Las entrañas del Forlanòn

forlanon

Stamattina era la mattina del lungo, tanto atteso e rimandato di una settimana. Lungo a toccare la distanza della mezza. E c’erano pure -3°C…
E proprio stamattina non mi risolvevo a decidere che percorso fare, perchè un po’ ero attratto da tornare a est di Paperino ma d’altra parte mi scocciava non passare dal percorso che più mi dà soddisfazione (e nutrie) attualmente:
– Linate paese, con il barista gentile che mi salvò in un giorno di giugno con un bicchiere d’acqua (non sono più passato a bermi una birra, però)
– il Ponte Viola che viola non è più per poi inanellare Parco Forlanini (alla svelta e di sbieco), aeroporto e Idroscalo…

Solo che facendo questo percorso per poi allungare a Malaspina Besozza e Pestazza (e magari Castello) temevo che risultasse troppo – anche se più o meno, a fare mente, locale si sarebbe potuto fare poiché il chilometraggio c’era.

Ma cosa avrei fatto se la benzina fosse finita? Mi scoccia tornare a piedi, quando non riesco più a correre.

Come al solito, quando si è bloccati l’importante è iniziare a fare che poi la soluzione viene da sé, magari tramite un’intuizione, come è successo stamattina.

Quindi mi sono avviato e ho salutato il fetido incedere del Lambro (particolarmente acre today) e poi via via le nutrie, alcune nascoste tra i rovi, e poi gli splendidi uccelli bianchi, sempre due, e le loro compagne grigie. Almeno così penso che sia la faccenda, qualche ornitologo mi aiuti. Uno di questi “aironoidi” mentre passavo traversava un canale di fianco con aria furtiva come per sfuggire al malefico predatore nero-vestito. Da S.Ambrogio, chiesetta di Linate, il percorso sale un po’, diventa un po’ più faticoso, forse c’è una piccola salita, ma è impercettibile: non te ne accorgi e inizi a fare fatica e pensi di essere tu a non farcela più.

In altri tre chilometri, un po’ desolati devo dire, si arriva al ponte viola che unisce l’Aviazione al Parco Forlanini. Si passa dietro gli hangar dei voli privati – Linate Prime o quel che è – con il portato di NCC, gioielli Tiffany, aperitivi in qualche luogo esclusivo e quant’altro. Ma a quell’ora c’è poco movimento. Dall’altro lato della strada invece movimento ce n’è: i lavori di messa in sesto degli argini del Lambro intanto procedono e fanno intravedere una specie di quella che io definirei “balza”, circa a metà dell’argine, dove ci starebbe bene una ciclopedonale. A parte la puzza del Lambro stesso in certi giorni, sarebbe bello poter sfruttare un percorso “nella natura”.

Mentre correvo, il panorama cambiava (lo fa sempre drammaticamente) e le nutrie che sotto Linate paese sono vive e vegete, qui le trovi morte. Il ritmo quello no, sempre fisso sotto i 5’/k, tanto che mi sono detto: qui rovino l’allenamento, come faccio ad arrivare a 21K?

L’illuminazione è arrivata sul Ponte Viola, quando toccavo i 6,5 chilometri. Mi sono chiesto: ma qui al Forlanini non corro mai veramente, ci passo solo di lato… Un po’ mi dispiace, questa cosa. E prima che finisse il ponte (e un bel ponte di circa 200 metri, vero GPM del percorso con culmine sopra il viale Forlanini) ecco che avevo deciso: scaverò nelle budella del parco un percorso soddisfacente. A conti fatti avrei dovuto fare più o meno 8K all’interno del parco. Mi è venuta in mente una canzone degli Inti-Illimani (eh già!) che a un certo punto fa:

“Un día el cobre se alzará
y en las entrañas del carbón
temblará el grito contenido de la tierra.
¡Para el traidor no habrá perdón!”

(Canto a los caìdos)

Per il traditore non ci sarà perdono, e questa cosa l’ho un po’ legata a una notiziuola che mi fa ribrezzo (mi fa muovere le budella): si torna a parlare di intitolare una via (o un luogo toponomastico, insomma) di Milano a un uomo politico che ha profondamente diviso l’opinione pubblica: Bettino Craxi. Io sto tra quelli che mai e poi mai vorrebbero una via intitolata a questo uomo politico morto e sepolto ad Hammamet. Cioè, in fuga, soprattutto dai suoi misfatti. Mi dispiace, ma proprio mi si rivolta lo stomaco. So anche che quando un sindaco (il simpatico e disponibile Beppe Sala, che non guarda mai alò profitto ma solo all’onorabilità del suo operato…) tira fuori l’argomento, vuol dire che ha convenienza a farlo, per ottenere qualche appoggio in più. Io, fortunatamente, posso permettermi il lusso di avere schifo di ‘sta roba.

Insomma, mi si rivoltavano las entrañas anche mentre correvo. E mentre pensavo a questo, intanto io stavo rivoltando ben bene tutti i passaggi nel Parco, arrivando anche ad abbracciare il centro Saini per poi ripiegare sul parco, sul laghetto ghiacciato, sui viali interni sempre placidi e dominghi (anche se oggi era sabato). Il sole giocava con gli alberi e ho visto erba verde lucente e smeralda sotto i pini ad un certo punto, talmente bella che volevo fermarmi. Ma dovevo continuare, i 21.1 aspettavano il mio ritorno. E così non mi sono fermato.

La cosa incredibile oggi è stato di nuovo andare fuori dalla comfort zone, finendo i 12K in 58’15” (quasi un minuto in meno di domenica scorsa sui 14K) con un tempo molto veloce (per me) e poi continuando a lottare con chilometri (dal 13 al 19) sui 5’00″/km per lasciare qualcosa al 20° (5’10”) e 21° (5’20”).

Ma grande sodddisfazione, questo percorso, lo chiamerò “vado a correre al Forlanini” anche se per arrivarci, al Forlanini, in A/R ho da fare 13K. In ogni caso, ne vale la pena e poi si può modulare la distanza che si vuole.

Ora so anche un’altra cosa: mi sa che a ‘sto giro abbattere il muro della 1h40’ il 19 marzo sarà difficile (mai dire mai però), ma potrei benissimo abbassare il mio PB. il muro si trova a 4’9″, mentre il PB (fatto a marzo 2013) sta a 1’42”. Fattibile, che dite? Comunque il mio obiettivo è fare 1h39’59”. Tiè!

 

Annunci

Pranzo della domenica, corsa della domenica

Oggi, a causa di intoppi logistico-sanitari, la corsa l’ho corsa appena dopo pranzo. Siccome poi alle 16:15 dovevo fare altro, non ho fatto i 21K.

Del tipo 14:05 finito di pranzare, 14:15 fuori a correre. E ho provato la conversione immediata del carbo-load in energia (lavoro interno).

Non è andata male, dai: 14K in 1h09′ invece di trovarmi a bordo strada a vomitare. Percorso che ho fatto mio: zelo, Linate, ponte viola al Forlanini, Linate aeroporto, Idroscalo entrata Magnolia, isola delle Rose, back home.

Un passaggio di 49’10” ai 10K, 59’10” ai 12K. Sostanziale tenuta. Qua si può ragionare sui tempi di allenamento, ora.

tumblr_lk82o89vSG1qe0eclo1_r7_500

Lambrlboro Country

“Come when the nutrias are”

Settimana sportiva. Dopo il lunedì 25 aprile con camminata veloce, il giovedì ho partecipato nella mia frazione a una staffetta 3×1100 metri, dove nella mia frazione (e non mi ripeto) ho spuntato un tempo di 4’03”, cioè 3:37/km.

E sabato mattina sono andato a correre, per fare 15K. Invece di farli tutti insieme, però, il mio corpo ricordava ancora la maiuscola prestazione di giovedì sera e mi ha costretto a un 4’50” al chilometro per 10K. I primi chilometri ho tollerato che il corpo cercasse di ricollegarsi alla sensazione di velocità, poi ho deciso che al ponte viola avrei iniziato a girare più lento. E invece, dopo il normale rallentamento sul dosso artificiale del ponte, ho ripreso a correre forte anche nel Parco Forlanini. Ecco dov’è nata l’idea di fermarmi al 10°. Così, ho pensato, non mi sarei spompato. E ho scoperto una nuova cosa: lo stazionamento di ben 5 minuti tra i 10K e il seguito.

Camminando nei dintorni del campo da rugby dell’Idroscalo, ho immagazzinato gli alberi verdi e il cielo blu e concepito i ragionamenti qui sopra. Mentre per quanto riguarda il significato del titolo e del claim, beh, è presto detto: correndo sulla pista ciclopedonale intorno alla pista di Linate mi sono imbattuto in ben due nutrie – una a distanza di cento metri dall’altra – che pigramente prendevano il sole sgranocchiando un qualche tipo di rifiuto/cereale/legume/legno/materiale sconosciuto… Beh, vi giuro che sembravano loro le padrone e mi ha fatto pensare a quegli sgherri (tipo bravi) che da secoli vengono usati per il controllo del territorio dai vari signorotti del posto. In questo caso, il signorotto di Lambrlboro Country. Perché dove c’è nutria c’è acqua e il potente fiume che bagna questa porzione di provincia è il Lambro.

MARLBORO

 

 

 

 

Life on Mars?

Questo non è solo uno sport. Dice bene Maria Antonietta. Per come la vedo io, questa, la corsa, è una gigantesca macchina tritarifiuti. Tu inizi a correre e macini quello con cui hai interagito negli ultimi giorni. Dalle menate sul lavoro e preoccupazioni varie fino ad arrivare al cibo e al bere, carburanti primari per il corpo. Per questo sono grato a Alberto, ospite di ieri sera nonché allenatore di rugby. Commentando le due bottiglie di Sassella Superiore Nino Negri del 2012 che sono sparite nei nostri gargarozzi insieme a svariati bicchierini di vodka, ha detto che in fondo sono calorie che immagazziniamo. Questo mi ha dato decisamente una spinta nella ricerca di stamattina: percorrere l’anello intorno all’aeroporto di Linate e all’Idroscalo, per abbracciare nuovi orizzonti. Avere la sicurezza di avere in corpo tante calorie (pizzoccheri buonissimi, in primis) mi ha fornito la forza per chiudere il cerchio.

Una tirata di orecchie: possibile che con tutti i soldi che sono girati a Milano nel 2015, non sia stato possibile creare un tratto di 400 metri di pista ciclopedonale – dall’aeroporto verso l’Idroscalo – che permetterebbe una migliore fruizione degli spazi verdi di Milano (e soprattutto di evitare di correre sul ciglio di una strada a doppia corsia che gli automobilisti affrontano come se fosse già un’autostrada  )? Spero che il Running Party – lobby potentissima, dicono – si faccia sentire dai candidati alla carica di Sindaco di Milano sui temi della sicurezza e degli spazi verdi milanesi.

sassella04

Ma veniamo a noi. Ho corso sotto un cielo grigio ma benevolo, la temperatura era appena fredda. I primi 11,5 chilometri li ho corsi in un’ora, poi ho avuto 5,5 di PAM, in cui la volontà l’ha fatta da padrone,  grinta vera per resistere a un’andatura che si avvicinava ai 5 minuti e 30. Toccasana percorrere il ponte viola e scendere nel Parco Forlanini, dove mancavo da tempo. Toccasana sapere che ci si arriva in sei chilometri e mezzo, perché è un bel parco. Toccasana è stato collegare insieme i due luoghi verdi (io sento molto questa cosa dell’integrazione e del collegare i puntini) e quei due luoghi a casa mia. Anche se alla fine ci sono voluti 17 chilometri. L’ultimo chilometro e mezzo ho dovuto combattere per non fermarmi. Mi sono detto che tanto valeva arrivare prima a casa. E così, è venuto fuori un allenamento coi fiocchi, a dimostrazione che la corsa non è solo uno sport, ma è uno stato mentale. E sto tornando alla scimmia preziosa del 2013, quando mi alzavo alle 5:30 per correre allenamenti di 18K. Belle sensazioni, bello riviverle. Anche perché ora il mio progetto di allungare oltre le due ore di corsa o 25 chilometri sembra che si possa realizzare. Sono contento

Per il potere conferitomi dallo status di runner, promuovo il Sassella Superiore Nino Negri a integratore specifico per la corsa.

 

Un abbraccio a tutti. Possa la corsa essere con tutti voi.

Zelo

Questo post non è dedicato allo zelo che uno mette nella pratica sportiva. Non ne avrei i titoli, comunque. Finirei nella categoria “Predica bene e razzola male”.

Questo post è dedicato invece ai miei nuovi orizzonti e “Zelo, Linate, Monluè…” è la declinazione di questi nuovi orizzonti, con strani nomi che fanno sorridere. Uno di questi è molto famoso, per via dell’aeroporto, ma la frazione corrispondente è molto piccola. Tanto che si potrebbe definire “placida” la vita che vi scorre.

  1. Linate, piccola frazione di Peschiera Borromeo (che è tutta frazionata).

Un altro, Zelo, deriva da Asellum, parola che in latino significa circa “piccolo campo” e che era la ricompensa per i soldati che avevano servito l’Impero.

Il terzo nome, è famoso. Per molti motivi, tutti diversi. Innanzitutto è una chiesa dedicata a San Lorenzo Martire, poi è una cascina, poi è dove c’è La Grangia, un’associazione per accogliere gli immigrati. E poi per qualcuno è più famoso che per altri, ci sono stratificazioni e vissuti personali che lo rivestono di un significato speciale. Ad esempio per me. 🙂

013-milano-linate_t

Ma non starò qui a tediarvi. La cosa importante (per voi) è questa:

Dicono che le persone che fanno sport intorno alla pista di Linate lo facciano per l’assuefazione ai carburanti che si possono respirare. Ogni giorno moltissime persone percorrono quella striscia di asfalto. Non solo runners, anche gente che pattina e qualcuno che va in bici. Gente con il cane e gente che pesca.

Ho deciso di assuefarmi. Domenica ho percorso quella strada, A/R, all’andata è andata bene, una sola pausa. Al ritorno, ho fatto tante pause. Ma solo per respirare a pieni polmoni. Alla fine, mi sono rotto le gambe. Infatti mi dicono (io ero privo di gps) che dovrebbero essere 10K. Il solito che vuole strafare dopo tanta pausa. Che dire? Si vede che ero strafatto. Mi sono fatto una pista. Quella di Linate.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑