Feel the rain

Finalmente ha piovuto. Goccioloni pesanti, a tratti. Ha piovuto solo ieri. Ma l’importante è esserci quando piove. E io ci fui. sono andato all’Idroscalo a farmi un anello. che poi l’anello è 6,200 metri, poi ci devo aggiungere 6K da casa. Un bel risultato. Da solo, sono andato più veloce dell’altra settimana, e questo è perché sono impaziente.

Ho fatto una media di 5:25 e va bene così. Se lo vedo in confronto coi 4:51 del mio best sulla mezza, questo risultato impallidisce. Ma chissene… era tre anni fa ed ero fermo da mesi! La vita scorre. La mia testa cerca di impadronirsi di ogni singolo brandello di felicità, elaborarlo, costruirci castelli (meglio se scuri e minacciosi). Il mio corpo è più saggio e paziente. E lo ha dimostrato anche oggi.

Intanto – per vedere il lato chiaro della faccenda – ora non sono più fermo e questo significa che il miracolo è avvenuto. Vivoactive più social interaction. Ecco la regola. Condividere la passione, per dirla in italiano.

Se volete, i miei aggiornamenti sono qui.

 

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14K, assaporandoli.

Eccomi qua. Sono vivo. Vivoactive. Dopo un primo tentativo il 27 dicembre (8 chilometri e mezzo e stop per male al tendine del ginocchio) di iniziare a usare seriamente il bel regalo di Natale, stamattina ho fatto un allenamento con altri podisti della zona, ad un’andatura che mi ha permesso di godermi il panorama lungo il percorso, per quanto piatto. Zelo, Bettola, Castello, Pestazza, San Bovio, Mezzate. Tutti luoghi nuovi per me, podisticamente parlando, e molto interessanti. Natura e campi, perlopiù, e aria buona da respirare (compresa quella della fattoria con le mucche che “i slarghen i pulmun”).

14K

Alle 8:45, ritrovo con gli altri compagni di corsa e con la dura realtà del -3° Centigradi. Ma dopo un chilometro non sento più la temperatura rigida e inizio ad ascoltare il mio organismo. Soprattutto dopo la cena ben innaffiata, avevo bisogno di sentire il minimo scricchiolio per potermi fermare in tempo.

Alla fine ciò che ho sentito è la pesantezza delle gambe (capibile!) ma anche grande grinta quando ho resistito anche alla tentazione di andare a casa al semaforo giusto, allungando e arrotondando il risultato a un tondo 14K.

Non è ancora chiaro se questo è un ritorno, ma sicuramente è stata una bella esperienza. Buone corse a tutti.

 

Allenamento 29 Marzo. Up and down.

Sabato avevo bisogno di sfogarmi. Quindi, la mente-killer ha preteso la sua vittima: le mie gambe. Infatti mi sono lanciato in un allenamento suicida giù dalla collina.

Ho caracollato per un paio di K sulla cresta di Piumesana e poi mi sono buttato giù verso Ponte Nizza. Sulla strada ho potuto vedere con i miei occhi gli effetti devastanti dell’abbondante pioggia di questo inverno: strade franate, campi che si sono sfaldati ai margini e una quantità di alberi giù come birilli. In un tratto di 200 metri ho potuto letteralmente correre su un tappeto di corteccia sulla strada a fianco di un pendio particolarmente devastato (ma non so se dalle intemperie o dall’uomo).

Per 3 chilometri sono andato in discesa, pazzo, soddisfatto della mia tenuta di ritmo (cercavo di frenare e stare sui 4:15 per non esagerare) ma sempre consapevole che risalendo la Val di Nizza e poi prendendo verso Montesegale non sarebbe stata una passeggiata.

E infatti.

Infatti già risalendo per tre chilometri da Ponte Nizza a Casa Minchino, passando per il bivio per S.Alberto e poi raggiungendo la strada per arrivare a Trebbiano (dove si scollina verso la Valle Ardivestra dove sta Montesegale) avevo capito che sarebbe stata un’esperienza devastante e illuminante insieme. Ho dovuto camminare per tre o quattro frazioni di 100 metri l’una.

Lì, la mente mi ha gettato un salvagente. Mi fa: “Puoi camminare”. A parte che camminare era obbligatorio in certi pezzi della salita, ma comunque sapere che testa e corpo viaggiavano allineati era di un certo conforto. Infatti risalendo verso Trebbiano, ho camminato e la regola è diventata: appena spiana un po’, corri; altrimenti cammina.

parrocchia trebbiano

Questa corsa – sebbene dettata dall’incoscienza – è servita a tracciare, nelle mie personalissime vie dei Canti dell’estate scorsa, l’ultimo anello, quello sempre bistrattato perché troppo vicino: andarci correndo è stato come onorare quella salita. Ho potuto raggiungere la località Croce, dove sta un’edicola della Madonna, arrivandoci dal basso. Di solito ci arrivo scollinando dal castagneto e continuo in alto. Di scendere verso valle non se ne parla. E invece stavolta ho fatto il percorso inverso. Salendo, sono anche stato un minuto a osservare il consuntivo dell’anno 2013 della chiesetta in località Prendomino. Era appeso nella piccola bacheca esterna. Volevo entrare, ma la porta era chiusa. Mi sono accontentato della bacheca e mi sono rimasti impressi i 241 Euro dovuti al Falegname (Paolo, mi pare che si chiami) e anche il fatto che insomma sono stati recuperati in gran parte certi debituzzi contratti nell’anno di grazia 2012.

Che sorpresa, poi, trovarmi a correre per i boschi, che bello avercene ancora dopo alcune salite proibitive e passare dal cammino affannato alla corsa (leggera) in mezzo alla natura.

Per poi andare giù a rotta di collo, ritrovando l’asfalto della cresta da Montegarzano e poi ancora un chilometro, casa, le cosce che già pulsano di dolore. Ma che soddisfazione, e che bello. Solo dopo 15 chilometri di questo allenamento ho sentito di essere tornato e che i 90′ minuti che ci ho messo, visto il percorso, sono un’ottima prestazione.

Paragoni

Bello avere un database dei propri allenamenti. Così inizi a fare paragoni e a chiederti cose. Ad esempio, com’è che il 28 dicembre corri 13K in 1h02’19” e in data 13 Gennaio li corri in 1h04’57”? Per quale motivo i primi tre chilometri dell’ultimo 13K sono stati così da schifo da fermarmi ad ogni chilometro?

Si cambia, si cresce.
Si cambia, si cresce.

Allora poi inizi a capire cosa c’è di esagerato negli allenamenti precedenti. Ad esempio penso abbiano fatto male le ripetute ai 4’15″/km su 500m frammezzate da recuperi ai 4’45″/km. Va bene che l’ora non era la solita (ma allora dovrei correre gare alle 6 del mattino?), che avevo fatto tardi la sera prima (una timida mezzanotte e mezza, però) e che avevo su l’asics antivento che vento non ce n’era ma quando al 6° chilometro l’ho slacciato un pochino mi sono sentito subito meglio.

Vabbè, dài, ho capito: devo darmi una calmata sulle ripetute. Usarlo davvero, questo orologio con GPS, per limitarmi.

E’ evidente. Sostituirò “cosa ti dice la testa” con “cosa ti dice il Garmin”.

The Puffpanting Franz
The Puffpanting Franz

Allenamento 4 Gennaio. Perdere sovranità

“Restiamo umani.” (VittorioVik UtopiaArrigoni)

Avvertenza: un rumore sospetto, un cigolio come di porta che gira su un cardine mal oliato (la porta di ferro sul pianerottolo esterno sulla tromba delle scale), mi sveglia alle quattro. Da lì, non c’è più stata speranza. la chiamano insonnia vigile (non è vero, l’ho inventato adesso ma rende l’idea): quando hai l’attenzione a mille giri e potresti vedere il buio girare intorno a te pixel per pixel. Il fatto è che  da tre anni soffro di insonnia, diciamo una decina di notti all’anno mi fa star sveglio (dalle 2 o dalle 3, dipende). Di solito succede verso primavera, hai un bel dire che si tratta del risveglio dovuto alla primavera il 4 gennaio. A parte ciò, io mi sono organizzato: il primo anno stavo lì come uno stoccafisso a guardare non so bene cosa, il secondo avevo capito cosa dovevo fare e dividevo il tempo in pensieri e letture. Questo è il terzo anno di “insonnia conclamata” e – se il buon giorno si vede dal mattino – quest’anno sarà lunga. Già altre volte avevo usato la veglia per pensare a testi. Ma questa mattina mi sono superato: ho prodotto ben due post. Tutti e due nella mia testa. Sapete quel lavoro di scrivi e sposta, taglia e incolla che si fa su carta o a computer. Stamattina era tutto nella mia testa. Prima di uscire a correre, ho voluto scrivere qualche appunto su un foglietto di carta, giusto per non perdere traccia. Il secondo post (Off Topic) uscirà domenica. Ho sempre sognato di tenere una rubrica domenicale, almeno fare finta per una domenica di averne una. Potrei spostare il blocco degli Off Topic di domenica (ad avere il tempo di pensare ben un post a settimana in tale rubrica). Se mi trovate un tantino traslucido, sappiate che mentre scrivevo queste note ero sotto l’effetto di una veglia notturna che perdurava da 2 ore, aggravata dalla trasposizione di queste mie 3 ore dopo.

Dopo la lunga avvertenza, veniamo a noi, al titolo che parla di “sovranità”. Avete presente quelle spille che qualcuno portava appuntate sulla giacca e recitavano: “Vuoi perdere peso? Chiedimi come.” Bene, il gioco è fatto se al posto di ‘peso’ mette il vocabolo ‘sovranità’. Infatti vorrei incontrarne qualcuno che mi spieghi come faccio a perdere sovranità decisionale sugli allenamenti che faccio a favore di una persona (dicasi “coach”) che da lì in poi avrebbe potere assoluto su tempi e modi di allenamento. La fermerei, quella persona, e la supplicherei di dirmi tutto e subito.

"Restiamo umani"
“Restiamo umani”

So che dare questa fiducia a qualcuno “esterno a me” sarà il prossimo passo mentale della consapevolezza che sto costruendo riguardo le mie potenzialità podistiche. Farlo, vorrà dire che mi fido completamente della mia tenuta mentale e – basandomi sui tempi – potrei seguire un coach. Avevo già scritto che per ora mi sto facendo un po’ da coach da solo, prendendo spunti da persone che seguo su twitter e sui blog e dalla mia cautela (eccessiva ma non troppo), ma so che da un certo livello in poi non basterà più.

Il concetto di perdere sovranità è vecchio, è un po’ come la vecchia guerra fredda, la logica a blocchi (io/tu oppure noi/loro). Se c’è una mente, ed è condivisa, non si perde sovranità. Si acquista forza, esperienza, saggezza perfino.

E so anche che fra un po’ un coach esterno sarà d’obbligo. Non potrò fare tutto da solo. L’ho capito ieri mattina (4 Gen).

Qui arrivo all’allenamento: l’allenamento di 8,7 km è stato suddiviso in 2K a 4’55” di riscaldamento, poi 1K a 4’07”, 1K a 4’45”, 1K a 4’11”, 1K a 4’45”, 1K a 4’14” 1K a 4’50” e 700 metri a 4’26”. Media totale 4’36”, tempo totale 40 minuti. Un allenamento da piangere di gioia, con il Garmin che mi dice cose diverse da quelle che pensavo sulla mia condizione fisica, e sono cose migliori. 🙂

Dati allenamento su Garmin Connect

Quando dopo 8,7K quasi piangevo di gioia alla luce azzurrina del Forerunner 210. E alla luce dalle dita di rosa di un alba incipiente, ho pensato: “Se riesco a provare emozioni verso un dispositivo elettronico, figuriamoci che esplosione sarebbe avere una persona vera dall’altra parte” (non al polso – perché sarebbe scomodo portare un essere umano su una parte tanto sottile – ma dall’altra parte del medium, diciamo, etere, tastiera, telefono, un plexiglas di una sala colloqui, “the next thing” – dipenderà da dove mi richiuderanno, ma tenete sempre in mente che sono sveglio, anzi “sono risveglio”).

L’idea è quella di restare umani. Per me, un po’ anche di diventarci, un po’ più umano. E questo nodo passa dalla fiducia verso il prossimo.

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