18K e un pensiero

Ieri mattina sono uscito a correre 18K. Come se fosse ‘acqua fresca’. Non fraintendetemi, 18 chilometri sono tanti, ma ciò che osservo è che io li considero una ‘distanza tranquilla’ e infatti non ho avuto grossi problemi.

Osservo uno spostamento non solo nel mio corpo ma anche nella mia mente.

E allora penso che 18 chilometri siano più o meno il minimo sindacale per chi sta pensando a portarsi verso distanze maggiori (i 30, i 40, i 50). Ovviamente ciò non è vero, perchè allenamenti corti veloci, ripetute, tempo run, non li puoi fare così lunghi. E corti veloci, ripetute, tempo run servono all’organismo per curare la parte reattiva del processo di correre.

Se io corressi solo lunghi, alla fine raggiungerei una piattezza di prestazione che non gioverebbe. E mi farei anche male, alla fine. Introducendo 6 o 7 chilometri fatti velocemente, con ripetute da 500 metri o 1000 metri a 4’10” aiuto il mio corpo a sentirsi vivo, fare un tempo run di 13,5 chilometri in un’ora mi fa sentire performante.

Insomma, non disdegno nessun allenamento (e anzi più corti sono più sono fetenti, per me), ma diciamo che nella mia mente ora i 18K sono “il minimo”. Mi piace la sensazione che mi dà l’affacciarmi su una nuova fase di libertà e scoperta.

Ed ora un pensiero, che sta sempre sotto tutto ciò che faccio e che dico. una gratitudine per chi ci ha fatto liberi lottando, portando avanti un’azione di libertà, una Liberazione.

Il pensiero di ieri, di oggi, di domani: Viva la Resistenza sempre!

 

 

 

 

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