Sic Transit Gloria Mundi

“alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena potete stare a galla”

 

Questi due, Matteo e Luigi, tanto hanno fatto e brigato che ora il loro contratto di governo è finalmente governo (o quasi).

GloriaMundi

 

A che prezzo? Quando già dalle parole usate (contratto di governo) si evince una totale adesione all’immaginario aziendalista e non una stilla di respiro rivoluzionario (tanto decantato ma soffocato nelle stanze dai travet à la Toninelli, concentratissimi a scrivere il programma come un compitino sotto dettato).

A che prezzo? Quando le macchinazioni in atto (oscure, nascoste) non si discostano per nulla, nello stile, da quelle di colui che è vissuto come un padre politico scomodo – ovviamente, un padre nascosto; un padre da cui allontanarsi mediaticamente ma di cui prendere eredità e “macchina politica”.

L’anagramma dei loro cognomi dà “Anima di Silvio”. Il programma è un coacervo di illusioni da “secessione dalla realtà”, da pars destruens di una nazione. E adesso pure la faccia del nuovo premier somiglia tanto a quella di un giovane Silvio alle prime armi.

 

Q U E S T A   N O N   È   U N A   E S E R C I T A Z I O N E

 

Guardate bene il sorriso, il suo ammiccare ai poteri che gli permettono di essere lì a rappresentare la nazione. Guardate la mise, i colori così ben coordinati, le bandiere. Pare che il partito della nazione sia qui. Pare che l’anima di una democrazia pelosa, eterodiretta e corporativista, votata all’autarchia e giocata sulle paure delle classi sociali più deboli ed esposte, stia svelando finalmente il suo soffocante ghigno di morte.

 

Sic Transit Gloria Mundi.

Up Patriots To Arms!

 

Annunci

Biella emozionale

La biella è un elemento meccanico di collegamento tra altri due membri cinematici di un meccanismo, dotato di moto rotatorio e traslatorio.

Non ci sono parole per descrivere quel pezzo di mio cuore che riceve il pallone, si gira, calcola dove tirare e inchioda il portiere.

Così provo a farlo con una traduzione.

Una biella emozionale è un elemento psicologico che lega due membri di un rapporto padre-figlia, dotato di moto pulsatorio e traslatorio, per cui il cuore del padre batte all’impazzata quando la figlia roto-trasla e segna.

Biella è anche una città, il cui giro turistico si può riassumere in: viste le sue montagne intorno, visitato il C/C Gli Orsi, vissuta la piscina, segnato gol, mangiato alla pizzeria La Piramide.

 

Mattarella’s Eyes

 

Cercasi per collaborazione con una band che possa arrangiare il pezzo storico di Kim Carnes sulle parole rivisitate da me (vedi più sotto). Astenersi perdigiorno. Tipo gente che finge smodate riflessioni dietro occhiali di corno solo perchè ha gli acchi azzurri come il mare e quindi pare che stia pensando tutto lui (io quello sguardo lì ce l’ho quando facccio una Inner Join e penso a un CercaVert, per esempio).

Requisito fondamentale: la cantante.

Ella (non Fitzgerald) deve avere all’incirca la voce della Kim Carnes, ma va bene anche se fosse tipo Janis Joplin di ‘Piece of my Heart’ o al più come Giusy Ferreri che chiama un beìdge alla cassa 9. Insomma, voci taglienti da averci in gola vetri, whisky, agrifoglio e candeline rosse… (‘sto baglioni che esce prepotente dai miei scritti non lo riesco a capire) Sennò chi se lo fila Sergio che si stuzzica il Quirinale.

Giù in fondo ho messo il video con testo della canzone del 1981.

 

Presidente_Sergio_Mattarella - eyes

“Mattarella’s Eyes”

 

His hair are Snow-White white

His lips as cold as ice

His hands are always cold

He’s got Mattarella’s eyes

He’ll turn consultations on

You’ll won’t have to be two

He’s pure as Proportional dry

He’s got Mattarella’s eyes.

 

And he’ll tease you

He’ll unease you

With all those History questions

He’s really focused and he knows just what it

Takes to make a govern

He got Nilde Jotti stand-up sighs

He’s got Mattarella’s eyes.

 

He’ll let you take him home

(It whets his Quirinale)

He’ll lay you on his throne

He got Mattarella’s eyes

He’ll take a tumble on you

Troll you like you a dice

Until you come out blue

He’s got Mattarella’s eyes

 

He’ll expose you, when he

Showel you

Off the Hill as you were

two pivellons

He’s ferocious and he knows just what it

Takes to make a govern

All the boyz think he’s a bad guy

He’s got Mattarella’s eyes.

 

And he’ll tease you

He’ll unease you

With all those History questions

He’s really focused and he knows just what it

Takes to make a govern

All the boyz think he’s a bad guy

He’s got Mattarella’s eyes (sssssssssssssssssssssssss)

 

And he’ll tease you

consultations

Just to spread you

He’s got Mattarella’s eyes

He’ll expose you, when he

shovel you 

History queeeeeeestions

He’s got Mattarella’s eyes

(two pivellons)

 

Mattarella’s Eyes – Testo di The Running Franz (C) 2018

 

 

 

Il colore azzurro

Un libro riuscito, una narrazione che va in buca al primo colpo, la vedi dalla trama della narrazione, dai rimandi che certi fili intrecciati si passano lungo tutto il vestito.

“Il club dei bugiardi” di Mary Marlene Karr è così. Ho sempre l’impressione che la storia dopo incredibili traiettorie porti le palle in buca. Non ho potuto trattenere un fischio di ammirazione per quando è successo, spesso in tutto il libro, perchè Mary Karr mi ha condotto per mano in una storia imprevedibile e a tratti angosciosa. Il suo altalenare tra una vita di patimenti e una speranza (a volte cieca) crea un movimento che ha elevato la mia conoscenza del mondo.

Volevo soffermarmi a pagina 450 dell’edizione BUR Scrittori Contemporanei Original. Siamo verso la fine del memoir. Poche pagine prima la scena si è spostata dal 1961 (dove in due corposi atti, Texas e Colorado, vengono raccontate le vicissitudini vissute da ragazzina di 7/8 anni) al 1980. Una ragazza ormai grande torna a casa dal padre e dalla madre. Insieme al padre va all’Associazione, il posto dove si riuniva in passato il Club dei Bugiardi. Sta godendo del fatto di aver fatto duemila chilometri per essere lì in quel momento. Al biliardo a tirare colpi con la stecca. Sentite cosa dice.

Feci buca al primo colpo. Poi mi produssi nel tiro di sponda più improbabile della storia che, dopo un’incredibile traiettoria a V, mandò altre due palle in buca. Papà fece un fischio di ammirazione. Fuori dalla finestra il cielo si era fatto dello stesso azzurro del gesso in cui stavo immergendo la punta della stecca, una sfumatura insieme compatta e luminosa, come il turchese puro che nei dipinti rinacimentali si usava per la veste della Madonna. Nella mente vidi scorrere istantanee del corso di storia dell’arte. Per un istante prestai fede a quel colore, come se avesse un significato che rendeva la mia mente più esuberante.

All’improvviso mi ritrovo proiettato in excelsis. Partendo dal gesso azzurro che diventa materia prima e pura, quasi che il mantello della Madonna potesse essere stato dipinto con quello stesso gesso che si usa al biliardo. La mia mente, senza che la Karr abbia detto una parola, si trova a pensare a quante volte nella vita trovi la meraviglia nei posti più impensabili . L’ho detta laicamente qui, perchè non stiamo parlando di madonne qui. Un po’ la stessa meraviglia di quando vedi per strada certe pale d’altare tracciate con i gessetti da artisti senza nome, del cui atto ti dimenticherai quando entrerai nel prossimo bar, al ristorante o dovunque tu sia diretto. Un colpo di spugna a rendere la lavagna di nuovo lucida e nera.

Per rendere credibile l’apparizione della Madonna, l’autrice aggiunge che quei mantelli li aveva visti per via dei suoi studi. Ma lo dice dopo. Intanto l’impressione di avere avuto un’epifania è fortissima in me. L’immagine si è impressa fortemente nella mente, che ora ha un’immensa parete circolare azzurra (la parte interna del mio cranio). Poi dopo la precisazione sul cursus studiorum, butta un altro carico. “Prestai fede a quel colore”. Prestar fede, ed anche lì Mary Karr gioca con l’esperienza di elevazione ma sta anche nel momento presente, concentrandosi sulla punta della stecca che ora porta quel colore come lasciapassare divino per il prossimo colpo.

Quando intendo che leggere i libri è bello, intendo questi momenti di pura gioia, in cui faccio fatica a raccogliere le parole per esprimere cosa sta succedendo nella mia testa.

L’invenzione della ruota

 

Ho comprato quattro ruote dal Re Merlino. Le ho comprate così, perchè mi ha preso la voglia di usare una tavola da compensato che ho in garage per farne un carrellino. Un carrellino che poi non saprò dove mettere (e come usare). Solo che ho questa tavola di 1 metro per 1 e mezzo circa. Dovrò poi inventarmi un gancio sulla parete per appenderlo. Insomma, il perfetto cliente dei magazzini DIY.

 

tellurerota

Vado alla cassa, e mi accorgo del nome della ditta che ha prodotto quelle ruote. Mi ricordo che da piccolo c’era una squadra di ciclismo sponsorizzata così, con quel nome un po’ geologico, che mi faceva venire in mente un terremoto. Come mi faceva sognare, sempre. Googlo un po’ e scopro al massimo che c’erano traguardi volanti con quel nome. Traguardi volanti Tellure Rota (senza l’accento circonflesso…). In pratica mi ero fatto tutto un film.

Rimango un po’ così. Poi ci ripenso, e capisco che è stata la mia mente a creare tutto ciò. Torno contento: ognuno in fondo è perso dentro un mondo interiore dove riesce a compensare le delusioni della vita. Tellure Rôta. Una azienda italiana che progetta e produce ruote e supporti per uso industriale, civile e domestico.

 

E’ un partner qualificato per oltre 2.000 clienti distribuiti in 70 paesi, grazie a una propensione all’innovazione sviluppata in oltre 60 anni di esperienza nello sviluppo del prodotto. Capito sul loro sito, e vedo un video in cui si dipana una storia molto chiara, che appartiene all’uomo. Rimango abbagliato dalla tecnologia dietro la ruota, Cerco di catturare il video in un’immagine sola (che ho pubblicato qui sopra)

 

Come mi piace l’ambito manifatturiero, le aziende che producono qualcosa, la materia che viene plasmata e prende forma. Il processo distributivo che alla fine mi porta a casa quattro ruote belle stabili che, ovviamente, userò sproporzionatamente ma che per un attimo mi hanno fatto vedere una prospettiva nuova, un comparto industriale composto da persone che… sanno come fare la ruota! Insomma, persone il cui lavoro è nato millenni fa, all’invenzione della ruota.

Insomma, in questa ditta ci lavorerei volentieri. Peccato che sta fuori Modena (Modena Park) ed è un po’ fuori zona…

 

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑