Il viaggio dell’eroe

Siete pronti al viaggio dell’eroe?

Hanno detto che un viaggio di 1000 km inizia con un solo passo.

Beh, nel mio caso inizia con 21 chilometri. Fatti bene.

In questo caso, però “un passo” e “21 km fatti bene” sono la stessa cosa:

fungono da trigger, da grilletto.

Insomma… clic! Qualcosa fa clic e si apre un panorama nuovo davanti a te. Come quando arrivi in cima a una collina che pensavi essere la parte più alta della tua gita fuori porta e… ti ritrovi davanti una montagna. Clic!

 

Le sfide non finiscono mai.

 

Se domenica mi capitasse di correre sotto l’uno e quaranta (21 km fatti bene) inizierei a prepararmi per distanze più lunghe; oppure per fare il duathlon, disciplina che connette i due poli principali della mia sportività: uno attivo (la corsa) e uno da tempo sopito (la bici, che almeno da una dozzina di anni non uso per fare sport).

 

Volendo considerare una maratona (la regina delle distanze) ho sempre avuto in testa un pregiudizio a riguardo: non avrei potuto correrla se prima non avessi abbattuto i 100 minuti nella mezza. Tempo che equivarrebbe – a spanne e manazze – a 220 minuti nella maratona – per via di un rapporto di conversione applicabile ai non professionisti allenati, come potrei essere io che è il 2,2 (vedere letteratura a riguardo).

Tre ore e quaranta minuti per 42 km vanno bene. Di più, no.

Il mio è un pregiudizio bello e buono. Lo so, ma almeno non voglio imporlo a nessuno. Per ora l’ho imposto a me stesso. Ma dopo la Stramilano, spero di dimostrare che questa non era l’ennesima scusa per non affrontare quello che tempo fa ho definito come la mia kryptonite.

Il viaggio dell’eroe, dunque. Si dà il caso che quell’eroe sia io. Anzi, voglio essere io. Clic!

 

 

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Dopo il pibì di mercoledì

Massì, permettiamoci il lusso di essere un po’ pessimisti, và!, che è lunedì. (vedi infografica)

After10K_PB.JPG

 

Dopo il 10K in 46’02” che mi aveva fatto tanto sorridere mercoledì sera e dopo il certificato medico agonistico conseguito giovedì (l’unica volta che associo davvero l’idea di atletica leggera con me, l’unico momento in cui mi penso “atleta” e solo perchè il mio nome e la dicitura “atletica leggera” stanno sulla stessa pagina del certificato); McMillan dà il suo freddo responso. Così si scuce un 1h42’37” (12 secondi sopra il mio PB, quindi almeno questo migliorabile). Altro che scendere sotto l’ora e 40.

Allora mi permetto di essere un po’ scazzato, ma solo un pochino… 🙂  …anche perchè in fondo credo ancora nell’intervento di un PACER EX MACHINA!

In fondo noi runner crediamo ancora nei “K” (altro che i Giga che tutti promettono).  Noi runner, crediamo nelle favole. Intanto di sabato ho corso un bel 26,8 km in 2h13′ e rotti, chi mi segue su facebook ha seguito il live dell’evento… 🙂 

La vita è uno sport. Trova il tuo.

Una delle prime cose che succedono a un runner che sta in paranoia per la corsa è rimanere agganciato al calcolo del proprio ritmo e alla volontà – disperata a volte – di migliorare il proprio tempo. Contro tutto e contro tutti.

Dopo un certo periodo, il runner preso male scopre le ripetute. Non ci sono santi, le ripetute vanno fatte per velocizzare il proprio ritmo. E poi quando è un po’ che le fa, scopre che le ripetute sono un termine vuoto se non è adeguatamente pianificato e sostenuto. La lettura di migliaia di tabelle e tabelline per scoprire la pietra filosofale della corsa è un’altra caratteristica di chi sta in paranoia con la corsa. ne è il passo successive.

Ma c’è sempre un ma. Ed è questo:

NON BISOGNA ESAGERARE!

Ad esempio, per limare il mio tempo sulla mezza, diciamo per correre dai 1h44′ (attuali e freshi freschi) a 1h41′ (o peggio 1h39’59’…) come faccio? E per farlo in due mesi, poi! Diciamo che 4′ minuti da limare sono tantini… Ma sono tanti anche 3’…
Eppoi trovo questa, che è una condanna…  (giù per questa pagina )

“If you goal is to go under 100 minutes for your upcoming half marathon then it is expected that you are able to run 5km in 22 minutes or 10km in 45 minutes.”

10K a 4’30”! Follia pura!!! Diciamolo, il mio migliore 10K del periodo è stato di 47’50” (va bene, annegato in un 13K ma i primi dieci “con intenzione”). E non ho nemmeno il tempo di uscire una volta e prendere il tempo su un 10K puro, perchè devo metter su chilometri.

life-is-a-sport

E poi c’è la questione dell’aging. Nel 2013, epoca del mio PB, fatti i conti avevo 4 anni in meno… e quindi dovrei limare anche contro quei 2 o 3 secondi a km all’anno che vengono persi in maniera del tutto natural e fisiologica. Così, per risolvere la diatriba tutta interna alla mia scatola cranica, dovrei quanto meno godermi i tempi (fanatastici) che sto facendo senza mastruzzi mentali e poi… poi pensare questa cosa:

“L’impresa è disperata”.

Bene! Mi Piace! Se l’obiettivo sembra irraggiungibile, bisogna pensare a fare del proprio meglio. E vedere cosa se ne ricava. A volte bisogna tacitare la propria testa prima che ponga obiettivi parossistici. Vero che è la testa a spingerti a migliorare. Ma a un certo punto, bisogna anche ascoltare il corpo, che ha in sè una certa saggezza direi “più orientale”, più legata al respiro naturale delle cose. In fondo è il corpo che tocca terra e che persegue la strada.

E poi c’è un’altra cosa, la vita è una maratona e non uno sprint. Non puoi bruciarti perchè vuoi correre veloce. La vita è uno sport. Fa in modo che valga. Trova il tuo ritmo.

DISCLAIMER: Nike non mi paga per questo logo e claim su una mia pagina. Nike è nell’immaginario collettivo della corsa. Nessuno lo può negare, come che io sia un bravo ragazzo…

Las entrañas del Forlanòn

forlanon

Stamattina era la mattina del lungo, tanto atteso e rimandato di una settimana. Lungo a toccare la distanza della mezza. E c’erano pure -3°C…
E proprio stamattina non mi risolvevo a decidere che percorso fare, perchè un po’ ero attratto da tornare a est di Paperino ma d’altra parte mi scocciava non passare dal percorso che più mi dà soddisfazione (e nutrie) attualmente:
– Linate paese, con il barista gentile che mi salvò in un giorno di giugno con un bicchiere d’acqua (non sono più passato a bermi una birra, però)
– il Ponte Viola che viola non è più per poi inanellare Parco Forlanini (alla svelta e di sbieco), aeroporto e Idroscalo…

Solo che facendo questo percorso per poi allungare a Malaspina Besozza e Pestazza (e magari Castello) temevo che risultasse troppo – anche se più o meno, a fare mente, locale si sarebbe potuto fare poiché il chilometraggio c’era.

Ma cosa avrei fatto se la benzina fosse finita? Mi scoccia tornare a piedi, quando non riesco più a correre.

Come al solito, quando si è bloccati l’importante è iniziare a fare che poi la soluzione viene da sé, magari tramite un’intuizione, come è successo stamattina.

Quindi mi sono avviato e ho salutato il fetido incedere del Lambro (particolarmente acre today) e poi via via le nutrie, alcune nascoste tra i rovi, e poi gli splendidi uccelli bianchi, sempre due, e le loro compagne grigie. Almeno così penso che sia la faccenda, qualche ornitologo mi aiuti. Uno di questi “aironoidi” mentre passavo traversava un canale di fianco con aria furtiva come per sfuggire al malefico predatore nero-vestito. Da S.Ambrogio, chiesetta di Linate, il percorso sale un po’, diventa un po’ più faticoso, forse c’è una piccola salita, ma è impercettibile: non te ne accorgi e inizi a fare fatica e pensi di essere tu a non farcela più.

In altri tre chilometri, un po’ desolati devo dire, si arriva al ponte viola che unisce l’Aviazione al Parco Forlanini. Si passa dietro gli hangar dei voli privati – Linate Prime o quel che è – con il portato di NCC, gioielli Tiffany, aperitivi in qualche luogo esclusivo e quant’altro. Ma a quell’ora c’è poco movimento. Dall’altro lato della strada invece movimento ce n’è: i lavori di messa in sesto degli argini del Lambro intanto procedono e fanno intravedere una specie di quella che io definirei “balza”, circa a metà dell’argine, dove ci starebbe bene una ciclopedonale. A parte la puzza del Lambro stesso in certi giorni, sarebbe bello poter sfruttare un percorso “nella natura”.

Mentre correvo, il panorama cambiava (lo fa sempre drammaticamente) e le nutrie che sotto Linate paese sono vive e vegete, qui le trovi morte. Il ritmo quello no, sempre fisso sotto i 5’/k, tanto che mi sono detto: qui rovino l’allenamento, come faccio ad arrivare a 21K?

L’illuminazione è arrivata sul Ponte Viola, quando toccavo i 6,5 chilometri. Mi sono chiesto: ma qui al Forlanini non corro mai veramente, ci passo solo di lato… Un po’ mi dispiace, questa cosa. E prima che finisse il ponte (e un bel ponte di circa 200 metri, vero GPM del percorso con culmine sopra il viale Forlanini) ecco che avevo deciso: scaverò nelle budella del parco un percorso soddisfacente. A conti fatti avrei dovuto fare più o meno 8K all’interno del parco. Mi è venuta in mente una canzone degli Inti-Illimani (eh già!) che a un certo punto fa:

“Un día el cobre se alzará
y en las entrañas del carbón
temblará el grito contenido de la tierra.
¡Para el traidor no habrá perdón!”

(Canto a los caìdos)

Per il traditore non ci sarà perdono, e questa cosa l’ho un po’ legata a una notiziuola che mi fa ribrezzo (mi fa muovere le budella): si torna a parlare di intitolare una via (o un luogo toponomastico, insomma) di Milano a un uomo politico che ha profondamente diviso l’opinione pubblica: Bettino Craxi. Io sto tra quelli che mai e poi mai vorrebbero una via intitolata a questo uomo politico morto e sepolto ad Hammamet. Cioè, in fuga, soprattutto dai suoi misfatti. Mi dispiace, ma proprio mi si rivolta lo stomaco. So anche che quando un sindaco (il simpatico e disponibile Beppe Sala, che non guarda mai alò profitto ma solo all’onorabilità del suo operato…) tira fuori l’argomento, vuol dire che ha convenienza a farlo, per ottenere qualche appoggio in più. Io, fortunatamente, posso permettermi il lusso di avere schifo di ‘sta roba.

Insomma, mi si rivoltavano las entrañas anche mentre correvo. E mentre pensavo a questo, intanto io stavo rivoltando ben bene tutti i passaggi nel Parco, arrivando anche ad abbracciare il centro Saini per poi ripiegare sul parco, sul laghetto ghiacciato, sui viali interni sempre placidi e dominghi (anche se oggi era sabato). Il sole giocava con gli alberi e ho visto erba verde lucente e smeralda sotto i pini ad un certo punto, talmente bella che volevo fermarmi. Ma dovevo continuare, i 21.1 aspettavano il mio ritorno. E così non mi sono fermato.

La cosa incredibile oggi è stato di nuovo andare fuori dalla comfort zone, finendo i 12K in 58’15” (quasi un minuto in meno di domenica scorsa sui 14K) con un tempo molto veloce (per me) e poi continuando a lottare con chilometri (dal 13 al 19) sui 5’00″/km per lasciare qualcosa al 20° (5’10”) e 21° (5’20”).

Ma grande sodddisfazione, questo percorso, lo chiamerò “vado a correre al Forlanini” anche se per arrivarci, al Forlanini, in A/R ho da fare 13K. In ogni caso, ne vale la pena e poi si può modulare la distanza che si vuole.

Ora so anche un’altra cosa: mi sa che a ‘sto giro abbattere il muro della 1h40’ il 19 marzo sarà difficile (mai dire mai però), ma potrei benissimo abbassare il mio PB. il muro si trova a 4’9″, mentre il PB (fatto a marzo 2013) sta a 1’42”. Fattibile, che dite? Comunque il mio obiettivo è fare 1h39’59”. Tiè!

 

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