Ho creato un mostro

“Ho creato un mostro”, ha avuto a dire Cri quando ho prospettato la mia idea di correre anche oggi, dopo le ripetute “spinte” di ieri.

Ma a ben spiegare la cosa, e assumendo in toto la logica che sta dietro al mio periodo di allenamento, la corsa di oggi ha senso. Alla fine anche lei mi ha dato ragione.

La logica me la dà il Supercompensation Optimizer. E il SuperOp me l’ha regalato lei a Natale. Da cui la frase “ho creato un mostro“. Un mostro che risponde senza condizioni nè tentennamenti agli input del SuperOp. Anzi, ai suoi output.

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D’altronde se non rispondessi agli output non si potrebbe dire che sto seguendo a pieno le indicazioni dei semafori che sfavillano in alternanza sul mio smartphone, giorno dopo giorno.  E poi questa era una situazione chiara come il sole. Non potevo non sfruttarla. Verde al 99% ieri, via di ripetute. Verde al 100% oggi. E quindi… decido di correre un 10K.

Oh! What a feeling when we’re dancing on the ceiling

Fingo di volerlo correre tranquillo (diciamo a 4’50”), questo 10K. Ho un atteggiamento scaramantico, che forse è bene abbandonare. Cioè: la scaramanzia aveva senso quando non avevo altro che le mie sensazioni (che sono fallaci). Ma ora che ho uno strumento affidabile, direi che potrei essere più fiducioso in ciò che posso fare… (…ma questa è una cosa che imparerò nel tempo, per ora mi va bene essere uscito il giorno dopo le ripetute, bla bla bla bla).

Esco e inizio a correre bene, dopo un minuto o due di riscaldamento. Alla fine mi ritrovo con 11 chilometri fatti in 50’40”, spingendo quanto più potevo.  Una media di 4’36″/km che mi lascia sorpreso – per le aspettative in genere – ma non tanto sorpreso visto che il SuperOp mi dava pienamente reattivo a un nuovo allenamento.

Che dire? Domani mi aspetto un arancione. Dopo aver danzato su quello che una volta era il soffitto delle mie prestazioni e – forse – oggi ne è il pavimento stabile. Domani mattina un monaco buddista busserà  alla mia porta e mi dirà: “Lascia tutto e seguiti”. Un arancione, no?

ps. Ora sono veramente curioso di quello che succederà alla Stramilano fra due settimane. Questo 1h40′ riuscirò ad abbatterlo? Oppure mi potrò accontentare di ritoccare il mio PB che è di 1h42’25”? Stay tuned…

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Restare in tema. Bene.

McAllister: Show me the heart unfettered by foolish dreams and I’ll show you a happy man. John Keating: But only in their dreams can men be truly free. ‘Twas always thus and always thus will be. McAllister: Tennyson? John Keating: No, Keating. (Dead Poets Society, 1989)

 

Questo post era dovuto da tempo. Un bel post solamente centrato sulla corsa. Ogni tanto, uno ce ne vuole.

Bene. Questo post è pieno di soddisfazione. Sono contento del mio allenamento di ieri.

Antefatto: Come al solito, quando seguo una tabella, divento un po’ ansioso del risultato atteso per il prossimo allenamento. Divento ansioso per il fatto di riuscire a seguire o meno la tabella stessa Dinvento ansioso per il fatto di poter correre quella gara per cui mi sto preparando.

Ieri sono uscito tra la fine della mia routine lavorativa e l’impegno di autista per le signorine che si allenano passim. Questo denota capacità di adattamento e elasticità. Bene.

Era previsto che facessi 10K, così: 1k facile + 8K alla velocità di riferimento (VR, Tempo Run) + 1k facile.

I chilometri iniziale e finale, beh, sono andati a meraviglia. Gli 8K centrali, meglio del previsto!

Ho corso all’incirca in 4’40” a km, anche se noto un 4’30” di minimo (troppo veloce, rischiando di bruciarmi per i km sucessivi) e un 4’47” di massimo (ma ci sta, per alcuni passaggi nel traffico). E se devo riferirmi alle senzazioni avute, era come se fossi un metronomo impostato a una certa velocità.

Un paio di mesi fa avevo calcolato una VR di 4’50” a km (con un allenamento di 15K). Ma con l’aumento degli allenamenti, costanti e consistenti da novembre in poi, sospettavo di valere qualcosa di più del 4’50” in VR.
E ieri sera ne ho avuto la prova, scendendo intorno ai 4’40”.

Per quanto riguarda l’ansia di riuscire a seguire la tabella, ho imparato a dire: un passo alla volta. Nel passato prendevo la tabella, ne facevo una pivot, totalizzavo i km per settimana… insomma, mi caricavo di aspettative irreali. Invece ora faccio passo passo: pedetemptim, come un famoso libretto di versioni che usavo al liceo.

Per quanto riguarda il fatto di poter correre la gara che sta alla fine della tabella, qui ci sta un trucco. Da Runlovers ho preso una tabella che ti fa passare dalla mezza alla maratona.

Poi ho iniziato a dirmi: vi sono allenamenti (29 e 32K soprattutto, i lunghissimi) cui non sono avvezzo. L’ultimo che ho fatto (l’unico oltre i 23-24K) è stato l’anno scorso (Milan col coeur in man) ed è coinciso con un punto di rottura.
Per cui sarà meglio “andare a indagare” prima. Insomma, seguirò la tabella in modo da andare a fare qualche lunghissimo, per poi rimanere in qualche modo collegato con la distanza. E quando sarà il momento (Venezia? Firenze? Reggio Emilia?), partiranno le 12 settimane di preparazione.

Quello che ci guadagno è tanto: miglior conoscenza della mie prestazioni, meno stress mentale, più benessere generale, più concentrazione su me stesso, meno distrazioni.

Ringrazio anche i vari canali dedicati alla corsa. Alcuni sono gestiti da runner professionisti che condividono i loro consigli e ti fanno desiderare di migliorare la tua corsa. Potrei citare su tutti Vo2maxProductions  (gestito dall’ultrarunner e maratoneta Sage Canaday) perchè è quello che sto guardando in questi periodo, ma a dire la verità ce ne sono veramente tanti altri.

Bene. Dopo questo pippone, auguro a tutti buone corse. Ah, il 25 marzo sarò alla Stramilano. Sono rimasto anche in tema.

 

Inserto del 5/2/2018

Dopo un ottimo weekend di corsa: 20K di sabato in 1h43″; 2.5K coaching e 6K corsa facile di domenica; viene anche più facile condividere la bellezza di un corpo che funziona e inizia a rispondere con prestazioni migliori.

In these two videos, Sage Canaday introduces the topic of lactate threshold (tempo run) training and defines the correct intensity or pace to run in order to optimally improve your fitness:

VIDEO 1 LACTATE THRESHOLD/TEMPO RUN

VIDEO 2 LACTATE THRESHOLD/TEMPO RUN

Cheers! 🙂

 

Message in a bottle

Ok, stop.

L’ultimo post l’ho scritto due settimane or sono, credendomi ormai pronto a un ritorno all’attività podistica. Ero troppo contento di aver corso 3 volte in una settimana. Sono tuttora contento di non aver mai mollato e aver corso in questi mesi un 10K di tanto in tanto. Mi pare di aver così tirato un ponte tibetano: traballante quanto volete, ma che mi potesse traghettare da una parte all’altra di un abisso. Qeullo dell’assenza della corsa.

Era – quello di due settimane fa – il primo vagito di una nuova stagione. In fondo, per me è normale correre meno durante il grande caldo e riprendere quando Orione inizia a spuntare sulla nostra testa. Invece, stavolta è diverso. Sento che nemmeno tre giorni di allenamento appagante sono bastati a riportarmi nel porto sicuro della corsa.

 

Una volta, sarebbero bastati, vi assicuro, per iniziare una nuova stagione di corsa. Mi ricordo le sere di dicembre che arrivavo a casa dal lavoro, mi cambiavo esaltato perchè fuori nevicava e volevo andarci a correre, sotto la neve. Stavolta non mi hanno smosso granchè. Mi pare di avere il motore imballato. Domenica scorsa ho corso di sera, perchè volevo vedere cosa era successo al Running Franz, sparito un’altra volta dopo la falsa partenza.

La corsa in sè mi è piaciuta e, a parte le gambe pesanti negli ultimi chilometri, mi ha dato il suo solito carico di sensazioni positive. Solo che l’effetto di quelle sensazioni si è esaurito nel giro di una mezz’ora. E così non si è creato il link (psico-fisico) alla corsa successiva. I co? E quindi? Siamo forse al “Famolo strano”? Tentiamo di tutto per rivitalizzare un rapporto un po’ consunto?

Forse la chiave di lettura è questa: si cambia. Il prossimo grande lavoro è recuperare il mio rapporto con la corsa. Qualcosa là dentro si è seriamente danneggiato. Ma non vi preoccupate, non stavo pensando al thriatlon.. piuttosto… potrei iniziare a correre le Beer Run, 1 km una pinta, 1 km, una pinta, 1.. hic… km, ououna…  peeinta… burp!

Almeno partirei con una delle due parti già ben allenata.

I hope that someone gets my,
I hope that someone gets my,
I hope that someone gets my…

 

Là dove s’interra

“Sapessi com’è strano, effettuar lo scarico a Milano”

Così ho preso la macchina e sono andato a nord. La minaccia di pioggia è stata stornata da uno strano vento, lo stesso che soffia dentro me. La giornata, l’ennesima a mettere a dura prova la mia resistenza psicologica. L’insicurezza di orizzonti è meglio renderla qui con le immagini di Koyaanisqatsi e la musica di Philip Glass. Non saprei come spiegarla altrimenti. Mi sento come Pruitt-Igoe, un quartere di St. Louis che ha iniziato a corrompersi subito dopo essere stato completato nel 1956 e che scorre nelle immagini qui sotto dal minuto 1:00 e rotti. Andrei raso al suolo e destinato ad altri usi.

Così, l’effetto dello scarico post-Stramilano, in una zona di Milano in cui non vado ormai più, è stato un toccasana. Lungo il Naviglio Martesana che per me è terra mitica ed è stato la palestra delle mie prime corse, da ragazzino. Anche se io frequentavo altri tratti, più esterni di questo. Ma se è vero che non ci si bagna due volte nello stesso fiume, è anche vero che lo stesso corso d’acqua unisce idealmente tante persone, che magari non si conoscono. Fiumi, laghi, monti, rappresentano segni del territorio in cui facilmente ci si può riconoscere. Per 35 e passa chilometri, la comunità della Martesana unisce terre e popolazioni diversissime, dalla città metropolitana ai paesini fuori dalla cinta milanese.

All’inizio mi è parso strano di prendere la macchina per correre in un posto lontano da casa. Di solito io esco di casa e corro, ma stasera ho preso la macchina e sono andato a nord. Ringrazio il fatto di aver corso con un runner che ha una passione vera per la corsa (e per la vita) ed è una gran brava persona. Ci siamo trovati là dove la Martesana si interra, come se fossero le sorgenti, ma al contrario. Francesco è la sorgente di un mucchio di racconti che originano da lì per sfociare nei più svariati angoli dell’immaginario collettivo. Ha uno stile diretto e non si perde in arzigogoli, come faccio io. Va dritto al punto e tocca corde profonde. Se potete, leggetelo.

Dopo il pibì di mercoledì

Massì, permettiamoci il lusso di essere un po’ pessimisti, và!, che è lunedì. (vedi infografica)

After10K_PB.JPG

 

Dopo il 10K in 46’02” che mi aveva fatto tanto sorridere mercoledì sera e dopo il certificato medico agonistico conseguito giovedì (l’unica volta che associo davvero l’idea di atletica leggera con me, l’unico momento in cui mi penso “atleta” e solo perchè il mio nome e la dicitura “atletica leggera” stanno sulla stessa pagina del certificato); McMillan dà il suo freddo responso. Così si scuce un 1h42’37” (12 secondi sopra il mio PB, quindi almeno questo migliorabile). Altro che scendere sotto l’ora e 40.

Allora mi permetto di essere un po’ scazzato, ma solo un pochino… 🙂  …anche perchè in fondo credo ancora nell’intervento di un PACER EX MACHINA!

In fondo noi runner crediamo ancora nei “K” (altro che i Giga che tutti promettono).  Noi runner, crediamo nelle favole. Intanto di sabato ho corso un bel 26,8 km in 2h13′ e rotti, chi mi segue su facebook ha seguito il live dell’evento… 🙂 

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