Stalker

« La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. » (Lo Stalker)

Così tanta gente fuori. A piedi e in bici. Solo ora capisco quanto è militarizzata la vita dove vivo io, dove un pedone o un ciclista si perde nelle strade costruite pensando solo ai mezzi dotati di motore, nei vialoni di passaggio che lasciano spazio a traffici di ogni natura. Ma qui, l’unico traffico evidente è il contatto umano. Mi fa quasi impressione: non è la stessa cosa, a Milano centro, che potrebbe essere altrettanto intima, architettonicamente, ma è così piena di turisti che tutto diventa diverso. Qui, almeno il 99% della gente che vedo ci vive, studia o lavora. Anche i cinesi che aprono negozi nei portici, laddove il centro si sfilaccia in palazzi un po’ più moderni. Una differenza abissale, comunque: da noi i cinesi si comprano le squadre di calcio e non mangiano più bambini da un pezzo. mentre io ho appena finito di bere Lambrusco da una bottiglia con l’effigie di Jakov Josifovič Džugašvili. Stalin. Retrogusto cortina di ferro, ma molto più buono. Il film è finito da poco. Perfetti sconosciuti che come titolo è molto calzante anche per questo racconto. Abbiamo le bici in mano e stiamo per girare la città, come promesso da lei.

Sono qui, quasi per caso. Sono qui per una telefonata di mesi fa, di quelle che fanno riavviare un discorso interrotto. Anzi, in questo caso, un discorso che non c’era mai stato. Un numero sconosciuto, ero tentato di non rispondere, tanto i call center martellano i maroni. Mi sono poi fiondato su questa telefonata e su tutto ciò che ne è venuto, perchè credevo di ottenere notizie fresche dal mio passato. Ma non ne arrivano. Non sul mio conto, direttamente. Il mio passato è morto, ammesso che sia mai stato vivo. Arrivano cose nuove, però. Nuove idee, spunti e riflessioni. Ed è più di quello che mi potessi aspettare. A me che sto sempre a fare dietrologia, pare che mi dica: Mai guardare indietro!

Tra le cose condivise c’è questa città: lei ci vive e io, in un certo senso, ci ho vissuto per interposta persona.
Sono qui, ora, e cerco di essere lo stalker di Max Collini. Ne seguo le tracce. Dopo stasera, manca la gita a Cavriago, quella ad Albinea (dove porterò il napalm) e quella a Roncocesi. I Luoghi Colliniani. Ma sono già contento di aver visto il Palazzo Masdoni e via Zeffirino Iodi, dove Max lavora. Qua c’è il mio vero risvolto da stalker. Io Max l’ho incontrato – più che altro, l’ho visto – al Magnolia, anni fa (forse era il 2012). Prima ancora l’avevo sentito suonare al Leoncavallo, poi al Carroponte a Sesto – ma ero in una fase di stanca dell’ascolto.

Ma al Magnolia, nel 2012, non ero riuscito nemmeno a dirgli ciao, lasciamo perdere dire qualcosa di sensato sugli album. Ed era lì a due passi da me, seduto al tavolino delle public relation. Socialismo e Bachelite mi erano entrati sotto pelle e insieme a quei due album, anche una città intera e un ambiente, un modo di pensare. Ed ora, sono andato in bici fino davanti al suo ufficio, quasi in adorazione. Io e Collini siamo perfetti sconosciuti. Io lo conosco, lui no. Colpa mia, perchè non ci ho mai parlato. Forse mi sentivo troppo borghese e forse lo sono davvero. Non è una relazione simmetrica. A lei, invece, Collini ha venduto la casa.

La casa di lei sta molto vicino all’esagono delle mura del centro storico. Un dedalo di viuzze, viali e portici e piazze dove un po’ di mio cuore è rimasto. La mattina dopo, la saluto e lei mi consegna un film di Tarkovskij, che io non ho mai visto e che è diventato un leit-motiv delle nostre telefonate, dei WApp e dell’incontro di Maggio a casa mia. “Devi venire a Reggio a vedere ‘Stalker’ in piazza”, diceva, “Sai, fanno una rassegna molto carina proprio nella piazza centrale. La cura il cinema Rosebud, in collaborazione con il Comune”. Alla fine, lo Stalker sono io e permango nella mia condizione di perfetto sconosciuto, soprattutto a me stesso.

Torno a Milano. L’autostrada è una tradotta militare, un’ora e venti di grigio asfalto e manco un Frecciarossa di fianco ogni tanto. Anche Reggio nell’Emilia stanno cercando di militarizzarla: la stazione del TAV appena fuori città e l’esselunga che ho visto sulla circonvallazione in fondo a via Guasco. Segni molto borghesi. Un po’ mi dispiace, ma non si può avere tutto nella vita. Quello che possono fare è prenderci tutto. Quindi: Grazie Reggio, bombardaci di cultura!

Da quando ho lasciato casa mia ieri sera, ho percorso migliaia di emozioni. Ora sono stanco. Max, la prossima volta ti lascio un Post-It sulla porta dell’ufficio.

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