Stramilano 2018

“Don’t run because you have to” (anonymous)

 

Stramilano 2018

25 Marzo 2018, 10:30 – Piazza Castello, Milano

 

Ci troviamo al settore giallo!

Se avete la curiosità di sapere se qualche vostro amico è iscritto o sapere chi ha il tal o talaltro pettorale, basta verificare le iscrizioni sul sito Timing Data Service. Ad esempio, il mio bellissimo pettorale 2222 dell’anno scorso, quest’anno è capitato ad Alessio, che parte dal settore verde. Quindi il pettorale è avanzato di un blocco! Contento per lui! Oppure il pettorale 2018 è andato a Olivia. Cose così.

Da domani 22 Marzo sarà possibile ritirare i pettorali in piazza Duomo (orario 10-20)

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Tra i Top Runner ci saranno tra i top Anna INCERTI e Daniele MEUCCI, ma molti altri compongono la starting list.

I Settori di partenza sono così divisi:

1° settore di partenza: atleti top, con nome su pettorale
2° settore rosso: atleti con tempo fino a 1:19:59 e atleti con pettorale assegnato a discrezione della Società Organizzatrice
3° settore blu: atleti da 1:20:00 fino a 1:29:59
4° settore verde: atleti da 1:30:00 fino a 1:39:59
5° settore giallo: atleti da 1:40:00 fino a 1:49:59
6° settore arancio: atleti da 1:50:00 fino a 1:59:59
7° settore bianco: atleti da 2:00:00 e oltre

(Info dal regolamento Stramilano)

Cliccando l’immagine qui sotto, avrete accesso a importanti norme di sicurezza per il corretto accesso all’area atleti:

E ultimo ma non meno importante: il TRAFFICO! Strade chiuse & Co da AutoMoto.it

 

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Cose che ho imparato dalla Stramilano

“AAA Cercasi… Leopardo acrilico, sudato ma tenuto bene”

Fantastico, correre trainato da un leopardo, piuttosto che inseguendo una lepre. Capita anche questo in una Milano africanizzata dai keniani e dal caldo, più che dalle palme.

Mi ricordo quando li ho visti passare i keniani, era il minuto 11° e rotti, loro svoltavano dopo aver percorso Corso Sempione, io lo stavo per imboccare. Da rimanere impalliditi. Ancor più dopo, quando ci sono uscito, da Corso Sempione.

Il leopardo, invece, l’ho incrociato all’inizio della corsa, tempo di scambiare quattro parole per capire l’origine della sua mise così insolita. Un vero animatore della corsa. Più avanti nella corsa l’ho visto (mentre facevo la respirazione bocca a bocca ai miei polmoni) lui a pieni polmoni incitare la folla ai bordi del tracciato. Avrei voluto incitare anch’io ma il mio senso delle cose mi imponeva un certo aplomb, che si potrebbe tranquillamente riassumere nell’espressione “physique du role” (‹fi∫ìk dü róol›). Io, per dirla tutta, avevo bisogno di essere incitato, e non ne avevo in corpo per incitare. Lui intanto teneva banco su un palcoscenico lungo 21K.

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Sono arrivato alla Stramilano 2017 senza pormi obiettivi di tempo (leggi: senza arrivare senza essere stressato dalla paranoie che di solito mi prendono nei giorni antecedenti la gara) ma con l’obiettivo di concentrarmi sul dolore che sarebbe sicuramente saltato fuori.

Cose che ho imparato da questo fatto:

1) Correrla tutta; 2) correrla in pace con me stesso; 3) correre in fartlek senza pensare al generale; 4) correrla facendomi trainare da pacer delegando il ruminare di pensieri ad altri; 5) Correrla passando di tanto in tanto la borraccia e prendendola da altri quando serviva: da questo mi viene un senso di amicizia verso tutti i runner e verso il mondo in genere; 6) Correre per dare supporto e fare forza a chi non ne ha più; 7) Correre sentendo tutta la passione che tutti ci hanno messo

Alla fine il Garmin si è fermato a 1h48′ per 21,5 chilometri inaspettati di gioia e fiducia in me stesso. Sempre attento a domare il fastidio all’articolazione dell’anca sinistra, sentendo il mio ritmo, accelerando per brevi tratti a 4’30” nella prima parte di gara, affrontando dignitoso gli strappetti di Porta Nuova e dei giardini di Palestro; e nella seconda parte (circa dal 10° al 16° chilometro) seguendo il ritmo di 4’40″/km di una inconsapevole pacer, ascoltando sempre le risposte che il mio corpo dava a questo sforzo e non forzando mai; infine, per gli ultimi 2 o 3 k, inseguendo il leopardo ritrovato. Infatti dopo il ristoro del 18° chilometro (dove ho camminato per bere con calma l’ultimo calice di integratore e farmi l’ultima doccia da mezzo litro) l’ho visto rispuntare, mi ha superato e gli ho dato una voce. Mi ha detto, “lascia tutto (NdA inteso ‘tutte le paranoie’) e seguimi”. Ovviamente, non letterale, che mica era Gesù! Anzi, come direbbe Battiato, Lascia tutto e seguiti. Forse era Battiato.

Peccato che alcuni crampetti in agguato non mi abbiano fatto fare lo scatto finale, perchè l’avrei salutato volentieri di persona. Ma è forse l’unico rammarico della giornata. L’Arena Civica l’ha fagocitato circa un ettometro prima di me. Io, entrando in Arena sono incespicato (su un gradinetto? sui miei piedi? sulla volontà posticcia di fare uno scatto?) provocandomi un bel doppio crampo sincronizzato ai polpacci. Una fortuna non essere stato travolto da decine di runner e chiedo scusa a tutti quelli che ho intralciato. Dico “Grazie!” ai tre ragazzi della Croce Rossa che mi hanno accolto per controllare che fosse tutto a posto, grazie per chi dal pubblico ha detto “Dai! forza!” e mi ha convinto a corricchiare sulla pista, ché davvero non si può correre 21 chilometri e camminare proprio alla fine. Per darmi un tono, ho dato il 5 alla speaker della manifestazione che accoglieva i runner all’arrivo. Poi è finite. Non ero nemmeno coì stravolto dalla fatica, visto che ero sopraffatto da una marea di pensieri positivi.

E un pensiero va anche al Casey di “Do what you can’t”. I did what I wasn’t supposed to do. Correre 21 chilometri a 22°C dopo 23 giorni di allenamento zoppicante (gamba sifola inside) era la cosa più sbagliata da fare. Ma anche quella più giusta.

Con la postilla che l'”hater” e il “doubter”, qui, ero io e soltanto io. Ero.

 

Tertium non datur

“Tertium non datur.” (Logica aristotelico-scolastica)

Lo so che traviso il significato della locuzione ma questa la devo raccontare.

La Straforla è un bellissimo evento associato alla festa di fine anno delle scuole del quartiere Mecenate-Forlanini. Il centro della festa è la scuola, ma poi il quartiere viene invaso festosamente dalla 3K e dalla 6K con bimbi, ragazzi e genitori, bimbe ragazze e genitrici a fare da protagonisti/e.
Poi ci sono quelli della 12K. A sentire la mia dolce metà essere umani pervasi da un egoismo di fondo che consiste nel mettersi in mostra sempre e comunque, passando sopra al fatto che la festa è dei bambini. Ma questo l’ha detto perché non ha visto la passione, ad esempio, del papà che ha fatto la 12 proprio perché il figlio lo desiderava, oppure la dedizione del cavallo che è partito a spron battuto (e non si è mai fermato) andando a vincere davanti a tutti, distanziando di poco il secondo, che l’ha discretamente tallonato per tutto il percorso. non ha visto le facce sfatte e soddisfatte di tutti quanti. Io penso che fosse giusto onorare la festa dando quello che si ha e soprattutto perché eravamo così pochi non potevamo rischiare di far fallire la 12K. Giammai.

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Parliamo di questi “tutti”. I tutti alla partenza erano allineati lungo la striscia bianca e rossa, scalpitanti. I tutti erano 15 o giù di lì. E i 12K, al mio Garmin, sarebbero risultati 11,33.

E il terzo del rat pack sono risultato io.
Lo shock di vedere il primo partire a razzo mi ha dettato ritmi impossibili da tenere. I primi chilometri fatti a 4’15”, a 4’30” con un caldo già importante. Ero quarto e il culo sodo (a detta di una ragazzina, più tardi nel percorso) del ragazzo (a detta sua fermo da un anno) era ben saldo cento metri avanti a me. Mi sono detto, lo devo tenere in vista e in un paio di chilometri la strategia ha maturato le cedole. Fatto sta che per metà del percorso ho tenuto questo ritmo fuori dal mondo, che mi ha insegnato che ogni volta che corro sui 5/km ormai sto gigioneggiando. Mi sono trovato terzo entro il sesto chilometro (il ragazzo ha avuto problemi di milza, ma tranquilli, l’ho rivisto vivo durante il percorso ad anello da percorrere due volte e – soprattutto – alla fine). Da lì è stata tutta roba psicologica pesa, del tipo della resistenza a oltranza, dove la resistenza fisica è venuta un po’ meno ma mi ha permesso di correre sui 5 al km e controllare l’eventuale ritorno di qualcuno dalle retrovie.

Un plauso all’organizzazione impeccabile e agli abbondanti addetti alla segnalazione del percorso, divisi tra Protezione Civile e studenti delle medie e all’arrivo i tre display (uno per ogni percorso). L’unica cosa, i pazzi egoisti l’anno prossimo dovranno essere di più 🙂

Alla fine ho chiuso in 54’01” il percorso di 11,33 e in prospettiva, con i 16K di giovedì sera nelle gambe, questo urla una condizione molto buona. Da cui dovrei partire per altri obiettivi (e sono convinto di farlo).

Perché dunque il titolo? Perché una volta che posso salire sul podio, non mi ritrovo mica in coda con il gettone rosa in mano per comprare un paio di fette di torta? Il terzo non si trova? Vabbè, massima soddisfazione della figlia maggiore che è salita al mio posto sul podio e ha indossato il bronzo. 🙂

 

Marcia ACLI 2014

Ho pensato a lungo alla 40.a Marcia ACLI a cui ho partecipato nonostante la poca preparazione. Ci ho pensato, dopo. La premessa era che avrei fatto un lungo lento e così NON è stato.

La valutazione della marcia dipende da che tipo di allenamento si sia prospettato per questa gara:

1. mentale: l’allenamento è stato fantastico. Ho tenuto duro fino in fondo, negli ultimi tre chilometri ho addirittura ripreso alcuni per lasciarli indietro con un rush finale convincente (ultimi 150 metri di Carminio segnati sotto i 4’/km)

2. fisico: l’allenamento è stato un azzardo. Ho tenuto un ritmo medio di 4’50” (finendo in 1h13’14” i poco più di 15K). Quando sono arrivato ai 777 decametri, ho notato di aver fatto un tempo di 2 secondi appena superiore a quello di giovedì sera. Avrei pensato che sarei schiattato dopo il ristoro dei 9k. E invece ho retto. E ho fatto un tempo molto buono (anche se l’anno scorso avevo chiuso in 1h10′)  Troppo, per un fisico che si è appena rimesso in movimento. Secondo me ho esagerato.

marciaACLI15KDitemi se sbaglio o se sottovaluto il mio organismo. La testa ha preso il sopravvento ancora una volta… Ovvio che sto a mille con la condizione generale, con buone prospettive per il futuro. Ma il lavoro da fare ora è rendere regolare il lavoro di allenamento, dare un tono più moderato e con meno colpi di testa.

La Marcia ACLI è stata una festa per la O.S.G. Podistica, un gruppo di podisti appassionati dove ho ritrovato moltissimi amici. Fondato l’anno scorso, il gruppo, che partecipa a moltissime gare (maratone e mezze maratone), si prepara a nuovi traguardi: l’anno prossimo prenderà in carico l’organizzazione di questa classicissima di S.Giuliano in Cologno Monzese.

 

Palio dell’Ortica, 13 Giugno 2013

“La vita è un’opportunità d’oro. Prima lo comprenderemo, meglio sarà” – Sri Chinmoy

“Faceva il  Palio nella corsa dell’Ortica…” verrebbe da parafrasare una canzone del mitico Enzo, cantore di una Milano che un po’ ho ritrovato in questa bella serata tardo-primaverile, che si fa tardi la sera e c’è il profumo dolce dei tigli. Il Palio dell’Ortica (al minuto 1:31 passiamo con scioltezza, mentre il “forza ale’ ale’ vai” credo sia di Luciano) è stata per me una bella sorpresa. Il luogo dove si tiene, innanzitutto, offre un supporto eccezionale, con spogliatoi e pista d’atletica (che sarà protagonista, vedrete). Il centro sportivo Saini.

Terza edizione, ma sembra fatta per durare molto. L’organizzazione, poi, e’ ottima: una festa ben riuscita. Il deposito borse, ben ordinato alle spalle della tribuna, i gazebo con il ristoro, la pasta (potevate non mettere i wurstel nella psta, unica critica “da vegetariano” della serata!). Le persone addette al servizio, un ringraziamento va anche a loro, se noi runner abbiamo potuto correre senza altro pensiero.

Si respira aria di festa.  Con il programma di corsa si parte intorno alle 19,45 con la gara dei 1200m, in cui mia figlia grande debutta e soffre ma poi arriva, testarda, tra gli applausi di tutti. Io la accompagno per farle forza, correndo con i jeans. Lei non sa se ridere o piangere. Ma alla fine so che le è piaciuto partecipare attivamente alla festa. Alla testa del gruppo di questa gara vedo ragazzini che sembrano runner professionisti in miniatura. O forse sono io che sbaglio: sono runner professionisti e basta! Fanno abbastanza impressione comunque.

Poi, finiti i 1200, tocca ai piccolini con i 400 metri che – non avevo capito io – invece di svolgersi in pista, prendono dalla pista la via del parco. L’altra figlia e la cuginetta corrono insieme, anche loro debuttano nella corsa. La mia piccola viene travolta dalla sterzata del gruppo (pensava dovesse fare la pista e invece tutti fuori verso il parco!, pensavo lo stesso anch’io). Gli applausi se li merita tutti quando arriva, accompagnata per mano – correndo – una mano alla mamma e una alla ragazza che stava all’ultima svolta del percorso.

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