Die Freiheit, aufzubrechen, wohin ich will

Sabato 5 maggio. 20 chilometri. Divisi in 15K e 5K, di cui questi ultimi in forma di Parkrun.

Un 15K fatto come “passeggiata” da Suzzani ad Affori. Ho visto il brutto murale della Lega e ho quindi deciso avevo visto troppo e che dovevo tornare indietro. Lo dico oggi che si farà un governo con quello lì. Ma mi è piaciuto correre (era la prima volta) a Bresso, a Bruzzano ‘nel bosco’. E poi per me via Bellerio è dove ho fatto per un po’ lezioni di piano con Davide, che sta nella league giusta, quella dei musicisti.

E poi ho corso verso Suzzani a riagganciarmi alla 10K del Parco Nord (fatta al contrario) per arrivare su in alto a passare sulla A4 dove le assi di pino reggono nella loro incantevole bellezza (ma purtroppo il profumo non c’è più e i becchi tutta la puzza dei copiosi scarichi delle auto da sotto).

Molta fatica dal chilometro 8 al chilometro 12. La testa se ne va per le sue, mentre sto scendendo sull’asse principale Nord-Sud del parco cerco addirittura di scacciare le cornacchie grigio-nere che gigioneggiano indisturbate e controllano il traffico aereo nel milanese. Mi ripiglio un attimo sulla salita che mi riporta verso il ponte e ‘zona Suzzani’. Lì faccio un primo giro sulla collinetta, passo all’Anfiteatro e poi ridiscendo, riprendendo la collinetta da dietro e scoprendo un bellissimo sentiero ‘in vetta’ (abbastanza lungo da fingere uno stato di trail con un sorriso stampato in faccia). Per poi ridiscendere un po’ e concludere la corsa laddove avevo iniziato.

aber die Liebe zwingt
All uns nieder, das Leid beuget gewaltiger *

 

Camminando torno su all’Anfiteatro dove mi siedo sulla panchina e mi odo 10 minuti di sole, cercando nel contempo di stendere la maglietta, farla asciugare (tentativo fallito) e cercando di non puzzare come un caprone per l’appuntamento successivo. Dio, mi scuso con tutti coloro che han fatto la foto vicino a me.

Dopo le indicazioni di Max (grande Max, ciao!) ai runner, si parte. Questa è una parkrun che sancisce la mia forma scarsa, con un giro fatto in 12 minuti e il successivo fatto in 13 minuti e passa. Grande fatica, a livello di pompa.

Io pensavo di essere ancora in forma, ma il mese e passa di cazzegiamento (attivo) con corse in salita e lunghissimi hanno affossato il mio stato fisico. L’assenza di ripetute e corse in soglia si fa sentire, ma tutto sommato va bene così. Era il mese che volgeva al desìo. Ora basta.

Tornando alla parkrun, non ho nemmeno la forza di assistere alla presentazione di un trail che faranno a metà giugno nel lecchese (trail organizzato per beneficenza). Me ne vado a casa. Poi vado in biblioteca a prendere la libertà di andare dove voglio. Sì, non ci ho messo le virgolette ma è un titolo di un libro di Messner (del 1992). Die Freiheit, aufzubrechen, wohin ich will. Già, che me ne faccio della mia libertà se non so dove andare? Urge un obiettivo. Facciamo che ci penso seriamente, va! Giunta è l’ora.

 

* but every one of us Love draws earthward, and grief bends with still greater power [1]

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Ei fu

Non lo so. Non lo so ancora se andrò al Parco Nord domani mattina. Ma improvvisamente sento il bisogno di tornare a correre un bel lungo, coronato poi da una 5K (che prevedo lenta, molto più lenta dei circa 22′ che ci ho messo le altre volte). Sento il bisogno di condividere la mia azione di corsa con altri appassionati. Il bisogno di sentirmi in cordata con altri esseri umani.

E quindi (mi) chiedo:

Parkrun domani?

Ho bisogno di rimappare i miei muscoli dopo il reset montano. Devo ripartire in qualche modo, nuove vette del running mi attendono.

Se la risposta è sì, l’appuntamento è per le 9 all’anfiteatro (ingresso da in fondo a Viale Suzzani). Se la risposta è sì, prima delle 9 sarò in giro per il Parco Nord a correre e ritrovarmi. E poi devo capire come ripartire, devo darmi una bella strigliata, sono incastrato in un preconcetto su me stesso.

Devo ripartire“… L’avrà detto anche Napoleone, quel 5 Maggio del 1821? O un tifoso interista – tipo Francesco – nel 2002? Beh, per tutti valga: “5 Maggio, su coraggio”.

 

La forma del fisico

Sono passate tre settimane dalla Stramilano e ancora non ho un obiettivo vero. Allenamenti in collina e un lungo di 24 che non è andato bene. La testa era troppo presente.

Beh, ieri ho fatto un allenamento di 27 km, perché mi sono rifiutato di pensare al ritmo tenuto. Alla mente ho cacciato lì ossa giganti da sgranocchiare e lei se n’è stata buona a cuccia.

Così mi sono collegato direttamente alla forma del fisico e ho potuto andare andare andare. Ovviamente l’ho potuto fare grazie ai 5 mesi di allenamento consistente e regolare precedenti.

Ma la sensazione è stata di grande controllo del mio organismo, dal 23° in poi ho parlato con i vari dolori che si presentavano e li ho invitati ad andarsene. La mente? A cuccia.

The Magic Mandibula Bus (Emular Thoreau)

An early-morning walk is a blessing for the whole day” (Henry David Thoreau)

Sabato ho corso, nè carne nè pesce. Sono uscito per correre due ore e gravitare intorno ai 24K.

Tuttavia la testa ha tanto insistito per tenere un certo ritmo che alla fine mi sono fermato dopo 19 km. Ho sicuramente fatto un buon allenamento, ma esso non è stato carne nè pesce. La testa ha voluto iniziare a incamerare secondi di vantaggio sui fatidici 24K. E poi sono diventati due minuti… E poi puff! Il radiatore è andato.

La testa aveva torto: non potevo fare le due ore di corsa, dopo aver corso lunedì 15K collinare e giovedì 12K mattutini. Non ero abbastanza scarico. Inoltre, dopo la Stramilano sto andando troppo a braccio e le ripetute le sto saltando a piè pari. Non ci si allena così. Sono state due settimane indisciplinate, ma ci stanno tutte. Dovevo avere un periodo minimo di relax dopo la grande impresa.

Ma altrettanto vero è che dovrò iniziare a fare allenamenti come si deve.

Intanto continua il mio emulare Thoreau e la vita nei boschi. Ieri ho fatto una piccola passeggitata di mattina e sono stato a 5 metri da una lepre che risaliva la china e appena mi ha visto ha girato i tacchi (stava tornando da una festa) ed è corsa giù. Poi una volpe ha aspettato acquattata che passassi in basso per fare un fugone diagonale da record. Infine l’immancabile cerbiatto, della cui vista non sento più il bisogno, da quando ho saputo che i lupi disdegnano la sua carne a favore di quella di cinghiale (see below). Una catabasi mi ha portato giù in fondo al vallone. A un certo punto a mezza costa ho sentito scorrere dell’acqua. Un ruscello, qui dove ormai non c’è più acqua da moltissimo tempo, che riporta un po’ di senso e di linfa al bosco. La fonte dell’eterna giovinezza sgorgava in una ampia conca. Purtroppo non l’ho potuta raggiungere, perchè il sentiero – già impervio di suo per l’inclinazione e la conformazione geologica – era precluso dai molti alberi caduti questo inverno a causa del gelicidio.

Emular Thoreau

Nella passeggiata pomeridiana invece mi sono imbattuto nel corrispettivo del Magic Bus di Into the Wild: una Simca incastonata nel bosco. Direi che le proporzioni Alaska:Oltrepò Pavese si riflettono nel Magic Bus:Simca 1300. Avevamo una Simca, quando ero piccolo, e passavamo spesso del tempo a sbollire il radiatore lungo le autostrade d’Italia. A questa Simca è andata peggio, ma in fondo è entrata nella storia. Chissà! Magari Cristiano di “A un passo dalla vetta” potrebbe essere interessato a un giro nel Magic Bus di zona.

Ma nessun segno di diario, nessun disgelo che rendesse impossibile un ritorno a casa. L’Alexander Supertramp Oltrepadano non era più lì. Ed è sparito anche il diario del cambio dell’olio e dei filtri.

In compenso una delle giovani marmotte
con noi nel giro post-prandiale
ha ritrovato la mandibola di un cinghiale,
che allego prima che su lei faccia notte.

 

Il senso di Franz per la corsa

Sono giorni di grandi sogni. Sono in luna di miele con l’atleta che ha raggiunto l’obiettivo. Il limite di 1h40 poteva diventare uno spauracchio e invece l’ho superato, con costanza e disciplina.

Quante me ne sono venute in testa, in questi tre giorni, di gare lunghe da fare. E come sempre, divento iperbolico. Ma una cosa l’ho imparata: dall’infortunio dell’anno scorso e dalla preparazione coronata da successo di quest’anno.

Ho imparato che non si può impostare un obiettivo a freddo.

Non posso mettermi qui a dire: “ora corro una maratona”, “faccio una ultra di 50”, “Faccio una 12 ore”, anzi “una 6 ore”. Pistoia-Abetone, la 50km di Romagna, svariate maratone, altro che ora mi sfugge. Quante ne ho viste in questi giorni. Considerate, accarezzate. Poi mi sono ripreso.

Davvero non posso puntare il dito sul calendario e dire: ok, faccio questa. Perchè prima devo studiare me stesso, vedere come reagisco ai 25 (bene, credo), ai 30 (uhm, ok), ai 35 (eh, ma manca tanto?) ai 40 (argh) e così via.

Potrei deciderlo per una mezza, punto il dito e dico: “faccio questa qui”. Tanto la sua preparazione è super-rodata. Ma non posso farlo per distanze superiori, laddove devo ancora imparare tutto.

 

Posso scegliere il “senso della corsa”

 

Piuttosto posso scegliere l’umiltà, il voler cominciare da capo. Corro da un mucchio di tempo, ma in realtà non so nulla di me. E questa è la più grande verità che sta dietro anche ai più grandi successi: sono arrivato fino a lì, ma dove posso arrivare?

Piuttosto, posso scegliere il “senso della corsa”. Dove voglio dirigermi con i miei passi? Quali sono le cose che voglio provare? – dietro le risposte a queste domande si cela l’imperativo: “Fai!”

Costruire pezzo per pezzo il chilometraggio, annotare le impressioni, mandare giù i periodi no, conservare come tesori gli allenamenti venuti bene. E allora arriverò a capire piano piano cosa c’è dietro la prossima curva e la distanza diverrà mia amica.

Io in questo periodo cercherò di allenarmi su terreni collinari, con salite e discese anche di un certo “peso” (ho in mente Oramala da Varzi e Serra del Monte da Cecima), correndo ma anche camminando. Aumentando piano piano la distanza. Cercherò di dedicare sessioni alla corsa (quelle saranno magari con pendenze più dolci o prive di pendenze) e spero di trovarle di mio gradimento. Voglio potenziare le mie gambe.

Questo è il senso della corsa per me, ora. Non è dire: voglio fare questa o quella gara. Piuttosto è voler correre libero e costruire il mio corpo. Voglio allungare la striscia positiva di mesi di allenamento.

Lo dicevo nel post di apertura di questo blog, che è un running weblog:

 

“Lo scriverò nella consapevolezza che dovrò conquistare la strada metro per metro, ogni volta che uscirò. Nel buio, al freddo, nella canicola, contro il vento o con una giornata perfetta. Ed anche con ogni condizione mentale.

 

Non ho obiettivi – tanto meno chilometrici – se non quello di migliorare me stesso. Emil Zátopek mi guarda dall’alto. Benevolo, spero, ripetendo un mantra buddhista: “Pain is inevitable. Suffering is optional“.”

 

Invoco ancora la benedizione di Emil.

 

 

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