Il senso di Franz per la corsa

Sono giorni di grandi sogni. Sono in luna di miele con l’atleta che ha raggiunto l’obiettivo. Il limite di 1h40 poteva diventare uno spauracchio e invece l’ho superato, con costanza e disciplina.

Quante me ne sono venute in testa, in questi tre giorni, di gare lunghe da fare. E come sempre, divento iperbolico. Ma una cosa l’ho imparata: dall’infortunio dell’anno scorso e dalla preparazione coronata da successo di quest’anno.

Ho imparato che non si può impostare un obiettivo a freddo.

Non posso mettermi qui a dire: “ora corro una maratona”, “faccio una ultra di 50”, “Faccio una 12 ore”, anzi “una 6 ore”. Pistoia-Abetone, la 50km di Romagna, svariate maratone, altro che ora mi sfugge. Quante ne ho viste in questi giorni. Considerate, accarezzate. Poi mi sono ripreso.

Davvero non posso puntare il dito sul calendario e dire: ok, faccio questa. Perchè prima devo studiare me stesso, vedere come reagisco ai 25 (bene, credo), ai 30 (uhm, ok), ai 35 (eh, ma manca tanto?) ai 40 (argh) e così via.

Potrei deciderlo per una mezza, punto il dito e dico: “faccio questa qui”. Tanto la sua preparazione è super-rodata. Ma non posso farlo per distanze superiori, laddove devo ancora imparare tutto.

 

Posso scegliere il “senso della corsa”

 

Piuttosto posso scegliere l’umiltà, il voler cominciare da capo. Corro da un mucchio di tempo, ma in realtà non so nulla di me. E questa è la più grande verità che sta dietro anche ai più grandi successi: sono arrivato fino a lì, ma dove posso arrivare?

Piuttosto, posso scegliere il “senso della corsa”. Dove voglio dirigermi con i miei passi? Quali sono le cose che voglio provare? – dietro le risposte a queste domande si cela l’imperativo: “Fai!”

Costruire pezzo per pezzo il chilometraggio, annotare le impressioni, mandare giù i periodi no, conservare come tesori gli allenamenti venuti bene. E allora arriverò a capire piano piano cosa c’è dietro la prossima curva e la distanza diverrà mia amica.

Io in questo periodo cercherò di allenarmi su terreni collinari, con salite e discese anche di un certo “peso” (ho in mente Oramala da Varzi e Serra del Monte da Cecima), correndo ma anche camminando. Aumentando piano piano la distanza. Cercherò di dedicare sessioni alla corsa (quelle saranno magari con pendenze più dolci o prive di pendenze) e spero di trovarle di mio gradimento. Voglio potenziare le mie gambe.

Questo è il senso della corsa per me, ora. Non è dire: voglio fare questa o quella gara. Piuttosto è voler correre libero e costruire il mio corpo. Voglio allungare la striscia positiva di mesi di allenamento.

Lo dicevo nel post di apertura di questo blog, che è un running weblog:

 

“Lo scriverò nella consapevolezza che dovrò conquistare la strada metro per metro, ogni volta che uscirò. Nel buio, al freddo, nella canicola, contro il vento o con una giornata perfetta. Ed anche con ogni condizione mentale.

 

Non ho obiettivi – tanto meno chilometrici – se non quello di migliorare me stesso. Emil Zátopek mi guarda dall’alto. Benevolo, spero, ripetendo un mantra buddhista: “Pain is inevitable. Suffering is optional“.”

 

Invoco ancora la benedizione di Emil.

 

 

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Una corsa al limite del lattato

Giovedì pomeriggio, appena dopo aver letto su carta gialla ATLETICA LEGGERA TUTTE (a questa età, vedi alla categoria Grandi Successi) esco per buttarmi nel 12K previsto dal programma. Ho pensato a come dividerlo. Da un iniziale 1K + 10K + 1K  (facile – soglia – facile), nella mia testa si trasforma in progressivo: 6k a 5′ seguiti da 6K a 4’40” (che poi è la velocità che mi piacerebbe tenere per i lunghi).

Ovviamente la prima cosa che succede è il golpe delle gambe che decidono di fare un po’ come caz… gli pare. E in particolare, dopo il primo a 4’50”, scendono ai 4’35”, 4’30” etc… e continuano così fino a che al sesto chilometro penso “ora scoppio!”.

 

E invece, all’Idroscalo, alla salita dietro le baracche delle canoe inizio a pompare con le braccia (suonare la batteria, if you know what I mean) per salire veloce. E da lì la testa visualizza l’obiettivo vero: fare 8K a manetta per poi farne 4K un po’ più lenti. 8K, 5 miglia (tu vuo’ fa’ l’amerigano…), che percorro in 36’25” ed ora la mente è in subbuglio e vuole arrivare ai 10K veloci. Lì – mi assicura – poi mi lascerà gigioneggiare fino a casa.

E invece succede che ho le ali ai piedi e dopo aver corso 10K in 45’33”, confermo sostanzialmente il tempo finendo i 12K in 54’38”. Questo risultato è frutto di tre mesi di applicazione all’obiettivo di crescere passo passo. Sono soddisfatto per questo risultato che mi fa sperare di poter correre la mezza con un ritmo tra i 4’45” e i 4’50” a chilometro. In fondo a questi 12K ho trovato una freschezza incredibile (e la solita energica post-running).

 

Lunghissimo

Sabato ho corso 20K in un’ora e 43. La settimana prima avevo corso un 21.1K in un’ora e 49 o meno.
Due allenamenti simili ravvicinati e con tempi simili indicano solo una cosa: plateau. Senza scendere nei dettagli, specifico subito che si tratta di plateau mentale, non fisico. Sentirsi incapaci di progredire oltre (negli ultimi 2/3 mesi sono migliorato già molto).

Mi sto chiedendo: e ora cosa faccio?

Infatti intravedo fine marzo (Stramilano) e mi chiedo: che senso ha correre la distanza un mese e mezzo prima, con un tempo (5’10″/K) che è lontano dall’obiettivo sulla mezza (avrei voluto abbassare 1h42’26” che è il mio tempo migliore, quindi se va bene 20 secondi a chilometro più lento).

Ho già detto qualche giorno fa che sto seguendo una tabella per la maratona ma che non correrò quella distanza a breve. La seguo solo per avvicinarmi con coscienza ai lunghissimi, dove sono un po’ carente. Il mio obiettivo è correre fino a 3 ore senza spaccarmi (come è fondamentalmente successo l’anno scorso a febbraio) intendendo fare 32 o 34 km.

20K e una domanda muta: e ora?

Quindi c’è un po’ una sovrapposizione di obiettivi che confonde il tutto:

1) di getto avevo pensato di fare la maratona a Milano, e giù a seguire una tabella per quel obiettivo
2) poi ho pensato che prima dovevo fare i lunghissimi, non per la maratona ma per abituarmi alla distanza
3) e infine mi sono svegliato e ho detto: “devi correre la Stramilano!”

Alla fine il punto numero 2) sarà l’obiettivo principale. Il resto sono chiacchiere che la mente imbastisce per distogliermi dall’obiettivo. Però bisogna stare attenti a non mischiare gli obiettivi, soprattutto in corso d’opera, altrimenti succede un casino: ci si trova con una preparazione che ti farebbe correre una distanza, mentre è poco efficace per un’altra. E una domanda muta si affaccia: e ora?

 

Dreams without goals remain dreams.

Between goals and achievement are discipline and consistency.

Tutto ciò che avete, usatelo, condividetelo. Ad esempio la passione per la corsa.

Ma che ne è dei miei obiettivi che danno struttura ai sogni di corsa?

Beh, presto a dirsi (meno a farsi).

Mio obiettivo a lungo termine è finire una maratona. E poi, piccolo dettaglio, sarebbe arrivare a staccare un tempo di 3h30′. Però! Ho fatto due conti (sulla carta da formaggio, eh?) e sono impallidito.

Per raggiungere un obiettivo così significa correre a una media di 4’58” a chilometro per 42,195 chilometri. Giusto?

Utilizzando una proporzione ricavata da non so più quale sito – che dichiara Tempo Maratona =(Tempo Mezza) * 2,2 – significherebbe correre una mezza maratona in 1h35’30”, cioè correrla a 4’31” a chilometro.

KeepCalmFranz

Contando che il mio tempo migliore sulla mezza maratona è di 1h42’26”, direi che c’è da lavorare. Ah, dimenticavo: il mio tempo migliore è ormai vecchio di due anni. Il mio “tempo migliore” attuale è un 13K corso in 1h9’50”, a 5’23” a chilometro.

Quindi, i sogni rimangono là nel noumeno, mentre gli obiettivi devono essere ristrutturati, proprio come si fa con il debito greco, proprio come si fa con una casa. E quindi dovrò prima di tutto concludere una Mezza, vedere come sono messo (magari tornare sul PB di due anni fa). Poi scendere sotto 1h40′. Dopodiché, puntare alla famosa mezza a 4’31” a chilometro. C’è da lavorare per un anno intero a questo primo obiettivo.

A proposito di casa: continuerò per il mese di agosto nel Cross Training con scatoloni, rulli (con e senza bastone), pennelli, scale, scale, scale, scale. Poi con settembre, potrò forse mettere la parola Inizio all’impresa.

correre 20k partendo da 0

Sembra che una stringa di ricerca molto gettonata su Internet (anche detta “googlestringa”) sia “correre 20k partendo da 0”.

Cercare “correre 5k partendo da 0” sarebbe più umile. Almeno, io ho fatto così.

Cioè, si fa fatica vera a correre 20 km: si parla già di piedi battuti e strabattuti per terra, nonostante cuscinetti e ammortizzazioni! E sudore…

Se non sei un atleta, ci impieghi almeno 1 ora e 30 minuti (e questo è già un Ottimo tempo) a percorrere la tratta e mantenere un corpo in movimento per quel tempo è fatica. Prima devi tenerlo in movimento 30 minuti. Una volta che arrivi a 5 o 10, puoi buttare un occhio ai 20 chilometri.

Ma questo post è dettato dalla mia cattiva coscienza del non aver corso durante il weekend… 🙂

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