(Oggi 8)^(-1) – A Mind Full of Ness

“A MInd Gfull Of Ness. I.”

Rivolgiamo questo “Oggi 8” al contrario. Oggi 8 è un’espressione che significa “fra 8 giorni”. (Oggi 8)^(-1), invece, la voglio usare per rivolgere all’indietro lo sguardo agli ultimi 8 giorni – a partire da ieri. Quindi [ (Oggi 8)^(-1) – 1 ].

Sono stati giorni di running, orami non c’è che dire: 15K+1,5 domenica, 17K martedì, 14,5K+1 sabato, 12K domenica. Fanno sessanta chilometri, tra l’altro in uno dei periodi più caldi dell’anno. A dimostrazione che se uno vuole, può. Anche farsi male, ma non è questo il caso. So che però ora non ho più il problema di ripartire (l’ho fatto senza accorgemene) e posso preparare qualcosa per settembre (forse farò una 30K).

Ho diviso le mie corse tra Forlanini e Idroscalo, per due volte li ho toccati tutti e due. Il giro che comprende tutti e due prevede quella grossa tirata per salire fino al Ponte Viola (è azzurro, tranquilli, ma per me rimane il Ponte Viola), svariati chilometri dopo i quali scollini il ponte e poi ricominciare da zero. Così spesso mi sento, come se lì iniziasse la corsa. Martedì mattina addirittura ho circumnavigato l’Idroscalo e poi mi sono spinto all’ingresso di San Felice per poi tornare verso casa da Mezzate. Mentre ieri sera ho rivisto il Cagatoio n.5: era bello nella luce della sera, con le sue pareti esterni giallo limone acceso. Mi sono quasi commosso, satvo per fermarmi a fotografarlo,ma l’incongruenza della cosa mi ha fatto desistere. Già non stavo in piedi e mi mancavano 4 chilometri a casa… ci mancava solo la foto panoramica di un blocco servizi igienici.

Mentre corro, pratico la mindfulness, l’attitudine mentale del restare consapevoli – che va ricercata tramite un programma formale e molto preciso. Nell’ambito (molto sperimentale e molto mio) della corsa si concentra tutta tra: 1) sensazioni velocizzate di appoggio dei piedi; 2) respiro e 3) sensazioni nel petto. Ci sono delle regole: quando devo fare attraversamenti affollati o di strade, la consapevolezza va a quelli (e tutto sommato posso anche fermarmi: l’iea è meglio un inconsapevole vivo che un buddha morto). Tutto il resto, deve essere 100% dedicato alle sensazioni fisiche della corsa.  Quando arriva un pensiero gentilmente – ma con risolutezza – lo accompagno fuori dalla mente e continuo a stare sintonizzato su quello scampolo di me: mentre corro così mi sono accorto di essere un petto affannato con dei colpi che provengono da sotto, cadenzati e incessanti. E sono vento sulla pelle.

Rimanere focalizzati sulle sensazioni fisiche della corsa è proprio la chiave della rinascita di Running Franz (dalle ceneri che ne erano rimaste). Infatti, io domenica 18 ero uscito per provare a correre. Visto che il mercoledì prima avevo fatto un tempone (7K in 32’15”) allora mi sono detto: “Ok, oggi corro mindful e vedo dove mi porta”. E mi ha portato lontano, a 15 chilometri che poi sono diventati 16.5 perchè ho aggiunto un pezzo in più (separato però dal corpo di allenamento principale). Non male, ragazzi, non male. Mi faccio anche meno problemi se devo fermarmi e camminare un po’ lo faccio. Perchè restando concentrato sul corpo significa che lascio perdere gli obiettivi che la testa vorrebbe imporre e pongo l’accento su ciò che il corpo mi dice.

Per maggiori informazioni “sulla” Mindfulness – in particolare sui corsi MBSR (Mindfulness Based Stress Relief) –  informatevi presso l’Associazione Italiana per la Mindfulness o scrivete a:aim.mindfulness.

 

 

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Sono la tua ombra

Potrebbe essere ripetuto a nastro, Sanvean (che trovate qui sotto), fino a coprire l’ora e 27 minuti dell’allenamento di stamattina.  Con i suoi picchi e le sue valli basse, i suoi vuoti improvvisi in cui plana – di nuovo – la voce di Lisa Gerrard.

Sono partito alle 4:47 del 4/4/2017, perchè avevo finito di dormire molto tempo prima. Ci vuole coraggio per decidere di troncare netto un sonno che stanca. Si ha sempre l’illusione di poterlo migliorare e ci si ritrova alle 6 con il solito pugno di mosche in mano.

Quindi via, nel buio, ma con la torcia che le bimbe mi hanno regalato per la festa del papà. Che ho trovato comodissima e utile, ben oltre le mie aspettative! Da indossare in testa, illuminava molto bene anche sulla posizione di luce minima. Quando ho provato a passare alla luce più forte, ho visto un aereo virare per seguire la mia lucetta, piuttosto che la pista di Linate su cui si era già allineato. L’ho subito spenta e sono passato di nuovo alla luce minima, così ho potuto illuminare nutrie e quant’altro potesse pararsi davanti, nel buio tratto intorno alla pista, senza disturbare il traffico degli aerei privati che ho scoperto esserci prima delle 6.

Guardando i tempi, mi sembra che siano stati buoni, con gli ultimi quattro chilometri un po’ più lenti (sui 5:20/k), ma ho deciso che andava bene così, inutile dannarsi. Ho messo via 17K sereni, in pace. Per uno che è stato l’ombra di se stesso per un mesetto, ed ora va a caccia di chilometri e di un linguaggio nuovo che sa di memoria e di ricerca insieme.

 

 

Le intermittenze della dieta

“they give you this but you pay for that”

“Vi abbraccio tutti”. Questa frase starebbe bene in un biglietto di un suicida, ma ci arriviamo dopo.

Correre oggi è stato strano, perché non era previsto: precisamente la sensazione è come quando uno vede uno squarcio di azzurro e di sole (magari alle cinque del pomeriggio) dopo un continuo grigiore. Beh, i pensieri si affollano verso l’uscita, verso quello squarcio. Così ho fatto io. Nel weekend erano previsti lavori in casa e quando mi sono reso conto che intorno alle 11 e trenta della domenica avevo risolto un po’ tutto, è stata una sorpresa. Un giochetto da ragazzi mettersi scarpe, pantaloncini e maglietta verde della Graifenseelauf (ah, c’è quello con la maglietta verde,  dirà chi mi vede sfrecciare verso il Carengione). Visto che ora mentre scrivo si è messo a piovere, direi che ci ho dato dentro con la serendipità, col qui-e-ora, col vai dove ti porta… Il tempo era perfetto, appena velato con qualche sprazzo di sole, ma non troppo che si trattava pur sempre di mezzogiorno!.

Circuito

Se guardate l’immagine, cosa salta all’occhio? Non è uno di quegli esercizi per la mente quantica, ma se cliccate andate su garminconnect. Qua, non ci son cazzi. Salta all’occhio che manca un pezzo per concludere l’anello. La mia idea malata era legata alla frase iniziale. “Vi abbraccio tutti”. Prima che dal chilometro 8 al 13 mi venisse in testa “Hey hey my my” (colpa del mio gruppo, ne facciamo una versione molto dura, into the deep dark, diciamo), la mia mente era occupata dalla frase “Vi abbraccio tutti” e non intendevo suicidarmi. Intendevo abbracciare nella mia corsa i parchi: Carengione, Malaspina, Besozza, Idroscalo (che puttanaio oggi, se mi si concede il francesismo, c’era il Red Bull Flag non so che con tanti macchine volanti che manco Leonardo!) e per finire il Forlanini (oggi tutto sommato in tono minore, con pochi raduni oceanici, uno proprio sotto il ponte viola). I primi tre parchi erano quasi deserti, forme di vita intelligente che se ne tornava a casa per pranzo e qualche runner che avrebbe fatto lo stesso. Non come il pazzo che mentre correva i primi 3 o 4 chilometri ha deciso di uscire dalla zona di comfort (Beh Paola, ce l’ho fatta sicuramente) e provare l’ignoto: il collegamento tra Besozza e Idroscalo, che è risultato un po’ deludente a dirla tutta, anche se non mi aspettavo granché, si è di fianco alla Rivoltana. Però questo fatto dell’uscire dalla zona di comfort è positivo: ho corso a mezzogiorno, che di solito io “no mio dio non posso, mattina presto assolutamente” se no cosa succede e poi mi sono detto “massì dai puntiamo ai 25K”. Non era assolutamente detto che ci arrivassi (e infatti non ci sono arrivato).

Bene, ho abbracciato tutti. L’ho fatto, ma poi stavo per rendere l’anima – me l’hanno data in prestito – quando ho superato il ponte camminando (chilometro 17) e ho riprovato a correre. Non sono riuscito a tenere più di 200 metri, così fino ai 19,30 ho di fatto camminato. Poi ho convertito la corsa in camminata sul Garmino. Mentre percorrevo viale Rimembranze di Linate, ricordandomi quanto posso essere coglione a buttarmi in certe imprese, ho individuato il problema. Era finita la benzina. Ora mentre camminavo sotto glia lberi e passavao davanti a Sant’Ambrogio (sempre a Linate) ho fatto due calcoli e praticamente ieri ho mangiato: una tazza di cappuccino e qualche biscotto (fin qui tutto normale); a pranzo due biscotti e un cucchiaio di zucchero, che non avevo tempo che dovevo finire la prima mano e poi dovevo sostenere un colloquio via skype alle 15; la sera, dopo aver finito la sessione pomeridiana di lavori, mi sono messo sul divano a guardare Portogallo-Austria (CR7 mi sta sulle balle, ma credo di non esser l’unico qui) ma poi su canale 5 davano Il Diavolo veste Prada e quindi ho preferito guardare quello (anzi, ho preferito Anne), girando sulla partita alle pubblicità. Ho trovato fantastico pensare che Ronaldo sarebbe stato bene nel film, magari come assistente di Miranda. Torniamo alla dieta: Avevo con me un fondo di scamorza affumicata, mezzo barattolo di carciofini sott’olio e una bottiglia di Cabernet Sauvignon Tenuta Ca’ Vescovo che va bene che sono solo a casa ma non è il caso di buttarsi giù.

Ora, facendo un paio di calcoli, con il fatto che ho pitturato qualche parete, fatto cose (ma non visto gente), e lavorato in genere, la bilancia energetica era in pari. Ero abbastanza scarico. Anche venerdì non avevo mangiato granché. Certo che gli uomini di mezza età con famiglia da soli non ci sanno proprio stare, o meglio tornano a uno stato adolescenziale (io quando ero giovane, se mi capitava di stare a casa da solo mangiavo pane e bevevo birra, punto e stop. Che poi era meglio così, perché se partivo con gli esperimenti finivo con frittata al rhum e quindi meglio lasciar perdere). Tutto ciò per dire che avevo poca benzina. Di suo l’allenamento è andato bene, almeno fino al 12°, ho provato a tirare gomitate indietro, ho provato a respirare proprio come mi ha detto Julian. Il disorientamento è iniziato all’Idroscalo quando c’era così tanta gente (che adesso è sotto l’acqua) che ho dovuto correre nel percorso per mountain bike e poi farmi largo tra cocchi volanti e un milione di persone per poi fuoriuscire al Magnolia in direzione Parco Forlanini. Mentre correvo nell’area Magnolia (chilometro 14), ho visto il banchetto della Quilmes che per chi ma il genere (Asado e birra) non doveva essere male. C’erano dei pezzi di carne gigantesca. A me non fa nessun effetto, ma più tardi l’ho associato a una nutria riversa e squartata (certo che le cornacchie un fondo Azteco ce l’hanno, con gli organi lasciati di fianco al cadavere… ma leggete pure Jennings sull’argomento). uscendo c’è proprio scritto state uscendo dall’area del Magnolia, Beware of the city. E in quell’ora (l’una) anche il traffico era impazzito. Tutti in coda. Via da lì subito, ma tra il 15K e il 17K avvisaglie di qualcosa che non andava c’erano, ma non me ne sono accorto, pensavo a dei momenti di recupero come me ne capitano.

In fondo a Rimembranze, a Linate, dopo aver camminato sotto gli alberi, ho riscoperto l’umanità negli occhi del barista che mi ha dato un bicchiere d’acqua. Glielo chiesta con un filo di voce e deve aver pensato meglio un bicchiere d’acqua che un morto nel bar. Ma è stato molto umano. Tanto che ho subito pensato: vado a casa, mi lavo, mangio e poi vado a farmi un paio di birre (non gratis, che lo so che state pensando così!!!)

Ringalluzzito dall’acqua bevuta ho provato a correre di nuovo. Dopo non so quanto (poco) ho dovuto tornare a camminare. La suggestione di qualcosa nel corpo che spinge alla corsa, avvalora la tesi del “No fuel left for the pigrim”. Peccato che era… acqua fresca ed è durata poco. Penso che l’apporto calorico sia pari a zero. Quindi gli ultimi tre chilometri ho camminato di nuovo. Doveva essere la mitica impresa di 23 chilometri e passa ed è stata una lunga carrellata di morte o quasi-morte, premonizione. In realtà la testa ci è andata a nozze con tutte queste variazioni. [Mentre scrivevo intanto ho preparato la pappa e ho anche mangiato: 250 grammi di spaghetti n°5 con pummarola in coppa. Volevo mangiarne 200 ma ero talmente fuso che versando ne sono caduti dalla scatola (e versati per terra) 250. Precisi, eh? L’ho preso per un segno.]

Alla fine sento di dichiarare 17K di corsa e 6K e rotti di camminata, a volte strisciando. Ed una lunga carrellata di pensieri, parole, opere e omissioni che ora vado a confessarmi in cabina elettorale per il ballottaggio. Uno dei due che si sfidano ha uno slogan per il ballottaggio molto accattivante: Diamo colore a Peschiera. E cosa ho fatto, in questo weekend, se non quello?

Life on Mars?

Questo non è solo uno sport. Dice bene Maria Antonietta. Per come la vedo io, questa, la corsa, è una gigantesca macchina tritarifiuti. Tu inizi a correre e macini quello con cui hai interagito negli ultimi giorni. Dalle menate sul lavoro e preoccupazioni varie fino ad arrivare al cibo e al bere, carburanti primari per il corpo. Per questo sono grato a Alberto, ospite di ieri sera nonché allenatore di rugby. Commentando le due bottiglie di Sassella Superiore Nino Negri del 2012 che sono sparite nei nostri gargarozzi insieme a svariati bicchierini di vodka, ha detto che in fondo sono calorie che immagazziniamo. Questo mi ha dato decisamente una spinta nella ricerca di stamattina: percorrere l’anello intorno all’aeroporto di Linate e all’Idroscalo, per abbracciare nuovi orizzonti. Avere la sicurezza di avere in corpo tante calorie (pizzoccheri buonissimi, in primis) mi ha fornito la forza per chiudere il cerchio.

Una tirata di orecchie: possibile che con tutti i soldi che sono girati a Milano nel 2015, non sia stato possibile creare un tratto di 400 metri di pista ciclopedonale – dall’aeroporto verso l’Idroscalo – che permetterebbe una migliore fruizione degli spazi verdi di Milano (e soprattutto di evitare di correre sul ciglio di una strada a doppia corsia che gli automobilisti affrontano come se fosse già un’autostrada  )? Spero che il Running Party – lobby potentissima, dicono – si faccia sentire dai candidati alla carica di Sindaco di Milano sui temi della sicurezza e degli spazi verdi milanesi.

sassella04

Ma veniamo a noi. Ho corso sotto un cielo grigio ma benevolo, la temperatura era appena fredda. I primi 11,5 chilometri li ho corsi in un’ora, poi ho avuto 5,5 di PAM, in cui la volontà l’ha fatta da padrone,  grinta vera per resistere a un’andatura che si avvicinava ai 5 minuti e 30. Toccasana percorrere il ponte viola e scendere nel Parco Forlanini, dove mancavo da tempo. Toccasana sapere che ci si arriva in sei chilometri e mezzo, perché è un bel parco. Toccasana è stato collegare insieme i due luoghi verdi (io sento molto questa cosa dell’integrazione e del collegare i puntini) e quei due luoghi a casa mia. Anche se alla fine ci sono voluti 17 chilometri. L’ultimo chilometro e mezzo ho dovuto combattere per non fermarmi. Mi sono detto che tanto valeva arrivare prima a casa. E così, è venuto fuori un allenamento coi fiocchi, a dimostrazione che la corsa non è solo uno sport, ma è uno stato mentale. E sto tornando alla scimmia preziosa del 2013, quando mi alzavo alle 5:30 per correre allenamenti di 18K. Belle sensazioni, bello riviverle. Anche perché ora il mio progetto di allungare oltre le due ore di corsa o 25 chilometri sembra che si possa realizzare. Sono contento

Per il potere conferitomi dallo status di runner, promuovo il Sassella Superiore Nino Negri a integratore specifico per la corsa.

 

Un abbraccio a tutti. Possa la corsa essere con tutti voi.

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