Una corsa al limite del lattato

Giovedì pomeriggio, appena dopo aver letto su carta gialla ATLETICA LEGGERA TUTTE (a questa età, vedi alla categoria Grandi Successi) esco per buttarmi nel 12K previsto dal programma. Ho pensato a come dividerlo. Da un iniziale 1K + 10K + 1K  (facile – soglia – facile), nella mia testa si trasforma in progressivo: 6k a 5′ seguiti da 6K a 4’40” (che poi è la velocità che mi piacerebbe tenere per i lunghi).

Ovviamente la prima cosa che succede è il golpe delle gambe che decidono di fare un po’ come caz… gli pare. E in particolare, dopo il primo a 4’50”, scendono ai 4’35”, 4’30” etc… e continuano così fino a che al sesto chilometro penso “ora scoppio!”.

 

E invece, all’Idroscalo, alla salita dietro le baracche delle canoe inizio a pompare con le braccia (suonare la batteria, if you know what I mean) per salire veloce. E da lì la testa visualizza l’obiettivo vero: fare 8K a manetta per poi farne 4K un po’ più lenti. 8K, 5 miglia (tu vuo’ fa’ l’amerigano…), che percorro in 36’25” ed ora la mente è in subbuglio e vuole arrivare ai 10K veloci. Lì – mi assicura – poi mi lascerà gigioneggiare fino a casa.

E invece succede che ho le ali ai piedi e dopo aver corso 10K in 45’33”, confermo sostanzialmente il tempo finendo i 12K in 54’38”. Questo risultato è frutto di tre mesi di applicazione all’obiettivo di crescere passo passo. Sono soddisfatto per questo risultato che mi fa sperare di poter correre la mezza con un ritmo tra i 4’45” e i 4’50” a chilometro. In fondo a questi 12K ho trovato una freschezza incredibile (e la solita energica post-running).

 

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(Oggi 8)^(-1) – A Mind Full of Ness

“A MInd Gfull Of Ness. I.”

Rivolgiamo questo “Oggi 8” al contrario. Oggi 8 è un’espressione che significa “fra 8 giorni”. (Oggi 8)^(-1), invece, la voglio usare per rivolgere all’indietro lo sguardo agli ultimi 8 giorni – a partire da ieri. Quindi [ (Oggi 8)^(-1) – 1 ].

Sono stati giorni di running, orami non c’è che dire: 15K+1,5 domenica, 17K martedì, 14,5K+1 sabato, 12K domenica. Fanno sessanta chilometri, tra l’altro in uno dei periodi più caldi dell’anno. A dimostrazione che se uno vuole, può. Anche farsi male, ma non è questo il caso. So che però ora non ho più il problema di ripartire (l’ho fatto senza accorgemene) e posso preparare qualcosa per settembre (forse farò una 30K).

Ho diviso le mie corse tra Forlanini e Idroscalo, per due volte li ho toccati tutti e due. Il giro che comprende tutti e due prevede quella grossa tirata per salire fino al Ponte Viola (è azzurro, tranquilli, ma per me rimane il Ponte Viola), svariati chilometri dopo i quali scollini il ponte e poi ricominciare da zero. Così spesso mi sento, come se lì iniziasse la corsa. Martedì mattina addirittura ho circumnavigato l’Idroscalo e poi mi sono spinto all’ingresso di San Felice per poi tornare verso casa da Mezzate. Mentre ieri sera ho rivisto il Cagatoio n.5: era bello nella luce della sera, con le sue pareti esterni giallo limone acceso. Mi sono quasi commosso, satvo per fermarmi a fotografarlo,ma l’incongruenza della cosa mi ha fatto desistere. Già non stavo in piedi e mi mancavano 4 chilometri a casa… ci mancava solo la foto panoramica di un blocco servizi igienici.

Mentre corro, pratico la mindfulness, l’attitudine mentale del restare consapevoli – che va ricercata tramite un programma formale e molto preciso. Nell’ambito (molto sperimentale e molto mio) della corsa si concentra tutta tra: 1) sensazioni velocizzate di appoggio dei piedi; 2) respiro e 3) sensazioni nel petto. Ci sono delle regole: quando devo fare attraversamenti affollati o di strade, la consapevolezza va a quelli (e tutto sommato posso anche fermarmi: l’iea è meglio un inconsapevole vivo che un buddha morto). Tutto il resto, deve essere 100% dedicato alle sensazioni fisiche della corsa.  Quando arriva un pensiero gentilmente – ma con risolutezza – lo accompagno fuori dalla mente e continuo a stare sintonizzato su quello scampolo di me: mentre corro così mi sono accorto di essere un petto affannato con dei colpi che provengono da sotto, cadenzati e incessanti. E sono vento sulla pelle.

Rimanere focalizzati sulle sensazioni fisiche della corsa è proprio la chiave della rinascita di Running Franz (dalle ceneri che ne erano rimaste). Infatti, io domenica 18 ero uscito per provare a correre. Visto che il mercoledì prima avevo fatto un tempone (7K in 32’15”) allora mi sono detto: “Ok, oggi corro mindful e vedo dove mi porta”. E mi ha portato lontano, a 15 chilometri che poi sono diventati 16.5 perchè ho aggiunto un pezzo in più (separato però dal corpo di allenamento principale). Non male, ragazzi, non male. Mi faccio anche meno problemi se devo fermarmi e camminare un po’ lo faccio. Perchè restando concentrato sul corpo significa che lascio perdere gli obiettivi che la testa vorrebbe imporre e pongo l’accento su ciò che il corpo mi dice.

Per maggiori informazioni “sulla” Mindfulness – in particolare sui corsi MBSR (Mindfulness Based Stress Relief) –  informatevi presso l’Associazione Italiana per la Mindfulness o scrivete a:aim.mindfulness.

 

 

Cagatoio n.5

A metà tra Chanel e Vonnegut. Definirei così l’ultima mia uscita di corsa. Domenica, ore 10 del mattino, dopo aver tirato il pacco al mio amico Francesco di correndosulnaviglio (perchè correndo si va avanti) e non essere andato a Opera. So che non è … Opera sua, questa cosa. Il titolo, che riporta già ampio significato di ciò che è successo, me lo sono tirato addosso io. Quando si esce a correre pieni, si rischia grosso. E solo la presenza di spirito – che mi fa dirigere verso il blocco servizi numero 5 dell’Idroscalo – evita il peggio.

 

idroscalo3

Uscito alle 10 circa, dicevo, di una bella domenica maggiolina. Caldo allucinante e corpo decisamente non allenato. Primi tre chilometri allegri (4’45” circa) e mettiamoci anche il 4° allegro. Verso il 6° chilometro della mia corsa (al giro intorno alle baracche delle canoe, lato nord dello scalo, appena prima della salita per chi come me sta girando in senso orario) inizio ad accusare una certa pesantezza. Penso che questa pesantezza sia legata alla giornata intense (emozioni, cibo, vino) del giorno prima e al generale calo del numero di allenamenti in questo periodo. Ma quella, la pesantezza, non ci crede e non desiste.

Arrivato al chilometro sette, la questione si palesa in modo diverso. E mentre mi dirigo nella zona di bosco lato est dell’Idroscalo, ho una visione: un blocco di servizi su cui campeggia un 5 gigantesco. il Cagatoio n.5 sarà la mia salvezza?

Entro circospetto e trovo un ambiente asettico, piastrellato in bianco, un quadrato di 8 metri per 8 sui cui lati ci sono: alla mia sinistra, le turche di cui solo una con porta, davanti i lavandini, alla mia destra i più Occidentali’s WC. Scelgo la turca con porta, con tutto ciò che comporta (cioè essere l’unica usata veramente, mentre le altre conservano un lindore soprannaturale). Il bianco tutto intorno mi fa pensare alla stanza di un macello comunale dove il sangue deve scorrere via veloce, e la ceramica bianca deve rimanere limpida dopo l’uso.

Mentre sono lì penso che 7,5 chilometri non sono abbastanza. Uscito dal blocco, mi metto a correre (più leggero) ma sento subito che qualcosa non va. Infatti sarò costretto a fermarmi dopo altri 3,5 chilometri (dopo essere passato sul ponte di legno all’isola delle Rose) per il caldo eccessivo, fare due chilometri a piedi sospinti (funzione Camminata del Garmin attivata) per poi decidere di correre l’ultimo chilometro, dopo essere stato superato da un altro runner. Totale, ho fatto anche la figura dello stronzo perchè ho tirato, superandolo dopo 300 metri e andando a 4:40, 4:35: 4:30. Un ultimo chilometro con i fiocchi, visto l’andamento generale della seduta (alla fine risultata di 12K…. spezzettati).

8° Straforla

Anche quest’anno la STRAFORLA è arrivata e invaderà le strade del Quartiere Forlanini!

Ed è l’ottava volta, una bella storia che piano piano si dipana, anche grazie all’energia dei comitati che la organizzano (tra cui l’ASD Francesco d’Assisi) e alla disponibilità delle associazioni che cureranno la sicurezza sul percorso. Tra le altre cose, si tocca anche l’abbazia di Monluè, un gioiello da valorizzare, ma soprattutto da vedere.

Una grande festa: di fine anno scolastico, di sport, di quartiere, dove l’accento è posto sul partecipare.

Visitate anche la pagina facebook dedicate: Sabato 20 Maggio 8° Straforla.

Percorsi da 3, 6 e 12 chilometri con partenze differenziate (come da volantino) a partire dalle 10:30 fino alle 11:00. Iscrizioni in loco anche la mattina stessa.

una grande festa popolare!

 

Il terzino nella grappa

“Il corpo ridà ciò che tu gli cacci dentro, in termini di vomito, eiezioni e prestazioni” (Uno yogi dell’hinterland mi disse)

Il terzino nella grappa, ovvero la traduzione letterale del titolo originale de “Il giovane Holden”, che è “The catcher in the rye”. Un pasticcio, perchè si tratta di una frase che il protagonista storpia da una canzone irlandese. Ma l’espressione rende bene l’idea di come sono io in questo momento. L’espressione contiene una parte in chiaro e l’altra che va spiegata.

La parte in chiaro è, ovviamente, nella grappa che è rappresentante nobile di tutto quel mondo alcolico che entra in me e sublima. La parte che va spiegata, parte da un ricordo amaro di esclusione. Quello delle partitelle nei campetti dell’hinterland, in cui la più grande frustrazione era quella di essere scelto tra gli ultimi, dai capitani che formavano le squadre. E poi vivacchiare durante la partita in fase arretrata, con quel marchio infamante e avendo paura di ogni singola sortita in avanti (autentiche invasioni barbariche, agli occhi dello spaurito difensore) dei galvanizzati centravanti avversari.

Potrebbe essere il ricordo di tantissimi – e potrebbe essere declinato al maschile o femminile in vari sport – ma non è il mio. Io venivo scelto un po’ prima perchè sgroppavo sulla fascia che nemmeno Preben Larsen Elkjaer del Verona campione d’Italia. Anche in quello, una chiara indicazione del sedicente runner che sarei diventato, quello che vince una corsa venuta bene una volta ogni tanto.

Ma io mi sento terzino, nei confronti della corsa, quello scelto per ultimo, quasi per caso. Solo che sono io stesso a scegliermi per ultimo, come se non dessi importanza e credito a ciò che faccio. Nella mia paranoia (di essere tra gli ultimi) non mi permetto una sana fottuta disciplina, una dedizione totale volta a un risultato podistico migliore. Il mio ego mi controlla, totalmente, e il mio ego a volte può essere folle come Kim Jong-un.

Nella mia immaginazione vedo tutti voi correre veramente in un mega centro sportivo con una pista meravigliosa, mentre io è come se corressi fuori da lì, intorno a un recinto che mi esclude.

Poi arriva l’azione. L’azione mi fa uscire domenica, intorno alle 9:30. Non troppo convinto mi reco al cancello di partenza. Nessuno intorno a me, dovrò correre ancora con me stesso e il mio incessante flusso di coscienza. La massa podistica bipolare del 2 aprile è lontana una decina di chilometri e 600 chilometri da me.

L’azione è l’unica risposta a questo “mi si escludeva” auto-inflitto. Trovo un tizio all’Idroscalo, subito all’inizio del giro, e lo punto. Lo raggiungerò solo alla fine del giro, perchè va bene l’allenamento ma se uno ti punta tu devi rispondere. E lui risponde e mi porta a correre sui 4’45” a chilometro, cosa che non avrei voluto fare. Si vede che mi controlla. Io lo tallono. Un accenno di dolore all’anca mi fa ritrarre sui 4’55”, al ponte di legno di ingresso all’isola delle rose sono di nuovo dietro di un 50/60 metri (come all’inizio). Ma poi succede il miracolo, io mi riprendo un po’ e velocizzo la corsa e lui crolla. Lo passo mentre arriviamo alla zona dell’ingresso sud.

L’azione sconfigge Kim Jong-un, il cattivo padrone che domina le mie emozioni e le vira in nero. Mentre voi siete nel mega centro sportivo a correre la maratona, l’azione aiuta a trasformare un primo paio di chilometri di sofferenza in una cavalcata perfetta, 12,195 chilometri in 1h e venti secondi. L’azione mi ricollega con voi tutti che correte la maratone di Milano e Roma. E non sono più solo. Mi ritrovo disintossicato dalle troppe grappe e soprattutto ritrovo me stesso e il valore che mi dò nell’azione della corsa. Parafrasando Gabbani “Per Kim un’ora d’aria di gloria”, ora guardo con fiducia alle mie prossime corse, fino al prossimo test nucleare del cattivo padrone.

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