Ho fatto 13. Lascio?

Beh, il titolo è: esplicativo. Stamattina sono uscito a correre alle 7 e tre quarti. Lontano dalle mitiche uscite mattutine. Ma abbastanza vicino al sentimento del runner in scimmia. Insomma, 5 appuntamenti di corsa in 5 settimane.

Lasciando perdere l’outlook positivo della cosa, volendo soffermarsi sulle sensazioni della corsa in sé, direi che il titolo ci sta: mi pare di aver corso un tanto al chilo. Non c’era la sensazione di “liberazione” delle altre 4 volte. E io so perché. Arrivate in fondo e ve lo spiego. Anche se – liberazione o meno – le mie belle soddisfazioni me le sono levate anche stamattina. Vedere un rapace (poiana? gipeto? falchetto? what else?) che ti osserva mentre avanzi verso di lui, appollaiato su non so cosa, e poi quando tu l’hai riconosciuto, lui (o lei) spicca il volo e una frazione di secondo dopo rilascia una discreta quantità di urina. Beh. Questa è un’uscita didattica, ho pensato, degna di Alberto Angela (il padre avrebbe tagliato la scena, credo).

 

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Intanto, mentre avanzavo verso il rapace, non sapevo che di lì a poco mi sarei trovato in un cul de sac, con un canale a sbarrarmi il passo, e avrei dovuto percorrere 300 metri su un terreno rivoltato e molle, con la sensazione di avere le gambe devastate. Questo al 6° chilometro. Nulla in confronto con quanto accadutomi al chilometro 8,5.

Per fare questa foto del Castello (see you on fB) mi sono trovato in grave difficoltà a percorrere gli ultimi 4,5K. Le gambe appesantite da una pausa di un minuto.

Un’altra impressione è di essere arrivati a un punto nodale. Si dovrà attivare l’allenamento infrasettimanale, per dare vigore all’organismo che tende a sedersi. Eh già: plateauoncino. Si parlava di plateau e di quanto sia veloce raggiungerlo. Il mio corpo è già lì che tocca il tetto, che vuole sfondare.

Mi conosco, fidatevi. Il corpo si sta già chiedendo quale sarà la prossima mossa. Sta lì, dopo 13K a 5’20”, mi guarda di traverso e fa: “Lascio?” E aggiunge: “No, perché se tu non raddoppi, io lascio.” Ha ragione lui, ovviamente. Non posso sperare di tenere ancora per molto a fare un allenamento intorno ai 12/14 chilometri alla settimana. Dovrò spingermi a toccare i 15 e poi più su. Lui sa che io so che lui sa.

 

 

 

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Ugin de la Madona o Topographie des Terror

Lo so che è tutela. Lo so che senza, la situazione del Lambro tra Monza e Milano sarebbe peggiore. Lo so che è forzato richiamare il Museo di Berlino dedicato alla GeStaPo.

FotoStorica_page1_image1 Ma… ma… ma…

Ma correre un allenamento nel Parco della Media Valle del Lambro (PMVL) può riservare più di un brivido. Ho corso 13 chilometri in un’ora e dieci. Ho corso dopo una notte insonne, dalle 2:30 quando sono andato ad alzare le tapparelle per agevolare l’ingresso dell’aria. Ho corso perché l’avevo detto che avrei corso alla prima pioggia.

Sono uscito in un mattino grigio, con cinquanta sfumature di nuvole. Ho frenato il mio naturale Drang Nach Osten (che mi avrebbe portato al Parco Increa) e mi sono diretto a ovest.

A San Maurizio c’è un parco con due collinette, ricavate dai rifiuti della Falck di Sesto. Tutto bonificato, si intenda, però a me sta cosa dà sempre da pensare.

Comunque la vita fa il suo corso e queste collinette ne sono piene. Anche se si tratta di vita non umana. Centinaia di conigli che stavano di fianco ai sentieri e alle strade del parco. Parevano divertirsi a scappare. Erano tantissimi e mi hanno fatto sentire meno solo. Perché ero solo. L’ultimo uomo (anzi, il primo) sulla terra. Avevo la sensazione di correre incontro al mio destino. Ciascuno è solo verso il proprio destino (a parte coniglietti vari).

Sono salito sulla prima delle due collinette, quella famosa tra gli aquilonisti (è censita sul sito della Stack Italia) perché molto ventosa anche quando in giro di aria ce n’è poca, del tipo che vengono da tutta Lombardia (li ho visti, non è uno scherzo).

Ho fatto il giro, su e giù, l’erba della prima era gialla e secca come nella savana ma appena già sui pendii riprendeva colore verde. Dal lato ovest della collina l’occhio è caduto sul Lambro che incunea le sue anse tra gli alberi. Un vero bosco con un vero fiume, che il Parco della Media Valle del Lambro tenta di tutelare.

Ma l’occhio non ha potuto evitare di vedere il peduncolo di collegamento tra la Nord e la Est (tangenziali). Il Lambro sabato mattina era marrone e limaccioso per le forti piogge della notte. Lui era il vero confine una volta, ma ora la sede autostradale – barriera insormontabile e grigio sbrego del territorio –  l’ha soppiantato.

Sono salito sulla seconda collina, sempre contornato da festosi conigli che mi acclamavano, e ho potuto ammirare a nord il paesaggio del Resegone, Grigne e giogaja varia, con il puntino chiaro del santuario di Montevecchia che si staglia sempre sul verde-grigio dei monti e delle colline circostanti. Poi ho girato lo sguardo a sud, est e ovest: ho visto la distesa della città e dell’Hinterland e ancora più giù, i palazzi della nuova Milano. Il sentimento era un mix di gioia e dolore. Una vista vastissima su un territorio devastato dal cemento.

Quando ho completato il giro della seconda collina, la meno frequentata, ho deciso di seguire il Lambro fin dove potevo. Beh, per mia grande sorpresa (positiva) oltre al pezzo che già conoscevo, hanno dotato il Lambro di una regolare alzaia che lo costeggia fino al punto più a nord del Parco di San Maurizio.

Preso bene da questa cosa ho deciso di continuare, oltre il semaforo appena a nord. E lì ho scoperto che l’alzaia continuava, più infestato di piante e con un cartello all’inizio che ammoniva: Attenzione Scavi. Pericolo di annegamento. Ma si riusciva a procedere. Solo dopo aver percorso il tratto, ho capito che il cartello era riferito proprio all’area in cui era messo, non all’alzaia. Ho corso guardingo,con un leggero stato di ansia. Ero solo.

Un cane con il suo abbaiare mi ha spinto a proseguire oltre l’alzaia che si abbassava e abbandonava il bordo fiume. Dopo un paio di chilometri a bordo fiume, dopo un paio di curve ghiaiose, mi sono trovato davanti al cunicolo che mi ha ricordato il Topographie. Giusto una sensazione.

A San Maurizio al Lambro dovevano esserci molte devote alla Madonna, di cui si conserva una statuina aldilà del peduncolo autostradale. Tanto devote che all’imbocco del cunicolo c’è una scritta in bianco su fondo cementizio: “Ugin de la Madona”. Gli “occhietti” della Madonna, se non traduco male. Forse qualche anima gentile ha voluto indicare la strada per le pie donne. Ma il cunicolo (per carità, abbastanza alto perchè ci si passi in piedi) di 80-100 metri è buio, sporco, umido: tanto che non ho mica capito COSA ci fosse, là sotto. Non ho visto proprio. Anzi, stavo per tornare indietro ma la curiosità mi ha spinto, forse proprio per quella scritta bianca. Forse proprio quel richiamo a una fede che travalica le difficoltà più grandi. Qualche pia donna lo doveva pur percorrere per arrivare davanti al Trattamento Acque di San Rocco di Monza. O lì è ancora Brugherio?

Perché si sa, dove ci sono i confini, ci sono i traffici più strani. Il confine tra Cologno Monzese, Brugherio, Sesto San Giovanni e Monza è un concentrato di nefandezze a livello di disegno della città. Lì la macchina del progresso ha piazzato varie cose, tra cui uno impianto di depurazione, con i suoi ampi vasconi e la potenzialità di un puzzo fetido. Sabato mattina non esalavano, altrimenti sarei morto. Per questo parlo di Topografia del Terrore, data la concentrazione di artefatti umani devastanti: svincoli, depuratori, caselli. Il cammino intorno è tale da scoraggiare i più fedeli. Intanto le pozze d’acqua del cunicolo sono provocate dalla parete che è confinante e allo stesso livello del Lambro. Sapere che l’acqua con il suo potenziale devastante ti sta passando di fianco a un muro di distanza non è rassicurante. Rimarresti schiacciato senza scampo. E poi quando si esce dall’altra parte, magari uno è contento del cielo, ma si deve guardare dalla terra, passa di fianco alla tangesan maurizio al lambro anni 50

Ho trovato la statuetta della Madonna, un busto per la precisione, vera meta di chi si imbarcava in questo tristo viaggio. Il busto tanto venerato per cui qualcuno affrontava lo sporco cunicolo per andare a omaggiarlo. Così piccolo che si capisce quanta forza abbia per rimanere lì, a difesa
di un mondo che non c’è più.

Il resto dell’allenamento è storia, un pezzo percorso della Marcia del Mulino al contrario per un po’, costeggiando il Mulino Occhiate dove a maggio, quando c’è la gara, ti danno polenta e salsiccia al ristoro (segnatevi la gara, se siete carnivori e/o buongustai). La polenta è fatta con la farina che macinano lì. Il Mulino è un altro esempio di resistenza passiva al dilagare delle parti perverse di città. Andrebbe tutelato con frequenti occhiate. Penso a quando la famiglia che lo gestisce lascerà, non ci sarà più nessuno a rappresentare il vecchio mondo e una matrice da’asfalto si impossesserà per sempre di quella zona.

Poi giù verso casa, e un giro più largo su via Imbersago per raggiungere i 13K tondi tondi che scoccano davanti a casa. Quello del Parco delle Collinette Falck, è uno dei posti più interessanti dove correre a Cologno, con buona pace dei “secessionisti” di San Maurizio: il territorio è stato cucito con spago di cemento.

Allenamento 13 Aprile 13 Chilometri.

13 Aprile 13 Chilometri.

Beta test, primi 6K in 27 minuti. In tutto 13K in 1h01’25”.

“Orione disegna in cielo il suo bel rombo accanto a Sirio e Aldebaran, l’Aliseo canterella alla base del genoa, l’onda e’ regolare, la prua rotola perle, Joshua fende la sua rotta nella notte […] In cuor mio so che questo nuovo balzo nella spazio e’ un’altra sfaccettatura della stessa avventura. Lassu’ gli dei mescolano le carte ma siamo noi a giocare” (Bernard Moitessier, “Tamata e l’Alleanza”, Cap. XXII).

Gia’, siamo noi a giocare, a metterci del nostro. Come nella bellissima mattina di sabato, poco prima delle otto, quando ho deciso di rifare buona parte del percorso del 7 Aprile e capire quanto io sia stato gasato dalla gara di domenica e quanto era nelle mie corde il 4’40” di media.

Bene: era nelle mie corde, ma durante la marcia tanto ha fatto la testa e il seguire (vampirizzare) altri ignari corridori. Infatti nell’allenamento di sabato 13 la testa ha dovuto lottare in retroguardia per conservare un minimo di ritmo, dopo aver speso molto nei primi sei chilometri, condotti a una media di 4’30”. Mi salva il fatto di aver corso una volta sola.  

Sul percorso, tra le otto e le nove sul Naviglio Martesana (tra CSN e Vimo) c’era tanta gente e mi pareva il primo ricomparire della vita dopo un lungo periodo di letargo invernale. E’ stato molto bello questo tributo, mentre mi dannavo per tirare e poi, affaticato, per resistere.

bernard-scritta

Ho scoperto un ponte, sul viale Martesana, il cui accesso e la cui uscita sono avvoltolati come un serpente. In quel punto – forse ai 10K – ho avuto il punto di massima sofferenza: lo strappetto dell’attacco del ponte mi ha fatto male e un chilometro dopo, alla piscina comunale di Cologno, mi sono fermato per capire, rifiatare e ripartire per gli ultimi due K.

La mattina di sabato valeva la pena partire e correre, per assaporare gli 8 gradi centigradi con il sole che carezzava la faccia. Ed ora, mi trovo ad affrontare un’altra avventura e nuove prospettive mi si affacciano nella vita e ritrovo la corsa come compagna fedele, capace di regolare un po’ il mio temperamento instabile. Un anno di questo blog, il 19 aprile: ho scritto molto e ne sono francamente contento. Bisogna avere fede (fiducia) in quel che sia fa.

La fiducia e’ partenza, e’ dirsi pronti a mettere un piede davanti all’altro e un post dietro all’altro. IN tutto cio’ che si fa. Quel che verra’ sulla strada, lo vedremo dal vivo e lo commenteremo insieme.

Tutto cio’ che di bello e di bene fanno gli uomini, l’hanno costruito con il loro sogno“.

Allenamento 26 Febbraio. La dura terra macroregionale.

Le battaglie sono giuste anche quando si perdono”  (Umberto Ambrosoli)

Calco il “solito” percorso del Vimodrone Social Run, il cielo è aperto spalancato sopra di me e Federico. Corriamo mentre le stelle pigolano dall’alto e leniscono quel dolore sordo che sento dentro. Lo shock elettorale mi ha colpito. Vivo in una regione che se ne fa un baffo della questione morale. Ma così parlando, non sono giusto con le città lombarde, dove la voglia di cambiamento vero è stata grande e si è vista nei voti.

Il bello della corsa è questo: mentre corri i pensieri ti si fanno più leggeri, chiari. Capisci che non finisce un mondo, ma anzi che continua e che certe battaglie rimangono uguali.

Insomma, bisogna insistere di più in ciò che crediamo.

Stéphane Hessel, morto nella notte a 95 anni
Stéphane Hessel, morto nella notte a 95 anni

La corsa di ieri sera è una conferma: correre 12 o 13 chilometri a 5’40” (più o meno) è un ottimo allenamento. Innanzitutto sfatiamo un mito: non è che non si è stanchi correndo a 45″-60″ più lenti. Dopo 10 chilometri le gambe sono pesanti (le mie, almeno). Si rientra nell’allenamento delle fibre muscolari a sostenere un ritmo più “legato”, più “pesante” nel senso che hai quasi il tempo di sentire e valutare (con la testa) il movimento del corpo passo per passo.

Diventare  consapevole di ogni movimento manderebbe in overflow qualsiasi super-computer! 🙂 E così provo a stendere di più la gamba, per allungare e allenarmi a un passo più lungo. E questo è stato un bell’allenamento.

E’ il terzo che faccio così e sto iniziando ad apprezzare quanto si può imparare nell’andare “lenti”. Grazie ancora a Federico.

Dati tecnici di allenamento.

Gara 24 Febbraio. 13K tra fango e neve.

Ottime sensazioni per la gara a cui ho partecipato domenica 24 Febbraio a S.Maurizio al Lambro. Tanta gente nonostante il tempo inclemente, ma tutto sommato non nevicava o pioveva quando abbiamo corso (almeno fino a quando ho smesso io!).

La giornata inizia in maniera perfetta, con una sveglia naturale alle 6.59, ho tutto il tempo per prepararmi. Alle 8 è fissato il ritrovo con il gruppo podistico San Giuliano (creato quest’anno nell’ambito della Polisportiva San Giuliano) direttamente alla partenza. Siamo 10 (e io sono il decimo) perché prima di una gara – che sia grande o che sia piccina – io devo andare in bagno 100 volte. ah… il nervosismo! Fortunatamente alle 8.10 riesco ad arrivare al tavolone dei gruppi, pago la mia quota e così ci troviamo a fare la gara. Partenza alle 8.30.

il parco sule Colline Falck a S.Maurizio al Lambro
Il parco innevato sulle Colline Falck a S.Maurizio al Lambro

Parto con l’idea di fare 13 chilometri e, non abituato a correre in gruppo, scatto e mi porto avanti nel gruppo. Riesco a correre per un pezzo solo con Luciano. Tempo di scambiarsi due parole e incontriamo il bivio tra la 13K e la 21K. Lui prosegue dritto verso il parco Increa (21K) mentre io giro per il mio percorso da 13. Da lì, corro da solo, puntando qua e là qualche runner, vampirizzandone il ritmo se è compatibile con il mio. La stessa tecnica usata alla Greifenseelauf a settembre. Troverò un paio di miei compagni all’arrivo.

Ho l’occasione di scoprire un percorso nuovo che si svolge tra Cologno, Brugherio, Monza e Sesto S.G., incastonato tra autostrada, scolmatore, carceri di Monza, centrale elettrica. Detto così, non suona bene, ma il percorso è molto buono.

Split
Time
Distance
Avg Pace
Summary 1:03:02.0 13.06 4:50
1 5:05.5 1.00 5:06
2 4:34.6 1.00 4:35
3 4:37.0 1.00 4:37
4 4:43.8 1.00 4:44
5 4:39.9 1.00 4:40
6 4:43.9 1.00 4:44
7 4:58.2 1.00 4:58
8 5:10.7 1.00 5:11
9 4:44.9 1.00 4:45
10 5:02.8 1.00 5:03
11 4:55.7 1.00 4:56
12 4:54.2 1.00 4:54
13 4:34.6 1.00 4:35
14 :16.5 0.06 4:17

Soprattutto il finale (gli ultimi 5-6 chilometri) molto spettacolare con le salite, la neve e il fango del parco di S.Maurizio. Un tratto che mi ha permesso di testare la mia condizione fisica. Sono riuscito a non crollare e anzi a affrontare bene le salite, mentre nelle discese – stando attento a non cadere – sprintavo per guadagnare qualche secondo. Mi è piaciuta molto questa parte perché me la sono goduta un po’. Ho preso anche un bicchiere di tè caldo all’ottavo (dove c’è un picco negativo nel grafico del garmin). Ne valeva la pena, appena prima di un bel salitozzo sulla collina sud del Parco.

Concludo la prestazione in 13 chilometri in 1 ora e 3 minuti (4’50″/km).

Mi avvicino al tavolo dei rifornimenti, un altro bicchiere di tè. Poi una fetta di limone e una di pane e nutella. Poi scopro che c’è del vin brulè. Quanto tempo era che non ne bevevo! Altro che integratori salini. Un bel vin brulè quando c’è 1°C, è la cosa che ci vuole, senza contare che mi ricorda tanto i mercatini di Natale e la grandiosa e mitica Münchner Freiheit dove durante il periodo invernale ci sono le bancarelle e si può bere del Glühwein.

In questo momento ritrovo la forte dimensione sociale della corsa. Senza, sarebbe impossibile pensare a centinaia di persone (in gara, in allenamento, in mille ritrovi) che si dedicano alla corsa con un tempo infame.

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Mappa del Parco della Media Valle del Lambro

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