Il cervello va spento

“Noi siamo la Ferrari degli animali di resistenza” (Stefano Gregoretti)

Mentre sto cercando la nuova forma della mia corsa, immaginando percorsi in salita, mi capita sotto il naso questa lezione su youtube (insieme a una serie di altre lezioni, tipo “Non si usura il fisico a fare delle cose così?”) che apre nuovi orizzonti su COME usare l’allenamento per perdersi un po’, per ritrovarsi dopo… più forte.

Un’interessante lezione, dicevo, sulla corsa di resistenza da parte di Stefano Gregoretti, ultrarunner, adventurer e sportivo appassionato. Al cervello che ti dice: “Fermati!”, tu devi rispondere: “Scusami, io sono fatto apposta [per correre], te sta’ zitto!”

Caput imperare, non pedes… è la testa che comanda, non i piedi. Però a volte è anche la testa che comanda di fermarsi perchè il cervello ama la pigrizia. E così a volte nella corsa sarebbe proprio meglio lasciarlo a casa.

Il Greg ci parla delle sue esperienze, te meglio che ascolti

 

(dal canale Aldo Ballerini Cinema).

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Message in a bottle

Ok, stop.

L’ultimo post l’ho scritto due settimane or sono, credendomi ormai pronto a un ritorno all’attività podistica. Ero troppo contento di aver corso 3 volte in una settimana. Sono tuttora contento di non aver mai mollato e aver corso in questi mesi un 10K di tanto in tanto. Mi pare di aver così tirato un ponte tibetano: traballante quanto volete, ma che mi potesse traghettare da una parte all’altra di un abisso. Qeullo dell’assenza della corsa.

Era – quello di due settimane fa – il primo vagito di una nuova stagione. In fondo, per me è normale correre meno durante il grande caldo e riprendere quando Orione inizia a spuntare sulla nostra testa. Invece, stavolta è diverso. Sento che nemmeno tre giorni di allenamento appagante sono bastati a riportarmi nel porto sicuro della corsa.

 

Una volta, sarebbero bastati, vi assicuro, per iniziare una nuova stagione di corsa. Mi ricordo le sere di dicembre che arrivavo a casa dal lavoro, mi cambiavo esaltato perchè fuori nevicava e volevo andarci a correre, sotto la neve. Stavolta non mi hanno smosso granchè. Mi pare di avere il motore imballato. Domenica scorsa ho corso di sera, perchè volevo vedere cosa era successo al Running Franz, sparito un’altra volta dopo la falsa partenza.

La corsa in sè mi è piaciuta e, a parte le gambe pesanti negli ultimi chilometri, mi ha dato il suo solito carico di sensazioni positive. Solo che l’effetto di quelle sensazioni si è esaurito nel giro di una mezz’ora. E così non si è creato il link (psico-fisico) alla corsa successiva. I co? E quindi? Siamo forse al “Famolo strano”? Tentiamo di tutto per rivitalizzare un rapporto un po’ consunto?

Forse la chiave di lettura è questa: si cambia. Il prossimo grande lavoro è recuperare il mio rapporto con la corsa. Qualcosa là dentro si è seriamente danneggiato. Ma non vi preoccupate, non stavo pensando al thriatlon.. piuttosto… potrei iniziare a correre le Beer Run, 1 km una pinta, 1 km, una pinta, 1.. hic… km, ououna…  peeinta… burp!

Almeno partirei con una delle due parti già ben allenata.

I hope that someone gets my,
I hope that someone gets my,
I hope that someone gets my…

 

The One Thing

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“Tell me, what is it you plan to do with your one wild and precious life?” (Billy Yang)

 

Ieri sera parlavo con un amico.  Parlavo delle mie corse, ovviamente, e della sua prossima ripresa (visto che correva anni fa). Quello che mi ha colpito di più è che sono riuscito a ritrasmettere l’entusiasmo per la corsa tanto da consigliargli un modo per ricominciare e, soprattutto, la scimmia del ricominciare. E questo in tre o quattro chiacchierate.

L’aspetto più bello della chiacchierata di ieri sera è che essa ha aiutato anche me. Sono riuscito a sorpassare un momento di scarico della testa, avvenuto per colpa di un doloretto che si è fatto largo tra giovedì (10K a manetta) e sabato (14K spompi) e che si è aggravato perchè intanto sabato ho comprato le scarpe nuove (Surprise! I’m a mild pronator) e non le ho ancora provate. Sono Mizuno (not very surprisingly), il modello è Wave Paradox 3. Le ho comprate da Pacer, a Milano in via Pacini 28. Qualcuno magari sabato mi ha pure visto fare avanti indietro sul marciapiede.

Se c’è una cosa che voglio fare nella vita? Correre. E condividere la mia passione per la corsa.

Are you running today?

Oggi ero combattuto, l’eterna lotta tra il pigro e il brillante. Lo stop infra-settimanale della scorsa settimana per via della cervicale aveva già scavato a fondo in me. Le convinzioni vacillano più in fretta di quanto si possa pensare. Mi sono trovato a googlare “running motivation”… e lì ho toccato il fondo. Se uno vuole trovare la motivazione per correre è come se stesse cercando le scuse per non farlo. non si trova online, la motivazione. Allora, mi sono detto – ed è stato un passaggio mentale positivo – “googliamo solo ‘running'”

Ho trovato questo video.

Tutti i dubbi si sono dissolti e sono uscito a correre. 6K in 27’10”. Via la ruggine.

copyright:: elegantwordart2.blogspot.de

Felicità della corsa o corsa della felicità?

“Happiness only real when shared” (Christopher McCandless, from his diary)

Che voi corriate in gruppo o da soli; con la musica nelle orecchie o ascoltando il respiro della natura intorno; in montagna o al mare; in città o in campagna; collinare o piatto; lungo, corto, ripetuto, all’indietro; i 5K, i 10K o la mezza; il miglio come Sir Roger Bannister o la maratona come Dorando Pietri.

Che lo facciate per concentrarvi o per dimenticare qualcosa; per spiccare il salto nell’iperspazio o per fuggire in un posto che tanto durante tutto il resto del giorno non c’è.

giphy

Insomma, a tutti voi che condividete con me questa attività sportiva che ci rende felici, buone corse!

Buone corse a tutti! (find your giphy)

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