Non fatelo a casa vostra!

“Mostly we fuck with people’s minds, she said  ( The General’s Daughter,   1999)

Questo post parla di corsa. Finalmente! direte voi miei affezionati lettori…

Delle conseguenze della corsa, per la precisione… quando il chiodo fisso prende il sopravvento. Domenica (1 settimana dalla gara) dovevo fare 12 km a ritmo gara. Oppure 10K alla soglia, ma ne avevo fatti 7 venerdì e inoltre domenica avevo una condizioe SuperOp “leggero” intorno al 30%.

Avrei dovuto farne 12. Ecco il tempo verbale giusto. A ritmo gara, ok, inteso.

Poi ho pensato ne faccio 15, tanto che ci vuole a farne 3 in più.

Ne ho fatti 16… Grande condizione ma che fatica! La testa era assolutamente determinata, tanto che spero di non essermela bruciata questa determinazione.

Ma il fatto grave è che la mente ha preso il sopravvento, come poco sopra accennavo, e si è inventata un giochino diabolico.

Si trattava di correre, e tener conto per ogni chilometri quanti secondi di sbilancio (in più o in meno) avessi sull’ipotetica andatura di 4:45.

Partito, per due chilometri ho simulato una difficoltà di avanzamento dovuta alla folla che si prevede per domenica (soprattutto partendo dal corral giallo dei tapascioni tra I 1:40 e 1:50). Accumulo 22 secondi di ritardo (e secondo me ne potrei accumulare anche di più).

images

Poi dal 3° al 11° chilometro ho recuperato, totalizzando -24 secondi. Quindi -46 in quella frazione, circa 4:40/km di media. Quella media l’ho pagata, perchè poi dal 12° al 15° sono arrivato a -3 secondi (erodendo il gruzzoletto).

Durante il 16° chilometro mi sono dibattuto in una strisciante crisi di testa dovuta al fatto visto che “-3 secondi” – ammesso di fare 4:45 per i restanti 5 km – significa 1:40:09… IN realtà la crisi è durata I primi 500 metri di quell chilometro poi sono tornato a correre bene.

Capito che giochino diabolico mi ha tirato il mio “cattivo padrone”? Non fatelo a casa vostra!

 

Il fatto è che ho anche capito (e scritto nel corpo) che correre forte e accumulare vantaggio è pericoloso. Come fare un gol e poi sperare che l’altra squadra non segni il pareggio o peggio. Invece, dovrei correre con la seguente strategia: correre tre o quattro chilometri a 4:45 per poi piazzare un chilometro veloce (tipo alla soglia, 4:35). Prendendo per buono i 4K+1K, potrei dividere i 21 chilometri in quattro frazioni e poi lanciarmi nell’ultimo a quanto posso… nei primi venti avrei un -40 secondi e a quel punto non dovrei avere problemi a stare sotto l’ora e quaranta.  Di negative split credo di non poterne parlare ancora…

A proposito dell’allenamento di domenica: era stato preceduto da un cena di sabato in cui ho mangiato gnocchi fritti con salumi e formaggi, tigelle, un tris di primi (pisarei e fasò, tagliatelle al ragù e tortelli burro e salvia). Stavo a Vizzolo Predabissi e te lo dico perchè non vorrei che tu pensassi che fossi nel piacentino. Ma ero con un triatleta piacentino, Ricky, e un bel po’ di altri amici. Per scaramanzia, ho bevuto un Rosso Quaranta, sperando di aggiungere a quel numero solo un’ora o poco meno.

Annunci

Pensiero stupendo

“Quid est ergo tempus? Si nemo ex me quaerat, scio; si quaerenti explicare velim, nescio” (Sant’Agostino)

Se qualcuno mi chiede quale sia il mio tempo per chilometro, non so rispondere.
Ma se nessuno me lo chiede, nel silenzio che sento ora nella mia testa, lo so: più lento di quanto io stia correndo in questi ultimi giorni.

Sabato ho avuto una conferma che la testa va tenuta d’occhio. E che probabilmente se uno si allena da solo è solo questione di tempo perchè si faccia male. Va fatto crescere sia l’atleta che l’allenatore interno (inner coach). Infatti non sai mai quando l’inner coach imporrà ritmi o chilometraggi impraticabili. Deve studiare anche lui, prendere qualche certificazione. Non basta l’università della strada, non basta sentirsi bene.

L’anno scorso l’errore era stato più marchiano, avevo preso a fare troppi chilometri, con scarpe non più adatte (scarpe del 2013, per quanto usate poco). E avevo pagato con un dolore all’anca che mi aveva fatto disputare una Stramilano sotto tono. Basta così poco per rovinare mesi di preparazione!

Quest’anno invece ho ripreso a correre tanto da novembre e per ora è andato tutto bene (ecco che me la attiro addosso, la sfiga…). Sto seguendo la tabella e non sto facendo partire l’escalation di chilometri.

Finchè finisco intrappolato da un pensiero riflesso: ma quanto sono veloce!
Ripetute molto veloci (sui 4′, 4’10”), un paio di mezze in allenamento e, giovedì scorso, 12K a una velocità pazzesca (per me, intesi!). Narcisista del running.  E pensare che mi soo anche candidato a diventare frontrunner per la ASICS. Ma se mi faccio male, l’unica cosa che mi resta è quella al PS. E quest’anno ci sono già andato.

Torniamo al riflesso (al “pensiero stupendo”, creato da una mente slegata dalla realtà fisiomeccanica). Succede che sabato mattina esco e non mi ricordo neppure cosa c’è scritto in tabella. Esco e inizio a correre, mi infilo pure in una strada con il brecciolino nuova da via Cavriana (davanti ai prefabbricati dove vivono gli operaio della M4) fino al canile che sta a ridosso della tangenziale uscita Forlanini. Un godimento estetico aumentato.

Insomma, mi diverto molto e intanto faccio 4’50” o 4’55” a chilometro. Tengo nella mano mezzo litro di integratore powerade. Era nella sacca della Stramilano scorsa ed è pure scaduto, ma ho deicso che lo eliminerò passando dall’interno del mio corpo. Devo spesso cambiare mano perchè pesa maledetamente.

Inizio a bere dal 7° chilometro e diventa un assillo anche solo decidere QUANDO bere. Mi impongo di aspettare ogni 5K, ma poi finisco per sorseggiare la bibita ogni 2 o 3. L’obiettivo infatti ora è anche di ridurre il peso. E poi di solito non bevo mai durante la corsa e sempre la mia testa narcisista decide che questo può essere un test per la mezza.

Così arrivo al parco Forlanini e dopo mi dirigo all’Idroscalo. All’ingresso del Magnolia incrocio quattro runner e mi pare di averli incrociati anche sulla pista ciclabile verso Linate Paese, nei primissimi chilometri dell’allenamento.
Mi sorprendo e li saluto calorosamente. Loro rispondono, ma probabile che non fossero quelli di prima. Non sono altrettanto calorosi e io ci rimango male. I colori delle loro tenute erano compatibili ed anche il numero di runner.

Quell’incontro però mi mette sull’avviso: sto andando forte, sono ancora a una media ragguardevole, e probabilmente questo ha iniziato a farmi sragionare. Nel giro di poco questo pensiero scava come un verme la polpa delle mie convinzioni.

cropped-prpldnm.jpg

Dall’incontro con quei tizi: 1) mi sono sentito solo; 2) ho iniziato a pensare che non ce l’avrei fatta a correre altri 7K così 3) a pensare che non dovevo correre ancora 21K 4) che era assurdo uscire sabato mattina presto e correre così veloce dopo l’allenamento velocissimo di giovedì.

E il verme mi farà fermare un paio di chilometri dopo. Ad un certo punto, dopo il 16°, la convinzione della corsa si disperde nell’aria appena nebbiosa dello scalo. Evaporata ogni sensazione di benessere, inizio a pensare che sono a 5 chilometri da casa e che camminarla sarà lunga. Totalmente in dis-agio. Solo questo pensiero mi porterà a completare l’allenamento con 10 minuti di corsa veloce (2.18K) e poi, dopo un’altra pausa breve, con un altro chilometro veloce.

Ma arrivato a casa, mi pare di essere Forrest Gump quando dice “Sono stanchino, tornerò a casa”. Dopo tutti questi chilometri in questi mesi non è rimasto più nulla.
O almeno, nelle due ore successive mi dibatterò come un salmone fuor d’acqua torcendomi tra dubbi. Dov’è finito il benessere? E la mia voglia di correre?

Fortunatamente la saggezza del corpo ha avuto la meglio stavolta. Quando mi sono ripreso (ora sto bene e non vedo l’ora delle ripetute di domani) ho capito che l’allenamento fatto è stato molto valido. Ma ho capito anche che se avessi continuato a correre di seguito, la media sarebbe scesa notevolmente e mi sarei consumato, rischiando un serio burnout mentale.

Ora sono sempre più convinto che le tabelle di allenamento siano l’ancora di salvezza per chi si allena da solo: scritte a mente fredda da gente esperta, permettono al runner spocchioso e supponente (quale sono stato in questi ultime due settimane) di non farsi male o almeno di capire dove hanno iniziato a farsene.

Sono contento di questo pericolo scampato. Ora so che posso proseguire gli allenamenti con più leggerezza e magari arrivare alla mezza con la voglia di un personal best. Ma soprattutto so che il prossimo passo sarà contattare un allenatore e una squadra. Ne ho una famosa vicino casa, Sono proprio un fottuto verme narcisista solitario…

 

 

 

Progressivo e scivoloso

“Pain is so close to pleasure”

Il titolo di un canzone di tanto tempo fa. Pensavo così, salendo sul ponte pedonale che costeggia il famigerato Ponte degli Specchietti, chiamato così per via della larghezza insufficiente della sede stradale che generava spesso collisioni tra i retrovisori delle macchine. Ora non più, perchè è stata allargata. Slippery when wet.

Pensavo: “questa passerella deve essere pericolosa con il ghiaccio”. E non sapevo che di lì a poco avrei aggiunto il grado di pericoloso anche quando è semplicemente bagnato. Pensavo anche al verso “scivola scivola ghiaccio sulle cose la tele dice che le strade son pericolose” del Cherubini.

La tabella (che seguo non fedelmente ma abbastanza da ricalcarne gli aspetti fondamentali) prevedeva un allenamento 18K progressivo 6K CL (5’15” circa), 9K CM (a 5’00” circa) e poi 3K a Ritmo Gara (che ho impostato a 4’44” per il famoso obiettivo della mezza sotto l’ora e quaranta). La stavo seguendo bene, nei primi 6 chilometri frenandomi spesso, nella frazione successiva frenando un po’ meno fino a che è successo che sulla passerella in discesa leggermente bagnata stavo andando sui 4’10″/k e mi è scivolato il piede d’appoggio.

Mi sono rialzato in fretta, dicendomi più volte “che coglione che sono”, “me l’ero anche detto che poteva essere pericoloso” e poi cercando una soluzione a quel mio stare fermo. A parte far rientrare il mignolo della mano sinistra nella sua sede naturale (infatti mi pareva un po’ storto) e tenerlo fermo, non avevo molti mezzi per affrontare la cosa. Per il resto ero tutto intero, a parte qualche botta che ha palesato il dolore più tardi (anche la mattina dopo) sul lato destro del corpo. Ero a 6K da casa. Ho pensato: fermo quella macchina, fermo quel taxi, vado alla portineria centrale di S.Felice, entro allo Sporting Club Marconi, mi faccio soccorrere. Ho fatto: ho ripreso a correre trasformando il 6 9 3 in un 6 6 6 (idealmente). Che bestia! Ho iniziato a correre a 4’40” e per quasi tre chilometri ho retto quel ritmo.

Ho fatto bene a continuare a correre, perchè ho saggiato la mia condizione molto buona. Se infatti avessi corso il progressivo 6 9 3 (senza cadere! LOL) sarei riuscito a portarlo a termine decentemente (e finalmente frenando il mio istinto di correre come un ossesso). In realtà ho corso solo 16K perchè dopo il 3° K  veloce, il mignolo sinistro ha iniziato a farsi sentire e sono ricaduto a 5’/k nel quarto chilometro, decidendo di fermarmi a 1000 metri da casa.

Era da tempo che non sentivo l’impulso al vomito (e dire che di solito lo sentivo per altre ragioni) ma devo dire che il dolore in un paio di occasioni nella mattina mi ci ha quasi portato.

Ora il mio mignolo è gonfio e duro. Ieri mentre era caldo l’ho mosso parecchio e quindi non è rotto o altro. Sono grato a me stesso per la presenza di spirito per aver tenuto duro e corso lo stesso, controllato il dolore e attivato il dito “finchè era caldo”. Come ho già detto a qualcuno, i 5K finali di ieri valgono doppio, magari sono quello step mentale che mancava per capire che si può andare oltre. Oltre il dolore, oltre la soglia, oltre la Zona.

Ah, e comunque. Avete presente i ponti di Madison County? Dico, l’architettura di quei ponti non la mielosa storia d’amore del libro (peraltro letto e piaciuto)… Ecco, il ponte pedonale allo scalo ferroviario di Segrate ne può rappresentare degnamente un extended version. Puoi correre per un buon 600-700 metri sul legno, sotto una copertura di legno. Perchè in fondo ieri avrei dovuto fare due giri di Idroscalo e invece ho deciso di puntare verso nord e conquistare Segrate F.S. e quel ponte. Come direbbe il buon Freddy: “Pain is so close to pleasure”.

 

Allenamento 12 Aprile. 16K e Peppino

Una conferma della mia condizione fisica è arrivata sabato. Dopo 16K (corsi in 1h e 22 minuti) non ho potuto più procedere. La conferma sta nel fatto che il risultato della Marcia ACLI del 6 aprile era in molta parte dovuto alla testa 🙂

Comunque durante la corsa sul Naviglio Martesana ho incontrato Peppino, un grande!, con il quale ho condiviso un paio di chilometri di corsa chiacchierando. Poi sono tornato indietro verso casa, ritornando dal Parco Increa da dove ero venuto. Gli ultimi tre chilometri sono stati belli pesi mi sono bloccato un po’ le gambe. A circa un chilometro da casa ho deciso di camminare. Non volevo scoprire di essermi svitato un femore, insomma. Credo che questa saggia decisione mi abbia evitato fastidi più grossi. Oggi ho solo un appesantimento generico delle gambe, mentre appena finito di correre avevo un fastidio alla coscia sinistra (il che introdurrebbe anche l’argomento scarpe, che lascio per il futuro).

Illustrazione di Rebecca Dautremer
Illustrazione di Rebecca Dautremer

Non è da buttare via questo risultato. Innanzitutto non mi sono fatto male! E poi si tratta di un assestamento verso nuovi orizzonti. Sì, perché gli orizzonti cambiano. Me lo ha dimostrato Bobello con un sms ieri. Ha fatto il record della famiglia allargata di corridori con un ottimo 1h41’30” (si attende il risultato ufficiale) alla Mezza di Genova. Corre, il Bobello!

E corre pure Tòcrito. Da oltre Gottardo mi ha lanciato un 43’06” sui 10K di una gara a Zurigo. Direi che in questo momento sono il più lento del gruppo. Mi devo dare una mossa! 🙂

Allenamenti 14 e 15 Settembre. E 12. E progressivo. E telegrafico.

La cucciola corre. Addirittura fa scatti di 30 secondi in salita verso la fine dell’allenamento. Ottimo. Mi sembra che le piaccia correre, anche se credo mi maledirebbe quando è lì che fa fatica e io le dico di non mollare. Domenica abbiamo avuto anche la buona stella di finire l’allenamento due minuti prima dell’inizio di un lungo scroscio d’acqua.

usterDal punto di vista della corsa, anch’io mi difendo. Sabato 14, a un anno dal famoso Orione che mi occhieggiava e dell’allenamento antelucano di 17K, sono riuscito a fare il mio primo progressivo, anche se non era intenzionale. Fatto sta che ho corso 16K, la prima metà in 40 minuti e la seconda metà in 38 minuti e 20 secondi. Fanno circa 5’/km la prima parte e 4’48” la seconda. Fantastico, per non averlo voluto veramente fare. Ho praticamente confermato il tempo ottenuto nell’allenamento precedente (solo trenta secondi in più). Il fatto è che non volevo tirare, la prima parte me ne stavo sui 5’/km, poi mi sono detto vediamo di tirare un paio di chilometri. Effettivamente ho tirato sui 4’35” e 4’40” fino a 10,5, poi sono tornato un po’ su, ma pur sempre ho resistito intorno ai 4’50”.

Ora la settimana di scarico. E non ci devo pensare.

 

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑