Lunghissimo

Sabato ho corso 20K in un’ora e 43. La settimana prima avevo corso un 21.1K in un’ora e 49 o meno.
Due allenamenti simili ravvicinati e con tempi simili indicano solo una cosa: plateau. Senza scendere nei dettagli, specifico subito che si tratta di plateau mentale, non fisico. Sentirsi incapaci di progredire oltre (negli ultimi 2/3 mesi sono migliorato già molto).

Mi sto chiedendo: e ora cosa faccio?

Infatti intravedo fine marzo (Stramilano) e mi chiedo: che senso ha correre la distanza un mese e mezzo prima, con un tempo (5’10″/K) che è lontano dall’obiettivo sulla mezza (avrei voluto abbassare 1h42’26” che è il mio tempo migliore, quindi se va bene 20 secondi a chilometro più lento).

Ho già detto qualche giorno fa che sto seguendo una tabella per la maratona ma che non correrò quella distanza a breve. La seguo solo per avvicinarmi con coscienza ai lunghissimi, dove sono un po’ carente. Il mio obiettivo è correre fino a 3 ore senza spaccarmi (come è fondamentalmente successo l’anno scorso a febbraio) intendendo fare 32 o 34 km.

20K e una domanda muta: e ora?

Quindi c’è un po’ una sovrapposizione di obiettivi che confonde il tutto:

1) di getto avevo pensato di fare la maratona a Milano, e giù a seguire una tabella per quel obiettivo
2) poi ho pensato che prima dovevo fare i lunghissimi, non per la maratona ma per abituarmi alla distanza
3) e infine mi sono svegliato e ho detto: “devi correre la Stramilano!”

Alla fine il punto numero 2) sarà l’obiettivo principale. Il resto sono chiacchiere che la mente imbastisce per distogliermi dall’obiettivo. Però bisogna stare attenti a non mischiare gli obiettivi, soprattutto in corso d’opera, altrimenti succede un casino: ci si trova con una preparazione che ti farebbe correre una distanza, mentre è poco efficace per un’altra. E una domanda muta si affaccia: e ora?

 

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Quasi per induzione

ricorsione

È bello quando i chilometri si accumulano e puoi sommare quelli degli allenamenti che stanno a poche ore di distanza. Diciamo sotto le 50 ore, due giorni o poco più.

È bello perchè puoi iniziare a fare creative accounting con i tuoi sforzi e dire che, per esempio, hai corso 19,68 chilometri in 1 ora 38 minuti e 41 secondi. Anche se, appunto, questa è una finzione, perchè hai corso in due volte, prima 13,64 km e poi 6,04 km. Ma non smetti di pensare che in fondo puoi metterli insieme la prossima volta, o fra un paio di settimane.

E così, con una dimostrazione quasi per induzione, è vero per n = 1, si suppone vera per n (qui 19,68 ma facciamo anche 20), allora sarà vera per n+1… E uno è già alla mezza e pensa: “adesso arrivo in fretta a 42 and beyond”.

Peccato che la corsa non è dimostrabile sulla carta: ogni volta esci e fai un pezzetto in più (se ci riesci, se la motivazione ti sostiene, blablabla). Stamattina alle 6, la motivazione era digerire la cena di Natale della sera prima che mi ha fatto venire una caldazza insopportabile e non mi ha fatto dormire molto bene. Faceva caldo stamattina, avrei potuto correre senza i guanti. Ma li ho messi lo stesso e mentre correvo, non smettevo di pensare che insieme ai chilometri di domenica (partito poco prima delle 8), i sei di stamattina fanno quasi venti. Testa a giovedì, ora, che ho 3 ripetute da 800 metri… forse…

Non lo ammetterò mai ma c’è uno stimolino, rappresentato da un programmino, basato su tre allenamentini settimanali e che porta dritto dritto al mio pensiero kryptonite.

kryptonite

 

Questa è la volta buona per non fare errori in Maratona

Sport astrambiente

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

A pochi giorni dalla partenza della maratona, l’atleta non può far altro che fare il punto delle sue condizioni in base ai test di allenamento e alle sue percezioni di benessere fisico/mentale.

10176025_10207726479792503_5383862783704198094_nQuesta è la volta buona per non fare errori, per esempio:

– non partire troppo veloce rispetto alle proprie potenzialità di prestazione per evitare la solita crisi del dopo 30/35 km, in questo caso il suggerimento è di immaginare di percorrere una competizione di 37 km e 197 metri, considerando altri 5 iniziali di riscaldamento ad una andatura di una decina di secondi al km più lenti del ritmo gara in modo da evitare di correre i primi km ad una velocità troppo sostenuta rispetto al ritmo prefissato, perché il sentirsi freschi e l’adrenalina in circolo invitano a strafare. Si sa che la partenza ad una velocità superiore a quella prefissata brucia subito le…

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Quer pasticciaccio brutto de via Maratona

We are such stuff as dreams are made on” (Prospero, La Tempesta, Atto 4 Scena 1)

Avete presente cosa e’ la kryptonite per Superman? Beh, se e’ vero che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni (Shakespeare dixit) questo e’ un incubo.

Ma come? nel 2003 stavo preparando una maratona e mi sono dovuto fermare. Ho tenuto il pensiero a debita distanza per molto tempo. E poi, dieci anni dopo. Poi e’ bastato dire: ok, dai, si fa, preparo una maratona. E in tempo 5/6 giorni ho avuto lo scarico di testa piu’ potente degli ultimi due anni.

Roba da considerare un M45 coi capelli un po’ lunghi che ho visto correre un povero derelitto, un mentecatto (absit iniuria; letteralmente significa un preso nella mente, un invasato). Mi pareva un albatros che cercava di levarsi da terra, dove risulta troppo grande e sgraziato per somigliare a quel fiero animale che e’ quando sta in aria.

Ma soprattutto parlavo di me, come ho spiegato nel post precedente. Ora lo scarico di testa se n’e’ andato, credo, grazie al test sui 9K di camminata di sabato sera. E mi tocchera’ correre (in senso lato) per poter correre la maratona insieme agli altri del gruppo, che nel frattempo si sono iscritti a una maratona di meta’ ottobre.

kryptonite : Superman = maratona : the Running Franz
kryptonite : Superman = maratona : the Running Franz

Fanno poco piu’ di 4 mesi. Non lo so. Sulla faccenda vorrei tacere, ma nello stesso tempo urlare. Come e’ possibile abituarsi a una distanza lunga? Io a febbraio ci avevo provato, avevo fatto 23,7 km in due ore. Pensavo che sarebbe stato solo una questione di tempo. Ora dovro’ cercare di correre di nuovo 20 chilometri da qui a fine giugno. Poi passare a correre i 25 a luglio, i 30 o 32 ad agosto. E sara’ tempo, a settembre, di effettuare un alleggerimento per non arrivare affaticati alla gara.

Sempre che la kryptonite non faccia valere il suo strapotere su di me.

Gara 5 Maggio. Marcia del Mulino. True Grit.

Solo per dire che alla fine, trascinato dall’avanguardia maratonistica (Attilio, a.k.a. “El Grinta” e Gianni, a.k.a. “Vittorio”), alla Marcia del Mulino ho fatto il percorso da 21K. E non è stato facile. Ma è stato bellissimo sapere che il corpo è lì e – con cautela – lo puoi spremere ancora un pochino.

I dati del garmin riportano solo 18,81 chilometri in 1h41’21; infatti il gruppo podistico si è mosso compatto e il mio forerunner non è riuscito ad acchiappare il segnale se non in vista del Parco Increa.

Domenica mattina, ore 7:22. Rivivo in prima persona la scena di Quattro matrimoni e un funerale con tanto di esclamazioni a corredo. L’appuntamento è per circa le 8 e sono appena sbucato da un sonno agitato. Tensione pre-gara? No, una bottiglia di Lugana Maiolo (ottima, devo dire) e risotto ai funghi porcini al Castelmagno. Buonissimo tutto, ma poi la notte è stata calda.

Mi alzo e ho le gambe deboli di un pugile groggy e in testa una leggera nausea. Decido di fare tutto un passo dopo l’altro e arrivo all’appuntamento con una faccia piuttosto stravolta. L’intasamento che mi ha bloccato in casa il 1° maggio ha i suoi strascichi.

Fortuna che ho deciso di fare i 14, penso. Solo che ci mettiamo a correre in gruppo di 4 (io, Luca, Gianni e Attilio) e improvvisamente, al Parco Increa, ci si para davanti il bivio. 14 o 21? Presto vengo convinto da Attilio (una vera furia della corsa) a fare la 21. Non oppongo molta resistenza, in realtà.

Fa caldo e decido di fermarmi ad ogni ristoro. E’ una novita per me prendermela “così comoda”. Ma dovessi tentare un maggior sforzo, andrei subito in difficoltà. Ad esempio sul cavalcavia prima del mulino. Guardo la salita e dico “ok, cammino” e cammino insieme a Luca che sposa la filosofia del cavalcavia in relax.

Vittorio, El Grinta e Franz
Vittorio, El Grinta e Franz

E’ successo di nuovo: mi sono adagiato a fare un allenamento a settimana e ci è voluto il gruppo a rinfrancarmi sulle possibilità. Mi sono affidato a Attilio quando ho deciso di fare la 21 e lui mi ha supportato per tutto il percorso. Solo alla fine, quando mi sono accorto che rallentavo troppo, gli ho detto di andare: solo allora si è deciso a fare lo sprint finale.

Appena prima dell’ultimo chilometro mi ha sfilato anche Gianni e io mi sono messo addirittura a camminare per un centinaio di metri.

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