18K e un pensiero

Ieri mattina sono uscito a correre 18K. Come se fosse ‘acqua fresca’. Non fraintendetemi, 18 chilometri sono tanti, ma ciò che osservo è che io li considero una ‘distanza tranquilla’ e infatti non ho avuto grossi problemi.

Osservo uno spostamento non solo nel mio corpo ma anche nella mia mente.

E allora penso che 18 chilometri siano più o meno il minimo sindacale per chi sta pensando a portarsi verso distanze maggiori (i 30, i 40, i 50). Ovviamente ciò non è vero, perchè allenamenti corti veloci, ripetute, tempo run, non li puoi fare così lunghi. E corti veloci, ripetute, tempo run servono all’organismo per curare la parte reattiva del processo di correre.

Se io corressi solo lunghi, alla fine raggiungerei una piattezza di prestazione che non gioverebbe. E mi farei anche male, alla fine. Introducendo 6 o 7 chilometri fatti velocemente, con ripetute da 500 metri o 1000 metri a 4’10” aiuto il mio corpo a sentirsi vivo, fare un tempo run di 13,5 chilometri in un’ora mi fa sentire performante.

Insomma, non disdegno nessun allenamento (e anzi più corti sono più sono fetenti, per me), ma diciamo che nella mia mente ora i 18K sono “il minimo”. Mi piace la sensazione che mi dà l’affacciarmi su una nuova fase di libertà e scoperta.

Ed ora un pensiero, che sta sempre sotto tutto ciò che faccio e che dico. una gratitudine per chi ci ha fatto liberi lottando, portando avanti un’azione di libertà, una Liberazione.

Il pensiero di ieri, di oggi, di domani: Viva la Resistenza sempre!

 

 

 

 

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Pioggia intensa

“You don’t stop running because you get old, you get old because you stop running.” – Christopher McDougall

Senza sforzo apparente. La mia distanza settimanale si sta portando verso i 50 km, dopo aver risieduto per un po’ tra i 40 e i 45.

Il numero di sedute è almeno 3 a settimana (stabile, senza sconti da mesi, tranne cadute e malattie) ma a volte diventa 4. Mi sono accorto che per passare sui 50 km non ci si può ammazzare in tre sedute: significherebbe una media di 16 km a seduta, che non ha proprio senso per uno che prepara una mezza.

Invece 4 sedute di cui 3 sui 10K e una più lunga hanno molto più senso. Intanto si impara a stare su una distanza dei 10K o dell’ora di corsa, come se fosse la base di allenamento. Ho scoperto da tempo che le ripetute hanno un cuore di 4 o 6 km di esercizio, ma poi si contornano di altrettanti di riscaldamento e defaticante.

E sono tutti chilometri in cascina che poi aiutano a affrontare la corsa da ogni punto di vista. Ti capia di correre al caldo e al freddo. E poi in certe giornate particolari. Prendiamo ieri mattina. Di solito a me la pioggia non mi sposta più di tanto: c’è da correre, si corre. Anzi, ho trovato una sorta di confort nella pioggia.

Ma ieri mattina ho dubitato fortemente di riuscire a uscire sotto la pioggia. Era come se venissero tirate delle secchiate d’acqua. Poi ho pensato che questo test dovevo farlo per forza, che era da un po’ che non facevo più di 16 chilometri e che 18 mi avrebbero dato la sensazione della mia preparazione per la mezza del 25 Marzo.

Ho pensato: ‘Sentirò la pioggia durante il primo chilometro e poi basta’. Mi sbagliavo, l’ho sentita almeno per cinque volte tanto. Ma ormai ero  bagnato e quindi tanto valeva continuare.

Ne è valsa la pena, dopo i primi 6 tranquilli, sono riuscito a impostare una corsa tra i 4’40” e i 4’50” senza troppo sforzo. Sotto una pioggia così pesante, mi è parso un buon risultato. Un test intenso. Un test valido.

Ieri ho corso che SupeOp mi dava Giallo 81%. Stamattina mi dà Verde al 95%. Ma non andrò a correre, anche se ormai so che è un’occasione persa. Che dire? Tengo famiglia… 🙂

 

#meglioilmeno 18K

Decidere è la cosa giusta. Decidere la cosa giusta. Fermare i K a 18. Perché la madonna l’ho vista settimana scorsa e se mi rivede poi mi chiede del perché non sono a messa.

Giovedì sera ho già dato. Ieri giretto defatigante a VenturaLambrate (fuorisalone) con assunzione dei giusti sali minerali (2 Guinness) con pizza al trancio. Oggi mi sono riposato.  Ho giusto fatto un rush finale di 30′ a 4’20” per fermare il tempo su 1h34′ netti.

Primi 10K a 51’30”. Il tutto condito con la location Idroscalo, in ben due giri hanno fatto da parte centrale dell’allenamento.

Vado a studiare le prossime mosse.

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Situazione Win-Win

Alla Inzaghissima hanno cancellato il percorso da 21K. Formalmente, risulta essere l’evento non predicibile (come il Presidente che non ti aspetti) che risolve il mio personalissimo dubbio (12 o 21). Anche grazie al suggerimento “ma perche’ non fai 6+12?

Ma la sensazione sembra quella che oggi, a correre, abbiano vinto tutti: chi voleva fare sei km ne ha fatti 12, Attilio ha finito la Maratona sotto le 3h50′, io ho sciolto i miei dubbi, creando un personalissimo percorso di 6K+12K. Alla fine ho messo in cascina 18,37K in 1h27’05” e sono molto contento. L’andatura sui 4’45” non è male, sono crollato (ho dovuto resistere) negli ultimi 2K, ma me l’aspettavo ampiamente.

Anche considerato il fatto che la sera prima sono uscito a cena e sono andato a letto rimpinzato di dolci e pizza e birra alla 1 e 15. Sveglia alle 6.15. Fate vobis. Io, sono contento.

L’organizzazione della gara è stata buonissima. Percorso molto suggestivo, tra i campi e odori conseguenti. L’unica nota negativa: al ristoro il thè alla pesca! 🙂

Alla fine mi sono pure dimenticato del “nuovo’ Presidente della Repubblica. Re Giorgio. Un’altra occasione persa, secondo me.

Allenamento 8 Febbraio. Cucù, cucù, Orione non c’è più.

Push the sky away” (Nick Cave & The Bad Seeds)  nickcave-000027751368-u46f6i-t200x200

Insomnia magistra vitae. Come dicevo tempo fa, l’insonnia mi fa visita di primavera. Ma quest’anno ha deciso di fare due puntatine preliminari. Ormai so cosa devo fare: mi alzo, mi preparo e corro.

Anche stamattina. Sveglio dalle 3.15, aspetto invano una ricaduta nel sonno fino alle 4.45. Quindi mi alzo e mi preparo. Maglia termica maniche lunghe, tuta termica lunga, calzine e le mie azzurrone splendenti (di cui sono sempre più cotto) ai piedi.

Per fugare ogni dubbio sulla partecipazione alla Stramilano (so che è prematuro ma mi sentivo un po’ insicuro), ho deciso di fare un test lungo. Non si dovrebbe fare così, perché dai 12K dell’ultimo mese sono passato a 18K. Ma la testa lo esigeva. Allora, a garanzia del corpo, ho deciso che avrei corso tranquillamente. E così ho fatto. Solo che il “tranquillamente” è stato tutto una trattativa corpo-mente, costante per tutti i 18 chilometri. Il corpo stava bene e cercava il 4’45”, la testa (stavolta in funzione di garante) cercava di frenare, in vista della distanza più lunga.

Esco di casa e mi accorgo di una stellata ben diversa da quella di Settembre, 14 dove Orione mi si era palesato in tutta la sua stazza. Non c’è, si è dileguato. E pensare che sono solo le 5.10 del mattino e dovrebbe campeggiare. Magari è già basso tra i capannoni dell’hinterland. “Chissene…”, penso. Eppure non avevo parlato così, 5 mesi fa. Ero rimasto impressionato dalla visione. e nemmeno la luna c’è. So che sarebbe sorta più tardi, e so che sarebbe stata in guisa di falce sottilissima. Ma passo sopra la valle tangenziale e lì non c’è. Ore 5.15. Sarebbe poi apparsa alla mia vista un’ora dopo e quasi quasi stavo per riprenderla: “dove sei stata fino ad ora?”. Lascio perdere: il manto della notte, anche quello bordato di azzurro dell’alba che nasce, ha su di me un effetto anestetico.

La luna- più a est - fotografata da Monica
La luna- più a est – fotografata da Monica

Bene, dico, lasciamo perdere il cielo (tanto rimane sopra di me): concentriamoci sull’atto tecnico. Corri corri corri, passo dopo passo. Dopo il primo freddo sentito aspettando che il gps prendesse il satellite (con la cerbottana), mi scaldo all’istante, dopo 200 metri di corsa.

Taglio a metà Cologno sulla direttrice principale, anzi devio un po’ passando per Indipendenza, Cavallotti, Marche. Poi arrivo a Cascina Gobba e decido di andare verso Vimodrone, invece poi tiro dritto e mi aggancio a viale Padova.

E’ tutto un incontrare netturbini e altri lavoratori della notte, mentre piano piano dai palazzi arrivano quelli del primo turno oppure sono già in attesa di un bus alla fermata. Vedo anche un addetto alle pompe di benzina nella classica livrea grigia con fasce rosse e gialle che si reca al lavoro. Cavolo, deve essere proprio presto. D’altronde è per questo che sono diretto verso la città, perché non c’è in giro molta gente (e soprattutto non molte macchine).

Seguo il Naviglio fino all’altezza di via Ponte Nuovo, che percorro tutta fino ad arrivare nella via nuova del quartiere tutto palazzoni (mi dicono che costruiranno piscine e servizi, sempre dopo, penso io) che mi rimanda certi flash dai libri di James Graham Ballard – più Condominium che Millenium People.

Per quanto riguarda le gambe, stanno bene fino al 14° chilometro, poi inizia a sentirsi la fatica. Deve essere anche perché sospetto un pezzo di falsopiano nel percorrere il ritorno verso nord. Ma aldilà di quattro chilometri sopra i 5’/km, riesco poi a riportarmi su questa andatura per i chilometri finali. E questa è una garanzia ulteriore.

Alla fine sento le gambe (minimo, perché il rischio nell’aumentare del 50% la distanza di botto era alto) e più tardi – dopo lo stretching, dopo la doccia, dopo la colazione, dopo il viaggio verso la giornata che incomincia – il dolore si stabilizza nel polpaccio sinistro. Semplice dolore da sforzo esagerato. Passerà, ne sono passati di molto peggio.

Questo test è stato doppiamente interessante: ho corso in città e sono riuscito a buttarmi oltre la “comfort zone”, scoprendo che non è poi così male. Restano sei settimane per fare qualche lavoro di qualità, qualche lavoro veloce e qualcuno lungo.

Dati tecnici dell’allenamento – 8 Febbraio 
Chilometri: 18,16 chilometri
Tempo: 1h30’39”
Media al km: 4’59”
Ora di partenza: 5.13
Temperatura: fredda (intorno allo 0°)
Umidità: bassa

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