La dodicesima lezione

“if any thing is sacred the human body is sacred”, (Walt Whitman, ‘I sing the body electric)

Ieri sera sono andato alla ormai consueta lezione di “Mente e Meditazione” del lunedì.

Il centro Sophia (via Levi a Cologno Monzese) in cui si svolgono le lezioni è un appartamento diviso in due stanze.
C’è la stanza “Presentation” (i nomi sono di mia fantasia ed esistono solo qui) in cui vengono svolte le lezioni teoriche e le lezioni pratiche più semplici. Poi c’è la stanza “Guru Meditation” dove prendono vita le lezioni pratiche più strutturate.

Le lezioni sono tenute da Alessandra, che è brava a spiegare i concetti e renderli interessanti. Sono teoriche e pratiche insieme, ma a volte solo teoriche o solo pratiche, per via della lunghezza. Per ragioni di spazio i partecipanti (una trentina) sono stati organizzati in due turni. Il mio comincia alle 21,15.

La lezione di ieri sera è stata la dodicesima ed ora abbiamo anche i ‘campioni di inverno’: tutti coloro che non sono mai stati assenti in questa prima parte dell’anno. Io sono stato assente una volta, per via della bronchite. Ho in mente almeno 6 persone che hanno conquistato il titolo. Bravi per la costanza!

Io la costanza l’ho costruita via via che le lezioni diventavano sempre più pratiche: di volta in volta rinnovato il senso di pace e tranquillità che mi viene dalla meditazione. Anche se – naturalmente – mi sembra di esagerare un po’ a parlare di “meditazione” nel mio caso. Io sto sempre lì a combattere con i pensieri meccanici che irrompono sulla scena della mia “mente concentrata”. Non mi sembra di meditare veramente ma mi sono documentato ed è così: le prime volte (tante volte) si lotta contro le “incrostazioni” tutte le forme concrete in cui il nostro pensiero si è plastificato/fossilizzato. Sono questi pensieri che partono automaticamente e che bloccano l’espressione della coscienza.

Immagine tratta da Yogasé
Immagine tratta da Yogasé

Quella di ieri sera – a parte un preambolo di 15 minuti per un cappello introduttivo – si è svolta nell’aula Guru Meditation ed è durata 45 minuti. Ho potuto sperimentare quanto la mente sia potente quando si focalizza su un punto o un oggetto (ieri abbiamo fissato per la prima volta la candela).

Ero seduto sul cuscinone, con le gambe incrociate per quanto me lo permettono. Sono rimasto con una polo a maniche corte perchè mi sono avvolto nella morbida coperta e presto la temperatura è stata soddisfacente. Mi sembrava essere avvolto in un bozzolo e di essere una crisalide.

Dopo un po’ ho sentito che il mio corpo si rilassava e si comprimeva per via del suo stesso peso. Le giunture dei piedi e delle gambe, di solito così indolenzite per l’insolita posizione, si sono scaldate e non sentivo più dolore. L’unica tensione era sulla schiena e quando cercavo di smollare (a parte perdere la concentrazione) mi rendevo conto di rischiare la caduta.

Ad un certo punto del lavoro sulla candela ho sentito un dolore fisico: quando ho chiuso gli occhi, rimanendo sulla macchia scura dove prima c’era la candela e cercando di mantenere il collegamento tra i miei occhi e quel punto, ho sentito una fitta, come se quel collegamento si facesse fisico. La sensazione è durata più di un attimo e perciò ne parlo: non è stata una fitta passeggera, credo fosse dovuta alla mia concentrazione. Non avevo tensioni facciali, per dire, che potessero provocarmi quel dolore. Insomma, è stato interessante.

Alla fine anche ieri sera – come sempre quando faccio questi esercizi ma di più per via dell’estensione – mi sono ritrovato sereno e ho acquisito nuova energia, pulita: per me è una vera benedizione che viene dal mio interno. Il senso di queste lezioni è trattare il mio corpo come qualcosa di sacro, senza arrivare al divino per carità, ma sicuramente sacro.

C’è una nuova convinzione dentro di me (ed è bello il post di Paola su ‘La cura di sé‘ che  ieri ho ‘rebloggato qui’): Quello che faccio (con la meditazione, con la corsa, con la scelta del cibo) è prendermi cura del mio corpo.

Dirò di più. Quest’anno ho iniziato a farmi curare i denti. Fino ad ora, l’argomento era tabù (non ho mai avuto un buon rapporto con esso) limitato solo ad interventi di urgenza. Sono stato piuttosto asino, in quel settore. Ma sono riuscito a riconsiderare la cosa ed ora la trovo un’opportunità che viene dal mille difficoltà (ad esempio non poter correre perchè ho un tot di punti di sutura in bocca). L’opportunità è considerare il mio corpo come una macchina che ha bisogno di cibo, tagliandi e manutenzione. Sempre, costantemente, a vari livelli.

A parte la mia dolce metà – che con paziente decisione o decisa pazienza (“Gutta cava lapidem”) mi ha spinto spesso dal dentista e alle prime di queste lezioni – devo ringraziare il senso del sé che promana dalla meditazione.

Per usare un paragone informatico, ogni volta che medito faccio una defragmentation della mia anima e conseguentemente si libera un mucchio di energia.

E’ una sensazione molto potente. Ci si sente pronti a ricominciare.

 

Per chi cerca il centro, qui c’è il riferimento del sito Centro Sophia. A Cologno M.se, rispondono alla mail colognomonzese@centrosophia.org

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Fortemente Off Topic /6 Bridge over troubled water.

Polenta brahmata

Questa mattina ho una riflessione da fare. Ha a che fare con il corso di meditazione che seguo il lunedì sera, in un seminterrato dell’hinterland milanese. Detto così, si potrebbe visualizzare subito un paesaggio di palazzoni e industrie, con un grigiore diffuso per rendere la “quiet disperation” delle società industriali.

Invece no, non si può ridurre tutto a questo. Chè non siamo più alla presenza di quartieri dormitorio, adiopiacendo, e si può trovare un fremito di vita in ogni anfratto urbano. E se usciti dalla lezione, guardavamo in alto, non erano ciminiere e nebbie di zolfo, ma una luna come non mai che occhieggiava l’uscita dei corsisti. E non bisogna dimenticare che nella mia città c’è anche una chiesa romanica del secolo XI. Per dire.

So che non c’entra molto con la corsa, e l’incipit non molto con la meditazione. Il titolo ne dà comunque ampio risalto. Di base, una lezione del corso “Mente e meditazione” è divisa in una parte teorica e in una parte pratica. Nella seconda un paio di dozzine di esseri umani – per ora coscienti solo del proprio corpo fisico – respirano rumorosamente (soprattutto nella fase di espirazione!).

La cosa è divertente perchè l’obiettivo sarebbe concentrarsi su una serie di cose all’interno del proprio corpo. Tipo: il ginocchio, la mano, il collo, il piede oppure, ora che siamo avanti alla quinta lezione, visualizzare il prana che entra dai genitali, arriva alla testa e poi viene depositato nel cuore. Seguendo ida pingala e shushumna che sono le nostre Nina, Pinta e Santa Maria, caravelle per un viaggio reputato impossibile dai più.

E a volte ci credo anch’io che mi sia impossibile partire per un viaggio così: non posso fare a meno di sentire il rumore espirativo dell’essere umano che sta dietro di me. Se mi concentro, lo sento anche inspirare. Alla faccia della meditazione e dell’elevarsi e sentire corpi diversi dal fisico.

Il fatto è – spiega Alessandra, la nostra brava insegnante – che schematizzando molto il nostro essere ha vari livelli (corpo fisico, eterico, astrale…) e ha un nucleo energetico pulito incrostato da tutti i pensieri che ci passano per la mente, la quale non è al nostro servizio. L’idea è quella di concentrarsi e, con la meditazione come punto di partenza, arrivare a pulire il nucleo energetico per arrivare ad attingere sensi quali la chiaroveggenza, la chiaroudienza.

Piccolo inciso: i sensi dell’essere umano sono 12, cinque normali più sette ultra-fisici. Segnatevelo, dovesse servirvi e doveste arrivarci mai.

Tutto bene, finchè non si parla di Prana e Brahma. Già, perchè a quel punto la mia mente devia e inizia a cercare la rima, la boutade, la facile battuta. Questo della boutade è un meccanismo che io attuo per non affrontare le cose sul serio. Anche quando c’è tensione tra partner, io cerco la boutade e non vi dico i massacri che scateno.


Per farla breve ieri sera ho scritto sugli appunti “Ho la mente incrostata. Per liberarmi faccio la polenta brahmata”. Per dire il livello, cercavo la crasi tra le origini bergamasche e l’influenza della cultura orientale sulla mia vita. In realtà ieri sera l’esercizio l’ho fatto coscienziosamente e verso la fine ho potuto almeno sentire il respiro che entrava e usciva. Vabbè… è già qualcosa.

Ma io ci credo, il respiro guidato e la visualizzazione mi aiutano a calmarmi e stamattina, complice una bella canzone su @radiopomilano, sono rimasto qualche minuto, sulla macchina già parcheggiata, a fare un po’ di esercizi di respirazione, occhi aperti e fissi su una Citroen C3 nera e sui suoi interni in pelle chiara, perchè mi vergognavo un po’ di chiuderli.

Così ho deciso: continuerò a cercare di meditare, per costruire un ponte sulle acque agitate della mia mente. Un ponte su cui – diovolendo – possano passare altri che ne hanno necessità.

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PS. ieri ho avuto la prima ‘vera interazione’ con un paio di altri esseri umani del corso. Eravamo di fianco alla piccola biblioteca del centro e mi sono sembrati molto addentro alla questione meditativa. Il corso è molto bello e attira anche gente che già ne sa. Io questo non me lo dimentico e lo seguo con molta attenzione, aldilà dell’ironia che ci metto

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