Vendere la passione un tanto al chilo?

 

Il cammino è manifesto anche se nessuno lo può vedere, la rotta è stata tracciata molto tempo prima. E così con uomini e dèi, le pecore rimangono nel loro recinto anche se molte volte hanno visto il modo per andarsene.

 

 

La versione di Firth of Fifth suonata e cantata da Flora mi fa venire i brividi. Mi ricorda che il mio rapporto con la musica è così: intimo, sensuale, pieno di passione e assalti al cielo.

Mi ricorda quello che mi diceva Roberto, il chitarrista del mio ex gruppo, con il suo fare e pensare pratico e diretto: “France’, ma a te che musica piace? Che cosa ascolti?” Domanda chiara e semplice. Nella risposta sta tutto il senso della dedizione alla musica. Se non suoni ciò che ti piace, difficile che tu possa resistere a lungo.

Eppure, la domanda è tanto semplice quanto difficile è pormela. Che musica mi piace? Sto provando a rispondere. Anche perchè un conto è ascoltare, un conto è suonare. Cosa sento mio, quando mi siedo al pianoforte?

Devo imparare a suonarla, Firth of Fifth (già so che non la canterò, a meno di miracoli).

L’unico modo di resistere all’erosione del costante cambiamento e di non svendere la propria arte e passione.

L’unico modo per uscire dal recinto.

The path is clear
Though no eyes can see
The course laid down long before.
And so with gods and men
The sheep remain inside their pen,
Though many times they’ve seen the way to leave.”  (Firth of Fifth, Genesis, 1973)

 

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