità si trasforma in atto che questo Cantuccio pieno di spunti prende la via del cielo. Debbo dire che all’inizio ho fatto fatica a prendere il ritmo e ad un certo punto volevo abbandonare il Vivaio, con cui non mi sentivo in sintonia: non scrivevo, non mi esprimevo. Poi è bastato osservare i successi degli altri membri e capire che davvero si deve valorizzare ogni successo, per quanto piccolo, per andare a costruirne di più grandi. E la potenzialità di questo Luogo (un po’ virtuale, un po’ social e un po’ del cuore) si trasforma in contatti, spunti e amicizie nuove, nuovi orizzonti e possibilità, anche solo quella di scambiare punti di vista. Quando ho un po’ timore del futuro (vedi alla voce #cambio) guardo il cielo è mi chiedo, “lassù loro tremolano perché temono o perché bramano?”. E a guardare questo Laboratorio di vite possibili, la risposta è luminosa. Con questa mia breve, volevo esprimere la mia immensa gratitudine verso di voi, per ricordarmi ogni volta che la potenza è nulla senza l’atto è che si conquista solo la strada che si percorre, non quella che si immagina. Da leggere al mattino e alle sera.

Vorrei estendere il mio pensiero a tutti coloro che mi fanno sentire in risonanza.

Allenamento 22 Marzo. 10K, due trecce e una ciabatta.

Sono partito convinto di far piano, di fare di tutto per tornare in doppia cifra, dopo qualche tempo di stenti podistici.

E alla fine ce l’ho fatta. Ho fatto 10 chilometri con la giusta determinazione. Stavolta non mi sono posto il problema di possibili soste, semplicemente ho corso controllando il battito e tenendo la fatica percepita al guinzaglio. Un lungo trotterellare guardando in giro, pensando alle mie alterne fortune, a ciò che mi sarebbe capitato nel futuro, in cui ho sempre fiducia, nonostante tutto.

Tra l’altro, ho inserito qualche salitella, nulla di che per carità, quello che offre il Parco Increa. Ma devo dire che le salite sul crinale tra i due anelli del parco, lato Cernusco, sono sempre … mozzafiato.

Ottima sensazione, ottimo risultato 50’23”   Anche perchè non stavo cercando di andare a 5′, stavo provando di andare più lento. Ma quando al 7° chilometro ho visto che il ritmo era quello giusto ho ricominciato a spingere un po’. Volevo stare sotto i 51′ che sarebbe significato 5’06″/km. E dire che io non sono uno fissato coi tempi (!), però che cosa potevo fare, sentendomi in forma, se non cercare di accelerare? Insomma, dovevo farmi una doccia, dovevo fare presto.

Mi aspettava un week end fantastico, pieno di belle cose: tra le altre cose, due trecce al burro e una ciabatta di pane, preparate tutti insieme e ispirate dalla mia dolce metà, dalla gioia delle bimbe e dal sito vivalafocaccia.com dove Vittorio ti dà consigli mirati per fare focacce, pizze e pane. Se non mi darò all’ippica, mi potrò pur sempre dare alla panificazione.

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Fortemente Off Topic /23. Open

Ha ragione Andre. Andre Agassi, ad un certo punto del suo libro-biografia, dice più o meno la seguente cosa: non importa cosa fai (quotidianamente, per lavoro) nella vita, puoi sempre scegliere di farla bene, di metterci passione.

openMagari può essere una cosa ovvia che se fai una cosa con passione ti riesce bene. A volte però magari ti trovi a svolgere una mansione in maniera poco convinta. Qui sta il meno ovvio. Anzi, qui è il difficile: scegliere di farla bene, scommettendo contro tutte le difficoltà che si sono incontrate in passato e con le paure di fallire nel futuro. Lasciarsi alle spalle il vissuto, cercare di riconsiderare la propria professione con occhi nuovi.

Soprattutto questo mi ha trasmesso la lettura di “Open” (edito da Einaudi) e questo mi sono ritrovato ad affrontare nella mia vita professionale in questo periodo: essere aperto – open – a tutte le possibilità che il mio lavoro mi offre già ora, senza cambiare una virgola. Scegliere di sfruttarle.

Forse la pausa dalla corsa è anche dovuto a questo: l’energia per riconsiderare il tutto. Alla luce di questa frase di Sri Chinmoy: “La vita è un’opportunità d’oro. Prima lo comprenderemo, meglio sarà“.

A proposito di running: wake me up when october ends!

[   UPDATE Si è aperto anche un mini-dibattito su twitter: https://twitter.com/FranzAmigoni/status/393285383766552576  #open ]

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