La vita è uno sport. Trova il tuo.

Una delle prime cose che succedono a un runner che sta in paranoia per la corsa è rimanere agganciato al calcolo del proprio ritmo e alla volontà – disperata a volte – di migliorare il proprio tempo. Contro tutto e contro tutti.

Dopo un certo periodo, il runner preso male scopre le ripetute. Non ci sono santi, le ripetute vanno fatte per velocizzare il proprio ritmo. E poi quando è un po’ che le fa, scopre che le ripetute sono un termine vuoto se non è adeguatamente pianificato e sostenuto. La lettura di migliaia di tabelle e tabelline per scoprire la pietra filosofale della corsa è un’altra caratteristica di chi sta in paranoia con la corsa. ne è il passo successive.

Ma c’è sempre un ma. Ed è questo:

NON BISOGNA ESAGERARE!

Ad esempio, per limare il mio tempo sulla mezza, diciamo per correre dai 1h44′ (attuali e freshi freschi) a 1h41′ (o peggio 1h39’59’…) come faccio? E per farlo in due mesi, poi! Diciamo che 4′ minuti da limare sono tantini… Ma sono tanti anche 3’…
Eppoi trovo questa, che è una condanna…  (giù per questa pagina )

“If you goal is to go under 100 minutes for your upcoming half marathon then it is expected that you are able to run 5km in 22 minutes or 10km in 45 minutes.”

10K a 4’30”! Follia pura!!! Diciamolo, il mio migliore 10K del periodo è stato di 47’50” (va bene, annegato in un 13K ma i primi dieci “con intenzione”). E non ho nemmeno il tempo di uscire una volta e prendere il tempo su un 10K puro, perchè devo metter su chilometri.

life-is-a-sport

E poi c’è la questione dell’aging. Nel 2013, epoca del mio PB, fatti i conti avevo 4 anni in meno… e quindi dovrei limare anche contro quei 2 o 3 secondi a km all’anno che vengono persi in maniera del tutto natural e fisiologica. Così, per risolvere la diatriba tutta interna alla mia scatola cranica, dovrei quanto meno godermi i tempi (fanatastici) che sto facendo senza mastruzzi mentali e poi… poi pensare questa cosa:

“L’impresa è disperata”.

Bene! Mi Piace! Se l’obiettivo sembra irraggiungibile, bisogna pensare a fare del proprio meglio. E vedere cosa se ne ricava. A volte bisogna tacitare la propria testa prima che ponga obiettivi parossistici. Vero che è la testa a spingerti a migliorare. Ma a un certo punto, bisogna anche ascoltare il corpo, che ha in sè una certa saggezza direi “più orientale”, più legata al respiro naturale delle cose. In fondo è il corpo che tocca terra e che persegue la strada.

E poi c’è un’altra cosa, la vita è una maratona e non uno sprint. Non puoi bruciarti perchè vuoi correre veloce. La vita è uno sport. Fa in modo che valga. Trova il tuo ritmo.

DISCLAIMER: Nike non mi paga per questo logo e claim su una mia pagina. Nike è nell’immaginario collettivo della corsa. Nessuno lo può negare, come che io sia un bravo ragazzo…

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Ragazzi, che energia! 

If something is not beautiful, it is probably not true.” (John Keats)

Se qualcosa non è bello, probabilmente non è vero. Ma John, che minchia dici? Verrebbe da dire. Sì lo so, sei un gran poeta e tutto il resto. Come McCandless (Alexander Supertramp) che diceva che “la bellezza non ha senso se non è condivisa”. C’è tutto un filone culturale riguardante la bellezza e molti sono quelli che hanno cercato di appiopparle un canone. Tanti cercano di annusarla, toccarla, assaporarla. In realtà la bellezza è davvero realtà. E’ trovarsi nel luogo giusto quando il sole sorge e tu sei lì a correre, nonostante  le tue membra non fossero d’accordo. La bellezza è pensare oltre, superare i propri limiti per poi gustare attimi di felicità reale.

Che bello essere usciti domenica anche se il corpo diceva “No!no!no!no!no!” (tipo bambolina). Anche se non ho premuto Start alle 6:15 ma alle 6:50. In ogni caso prima di alcuni che ho visto partire per l’allenamento alle 8:30 (quando a me mancavano 3K alla fine) e per i quali ho pensato: “Ma questi come fanno con ‘sto caldo?” E io, come faccio quando devo correre una gara da aprile a settembre, che partono sempre too late?

Domenica l’ho detto subito: non ero contento di aver esagerato e considero tuttora una forzatura aver corso un allenamento lungo troppo ravvicinato al 10K veloce (per i miei tempi attuali). Ho proprio sbagliato.

Ma comunque la situazione era sotto controllo. Nessun affanno o pericolo di stramazzare al suolo. Solo un paio di gambe che stavano letteralmente andando alla cozze e che da un certo punto in poi non rispondevano più agli ordini della testa. Era una specie di ammutinamento. Hanno fatto bene, le mie gambe, si sono difese come potevano.

Ma sono contento, considero un successo aver ritoccato all’insù i chilometri. Già penso che al prossimo lungo potrei farne 22 e so di sicuro che in settimana correrò in maniera più conservativa (se poi correrò). Tanto sono comunque chilometri che butto in cascina. Non serve fare gli eroi, che poi ci si spacca.

Physical Education
Georges Hébert, Ph.D.

 

Sono contento perché comunque dopo lo stretching non ho avuto problemi particolari, solo un po’ di affaticamento (che ci sta tutto!, ma mentre scrivo martedì sera non c’è traccia di stanchezza). Ma l’importante è che la sensazione di malessere fosse sparita. Certo, chiodo scaccia chiodo: il malessere da “sentirsi tutto rotto nel letto” si è trasformato in “ho le gambe distrutte”. Ma ora è tutto in discesa.

Inoltre ho goduto di panorami rosati da alba, passaggi verdi di bosco, stagni con una nebbiolina impalpabile che dava l’idea di freschezza. Lì per lì ho pensato che siamo tutti come quella nebbiolina, impalpabili e sospesi sullo specchio d’acqua apparentemente immoto della vita.

Bando ai sofismi. Ora vi racconto di uno scherzetto che la testa può tirare ai runner. Ero lì che correvo tra il quinto e il sesto chilometro e ho sentito, proprio nel profondo del mio essere, che avrei potuto continuare così all’infinito. Bene, ogni volta che ho quel pensiero lì, significa che il mio allenamento ha raggiunto il picco di performance e che da lì in poi tutto può succedere (e che comunque me la dovrò sudare e che soffrirò). A volte succedere prima – come in questo caso – a volte più tardi. Ma quando lo fa, è un avvertimento. Niente viene gratis. Se anche la testa pensa “Potrei continuare a correre all’infinito”, siete nei guai. 🙂

Buone corse.

ps. un pensiero a un vero Guru dell’Informatica, che ci ha lasciato il 9 aprile: Giovanni Degli Antoni (che ho avuto l’onore di avere come professore). Sentite qua cosa dice dei limiti.

Dreams without goals remain dreams.

Between goals and achievement are discipline and consistency.

Tutto ciò che avete, usatelo, condividetelo. Ad esempio la passione per la corsa.

Ma che ne è dei miei obiettivi che danno struttura ai sogni di corsa?

Beh, presto a dirsi (meno a farsi).

Mio obiettivo a lungo termine è finire una maratona. E poi, piccolo dettaglio, sarebbe arrivare a staccare un tempo di 3h30′. Però! Ho fatto due conti (sulla carta da formaggio, eh?) e sono impallidito.

Per raggiungere un obiettivo così significa correre a una media di 4’58” a chilometro per 42,195 chilometri. Giusto?

Utilizzando una proporzione ricavata da non so più quale sito – che dichiara Tempo Maratona =(Tempo Mezza) * 2,2 – significherebbe correre una mezza maratona in 1h35’30”, cioè correrla a 4’31” a chilometro.

KeepCalmFranz

Contando che il mio tempo migliore sulla mezza maratona è di 1h42’26”, direi che c’è da lavorare. Ah, dimenticavo: il mio tempo migliore è ormai vecchio di due anni. Il mio “tempo migliore” attuale è un 13K corso in 1h9’50”, a 5’23” a chilometro.

Quindi, i sogni rimangono là nel noumeno, mentre gli obiettivi devono essere ristrutturati, proprio come si fa con il debito greco, proprio come si fa con una casa. E quindi dovrò prima di tutto concludere una Mezza, vedere come sono messo (magari tornare sul PB di due anni fa). Poi scendere sotto 1h40′. Dopodiché, puntare alla famosa mezza a 4’31” a chilometro. C’è da lavorare per un anno intero a questo primo obiettivo.

A proposito di casa: continuerò per il mese di agosto nel Cross Training con scatoloni, rulli (con e senza bastone), pennelli, scale, scale, scale, scale. Poi con settembre, potrò forse mettere la parola Inizio all’impresa.

Greifenseelauf 2013. Der Ausflug.

Quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita” (“Bartali”, Paolo Conte, no dico… Gino Bartali!)

Grande festa a Uster, un paese intero dedicato alla corsa per una giornata. Invece di arrivarci in macchina come l’anno scorso, quest’anno abbiamo optato per il treno (che a Zurigo e dintorni funziona benissimo!). Arrivare senza stress a cinque minuti a piedi dalla zona delle partenze non ha prezzo. E’ stato un bellissimo Ausflug… una bellissima gita, con due nuclei familiari e una sola passione: ciondolare tra gli stand e svaccarsi sui prati in attesa della prossima gara, non prima di aver ritirato i 5 pettorali di gara. Due 1,2, una Just For Fun da 5,5 e due mezzi-maratoneti (oddio, detto così non sta benissimo).

banane

Primo a partire, Piccolo Furfante alle 12.55, poi seguito alle 13:05 dalla Cucciola nella sua categoria. Alle 13.15, la mamma di Piccolo Furfante iniziava a sudare. Non avrei mai pensato di aver caldo in un cantone svizzero tedesco nel primo giorno di autunno. Però grande soddisfazione per tutt’e tre!  

Poi lentamente il tempo passa, tra un Biberli e una banana, un sorso di Rivella Marathon e uno d’acqua per ammazzare il tempo. E soste ai wc chimici. E qualche foto ricordo (in cui mi vedo un po’ invecchiato) che la mia dolce metà scatta. Infine, salutiamo la compagnia, io e Ema ci dirigiamo verso il Gardroben Herren. La palestra ci aspettava, come l’anno scorso, con la distesa di borse e il nugolo di corridori pronti ciascuno per il suo blocco. E poi, con più tensione di quanto mi sarei potuto aspettare, eccoci pronti alla partenza. Il cielo azzurro e il sole dardeggia non poco. Tutti sono piuttosto silenziosi. L’anno scorso, sotto la pioggia c’era più chiasso, come se ci si facesse forza urlando contro le intemperie. Ma nessuno pensa mai di urlare contro il cielo quando è azzurro. Ma la bellezza può nascondere dei tranelli. Del tipo, inizi a sudare da fermo.

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Allenamento 10 Settembre. Wow!

Un allenamento molto buono. Non c’è dubbio su questo. A dieci giorni dalla gara, questo allenamento vale come conferma dello stato di forma che dal 20 agosto in poi è risalito “de profundis”. Vengono in mente le pubblicità delle auto: ” da 0 a 100 in tot secondi”. Venti giorni fa mi ero dato per spacciato, anche se a ferragosto qualcosa si era smosso dopo la lunga passeggiata collinare di oltre 22 chilometri. Ieri sera ero al settimo cielo. Da 0 a 100 (%) in venti giorni.

Per carità, non si tratta di granché, ma il fatto stesso di poter considerare una media di 5’05” in gara un mese fa era un obiettivo distante come il cielo in Patagonia.

Invece ora può essere un obiettivo raggiungibile. E finire la mezza intorno (poco sotto) l’ora e cinquanta sarebbe più che onorevole.

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