Il congiunto

Vorrei qui ricollegarmi al ringraziamento per il Presidente Mattarella perchè una delle cose che più mi ha addolorato nei giorni scorsi è stato quando c’è stato un attacco alla memoria di un suo congiunto sui social adesso non ricordo esattamente”  (Giuseppe Conte)

 

Non so se questo da parte di Giuseppe Conte sia stato un modo furbo per dire che in fondo al governo attuale non frega nulla del passato (facendo per giunta passare questo modo furbo per un ringraziamento); oppure se piuttosto sia pura incapacità comunicativa.

In qualsiasi modo la si prenda, è una grave mancanza da parte del primo ministro italiano. Se si vuol citare un fatto grave e cogliere l’occasione per chi quel fatto l’ha subito, almeno ci si dovrebbe documentare, citare nome, grado di parentela e denunciare la gravità del fatto.

Piersanti!

Non si dovrebbe dire “adesso non ricordo esattamente”, perchè la cosa più grave – tra le molteplici cose dette nei giorni caldi della trattativa –  è stata: “DOVREMMO FARGLI FARE LA FINE DEL PEZZO DI MERDA DEL FRATELLO”.

Questa altro non è che una minaccia mafiosa a cui non si risponde con un generico e omertoso, con un ‘adesso non ricordo esattamente’, ma con una ferma contrapposizione al metodo di minaccia tipico di una associazione a delinquere.

Da questi dettagli – nei dettagli si nasconde il diavolo – si vede come sia forte il disprezzo (come minimo) di questo nuovo governo verso le istituzioni, se non lo si vuol vedere come un piano atto a destabilizzarle, con parole e opere populiste che parlano alla pancia del paese.

 

“Signor Presidente del Consiglio si chiamava Piersanti, si chiamava! Piersanti!“, ha poi detto Graziano Delrio. Piersanti! Un nome è importante, tramite il nome si ricordano le cose che a quell nome sono legate. “Un congiunto” diventa un modo per diluire l’offesa subita (dal corpo dello Stato oltre che dall’attuale Presidente della Repubblica), per farla diventare una cosa vaga e imprecisata.

 

Oppure – sto cercando di  forse è uno stile, quello di Giuseppe Conte, incentrato sul non voler lasciare parole cui possa inciampare nel suo incerto incedere dei primi giorni di governo, come un Pinocchio tra il Gatto e la Volpe. “Piersanti”, cioè l’indicare chiaramente chi ha subito il torto, rischierebbe di trasformare questo burattino nelle mani di altri in un uomo abbandonato a se stesso.

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Liliana Segre – Senato, 5/6/2018

L’intervento di Liliana Segre (Gruppo Misto) al Senato per la fiducia al Governo Conte  

“Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.
Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.
Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.
In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero

Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.

Liliana Segre, senatrice a vita

 

Non una parola

“Non una parola”

 in morte di Sacko Soumayla

 

Le vostre mani giunte
In segno di vittoria
In un segno muto
Di ringraziamento.

Mani che giungono a nostri occhi
Inerti davanti all’assassìnio
Mentre sulla testa dovrebbero
Stare, a non capacitarsi
Per la tragedia.

“Sindacalista ucciso a fucilate”
Sacko non aveva un tetto sulla testa
O non ce l’avevano altri
Che lui aiutava.

Voi – a bearvi del contratto muto con la pancia del paese –
Voi – i milioni nelle tasche per costruire la vostra retorica –
Non avete detto una parola.

Un uomo è morto.
Il vostro silenzio, la condanna
Più grave.

 

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pubblicato per la prima volta su fb

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Sacko Soumaila

Reinspotting

This is a wrong photo that turned into a good one. It’s Reinhold Messner spotted at a public event. I love the fact that he’s somehow vanishing because it’s part of his nature: such a great man that can’t reasonably belong to this planet.” (Martino Pietropoli on fb)

This is a picture of Messner, in which Martino captures a peculiarity of Reinhold Messner. Like he was always in the vanishing point of the whole picture. He fought the harshness of Nature barehanded. He survived this and also loneliness, loss, death. He went beyond. Like it was an extraterrestrial. And maybe he is.

It’s like Reinhold Messner tried to escape every definition. The title of one of his books is: “Die Freiheit aufzubrechen, wohin ich will”. The freedom to go wherever I want to. But ‘aufzubrechen‘ is a word with a sense of leaving, breaking free… it’s like: the freedom to vanish wherever I want to.

A big example for each of us.

This picture is a tribute to one big man.

(c) Martino Pietropoli 2018

Sic Transit Gloria Mundi

“alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena potete stare a galla”

 

Questi due, Matteo e Luigi, tanto hanno fatto e brigato che ora il loro contratto di governo è finalmente governo (o quasi).

GloriaMundi

 

A che prezzo? Quando già dalle parole usate (contratto di governo) si evince una totale adesione all’immaginario aziendalista e non una stilla di respiro rivoluzionario (tanto decantato ma soffocato nelle stanze dai travet à la Toninelli, concentratissimi a scrivere il programma come un compitino sotto dettato).

A che prezzo? Quando le macchinazioni in atto (oscure, nascoste) non si discostano per nulla, nello stile, da quelle di colui che è vissuto come un padre politico scomodo – ovviamente, un padre nascosto; un padre da cui allontanarsi mediaticamente ma di cui prendere eredità e “macchina politica”.

L’anagramma dei loro cognomi dà “Anima di Silvio”. Il programma è un coacervo di illusioni da “secessione dalla realtà”, da pars destruens di una nazione. E adesso pure la faccia del nuovo premier somiglia tanto a quella di un giovane Silvio alle prime armi.

 

Q U E S T A   N O N   È   U N A   E S E R C I T A Z I O N E

 

Guardate bene il sorriso, il suo ammiccare ai poteri che gli permettono di essere lì a rappresentare la nazione. Guardate la mise, i colori così ben coordinati, le bandiere. Pare che il partito della nazione sia qui. Pare che l’anima di una democrazia pelosa, eterodiretta e corporativista, votata all’autarchia e giocata sulle paure delle classi sociali più deboli ed esposte, stia svelando finalmente il suo soffocante ghigno di morte.

 

Sic Transit Gloria Mundi.

Up Patriots To Arms!

 

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