Il nero va su tutto.

Torino. Museo Egizio. Prima visita, per me. Museo emozionantissimo. Il saluto del direttore Christian Greco che parla con reverenza di questa straordinaria collezione che è prima di tutto una straordinaria opera di diplomazia compiuta da Bernardino Drovetti, diplomatico italiano in forza alla Francia. Una collezione con i sacri crismi del nazionalismo ottocentesco, quando nazione faceva rima con ‘speranza per tutti’ (e non esclusione degli altri).

L’audioguida è molto interessante, propone anche degli approfondimenti da parte di studiosi, in lingua originale. Mi bevo quelli in francese e in inglese senza battere ciglio, ascolto con attenzione quelli in tedesco e ogni tanto sbircio i sottotitoli.

Entro nell’ennesima stanza (se non ricordo male, la terzultima). Dopo un’ubriacatura di stanze, sarcofagi dai molti colori, statuette funerarie, mummie, false porte, canopi e statue gigantesche nella sala dei re, un lampo nero cattura il mio occhio. La semplicità e la potenza della semplicità. “Grovacca!”, penso subito, “questa sì che è un sarcofago”. La sua superficie liscissima fa il resto, mettendo a suo modo un punto fermo a questa collezione. Tutto bello, per carità, ma il mio cuore è rimasto in quella stanza, in un canopo di fianco a quella nera bellezza. Gemenefherbak mi sorride sornione. Lo fa da un’eternità. E sono sicuro che continuerà. Per forza, anch’io sorriderei con un coperchio così.

(c) foto mia, 24 giugno 2018

p.s. è stato un weekend intenso, cominciato con il Kosovo che vince con la Serbia e poi continuato alle 00:30 della note tra venerdì e sabato con la Milano Linate Night Run, corsa di 9,75 km dentro l’aeroporto di Milano molto suggestive, dove il nero e la penombra imperavano. Buono il rilevamento cronometrico 43’07”.

 

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Parts Unknown

«E’ con immensa tristezza che confermiamo la morte di un grande avventuriero e di un grande amico». (Eric Ripert, parlando di Anthony Bourdain)

 

Parti sconosciute.

 

Questo post segna la mia sparizione dalla scena almeno per un po’.
Infatti, proprio come non conoscevo Anthony Bourdain (che presumibilmente si è ucciso), mi viene da pensare: non conosco così bene me stesso. Non così bene da scrivere tutti i giorni qualcosa di originale. Forse nemmeno lui conosceva così bene se stesso.

 

 

Sarà meglio conoscermi un po’ meglio. Capire cosa voglio scrivere, dopo aver dimostrato di poter scrivere tutti i giorni per un paio di mesi. Ora devo dimostrare che posso somigliare a me stesso.

La mia parte l’ho fatta, ora mi toccano le parti sconosciute.

 

All this is disappearing, all this could be gone, it’s vanishing before our eyes” (Anthony Bourdain, last episode of Parts Unknown, Jun, 3 2018)

Non il tempo di una stagione

Questo weekend ha ufficializzato la mia scarsa presenza come runner d’estate. Anzi, la mia assenza. Quando fa caldo, tanta gente suda marcia, molta gente evapora. Io sublimo. Passo dal solido al gassoso senza passare dal liquido. Zot!

Dovevo correre domenica ma poi abbiamo fatto tardi sabato sera. Ho preso un affogato whisky, con gelato alla crema. Non mi è piaciuto. Lezione numero 1: non mischiare l’alcol con il gelato. Si rovinano due cose in un unico gesto. La mattina ero tutto rotto, in verità per le scarse condizioni generali della settimana: dormire poco e soffrire tanto il caldo.

Insomma. Prima o poi dovrò fare qualche km, che il 22 giugno notte ho la Milano Linate Night Run… 10K, una partecipazione decisa sulla scorta dell’entusiasmo della Stramilano, ma il mio entusiasmo picciol tempo dura, come l’umana cosa del Canto XLI di Giacomo Leopardi. Non il tempo di una stagione, comunque, e forse anche meno.

Vabbè. Ieri sera al Cowboy Guest Ranch ho mangiato un Pork Tomahawk con una montagna di patatine (Placida notte, e verecondo raggio!). Visto che al PalaOltrepo si era fatta una certa, cenando abbiamo lasciato sfollare le strade (vedi foto sotto).  Ho finito anche il chili beef che qualcuno aveva avanzato. Siamo arrivati a casa a mezzanotte. Dalle 4 e 20 in poi non ho dormito, totalizzando 4 ore di sonno. “Il caldo”, dicevo. Qualcuno mi ha suggerito che potrebbe essere stato il porco. Che sono io.

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Cerami

Sto apprezzando il manuale di scrittura per giovani scrittori del Vincenzo Cerami. Fingendo io due volte: d’essere giovane e d’essere scrittore.

Ma è veramente un bel manualetto. Vi saluto dal PalaOltrepo di Voghera dove stiamo cercando di rinnovare le categorie sociologiche italiane: dalle casalinghe passiamo alle pattinatrici di Voghera.

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