Biella emozionale

La biella è un elemento meccanico di collegamento tra altri due membri cinematici di un meccanismo, dotato di moto rotatorio e traslatorio.

Non ci sono parole per descrivere quel pezzo di mio cuore che riceve il pallone, si gira, calcola dove tirare e inchioda il portiere.

Così provo a farlo con una traduzione.

Una biella emozionale è un elemento psicologico che lega due membri di un rapporto padre-figlia, dotato di moto pulsatorio e traslatorio, per cui il cuore del padre batte all’impazzata quando la figlia roto-trasla e segna.

Biella è anche una città, il cui giro turistico si può riassumere in: viste le sue montagne intorno, visitato il C/C Gli Orsi, vissuta la piscina, segnato gol, mangiato alla pizzeria La Piramide.

 

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Tennent’s

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Devo entrare per accorgermene. Dopo mesi di frequentazione della zona, per ragioni logistiche di accompagnamento, entro in quel bar che da fuori non ha nulla di speciale. Entro con un mio amico, una cosa veloce prima di riprendere le ragazze in piscina. Entrare in un bar per me è evento raro. Non succede più molto spesso, almeno da quando eravamo giovani che si andava a passarci le serate, nei bar. Poi da meno giovani, i ristoranti e poi con i figli tutti a casa. La trafila la conoscete bene. Passata è la stagione.

 

Abbiamo avuto una riunione con la dirigenza che ci ha asciugati. Interessante nei contenuti, piena di spunti, ma lunga. Dopo tre ore i nostri gargarozzi in fiamme chiedono un balsamo. Anche se non abbiamo parlato. Entriamo nel bar, gestito da cinesi. Sembra una banalità dirlo ora, ma mica tutti i cinesi sono uguali e me ne accorgo quando chiedo una media alla spina e il barista mi fa: “Chiara o Tennent’s?”.

Voglio piangere. Tutte le volte che sono andato fino al centro commerciale a farmi un hamburger con una media di dubbia provenienza, mentre a pochi metri c’era la Tennent’s alla spina. Ed ora la stagione sta sgocciolando via, la condensa sul bicchiere un pallido ricordo. Il barista dà una passata di straccio al bancone. Noi si finisce la birra, si saluta e si va.

Ps. per la cronaca: la birra chiara è una Warsteiner, mentre come ‘terza via’ hanno una Menabrea 7.5°. Birre comunque valide. Ma se io torno lì, è per la Tennent’s.

Iponatremia

Sulla strategia di pubblicazione sul blog.

Mi ricordo di quando pensavo: ‘pubblico un post a settimana così non ho problemi di dilapidare tutti i contenuti‘. Mi dicevo ‘questo è prezioso, vorrei pubblicarlo in un momento più consono‘ (ma quale?). ‘Quell’altro lo lascio lì e ci penso ancora un po’‘. Poi a volte dicevo: ‘adesso inserisco un bell’intervallo di 10 giorni così mi do un tono‘.

Macchè. (in inglese, avrei scritto ‘Bullshit!’).

Che tenerezza di approccio! Che miopia! L’unico modo per farti sentire è scrivere regolarmente.

I contenuti sono vampiri, ti succhiano l’anima.

Se inizi a scrivere regolarmente, quelli continuano a chiederne ancora e poi ancora.
Finchè poi non ti ritrovi a corto di sodio narrativo, una situazione che in fisiologia si chiama iponatremia e che in narrativa non esiste.

Non puoi mai arrivare all’arresto delle funzioni narrative, perchè più tiri fuori contenuti più lasci spazio ad altri contenuti, elabori concetti nuovi. E il sodio narrativo entra da altri orifizi e ritorna ai livelli normali.

in inglese, avrei scritto ‘Bullshit!’

 

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Cambiamo punto di vista: se continui ad avere in testa la stessa persona che ti ha deluso/mollato/fatto incazzare, come fai a cambiare? Esci, vedi gente, fai sparire quella persona dalla testa.

Lo stesso con i contenuti che stanno lì da tempo: scrivine, fanne uscire lo scheletro dall’armadio.

Potrai finalmente guardare altrove.

 

Potresti scoprire che ne vale la pena e che sei apprezzato. (Hai paura di essere apprezzato?)

Scrivere regolarmente è simile a un processo di disintossicazione dalle cose che dentro fanno male, dai pensieri che a stagnare diventano ombre minacciose. Se li lasci lì, ti costringeranno a non muoverti più, chiuso nella tua caverna mentale.

Scrivere regolarmente, allora, somiglia ancor di più a uno sgombero solai. Dai una bella pulita al solaio, poi colora il pavimento con vernice epossidica colorata, costruisci nuove identità e nuovi spazi.

Insomma, apri le finestre. Vedrai che qualcosa è già in cerca di te.

Sot·to·tràc·cia

 
È molto utile trovarmi davanti all’impegno di scrivere qualcosa tutti i giorni. Perché mi dà la possibilità di scrollarmi di dosso idee balzane, malsanità e piagnistei vari piuttosto in fretta. Diciamo, a un buon 7x o 10x di velocità rispetto a prima.

 

Per liberare la mente e arrivare finalmente al livello successivo.

 

Come al solito. Il fare è la soluzione. Smettila di parlarne e inizia a fare.

 

Anche nella corsa sta succedendo così: rispetto al flusso di parole qui la corsa sta andando sottotraccia. Sto sperimentando cose nuove, di cui spero di parlarvi presto. “Nuove distanze ci riavvicineranno”, come cantava Adelmo Fornaciari. Così va bene, le cose si aggiusteranno e tutto avrà un senso.

 

 

sot·to·tràc·cia

 

A tendere, il racconto sarà una cosa sola e la mia molteplice immagine troverà una sua unità.
 

 

Settimana scorsa una mia amica mi ha consigliato una cosa per il blog. La ringrazio tantissimo per il feedback, per il feedback in sè. Una cosa che mi ha ricordato le songlines degli aborigeni australiani (anche se non c’entra molto in sè, solo un mio personale contatto neurale come una lampadina pendula e nuda che sfarfalla di tanto in tanto ).

 

Non sapete quanto vorrei andare in giro liberamente per i sentieri e le vicinali toccando luoghi romiti e cascine. Dove però non credo di poter essere sempre accolto con favore. Penso ai cani che potrebbero esser lì per far dei miei polpacci un antipasto.

 

Ma definitivamente lasciare un segno del mio passaggio ad altri runner, sarebbe una cosa suggestiva. Le tracce su garmin e strava, non hanno lo stesso sapore. E in questo, la mia amica ha colto nel segno su ciò come intendo io la corsa. Correre come pellegrinaggio nell’ambiente, su luoghi che l’uomo ha ‘dimenticato’ di percorrere a piedi. 

 

 

Stramilano 2018

“Don’t run because you have to” (anonymous)

 

Stramilano 2018

25 Marzo 2018, 10:30 – Piazza Castello, Milano

 

Ci troviamo al settore giallo!

Se avete la curiosità di sapere se qualche vostro amico è iscritto o sapere chi ha il tal o talaltro pettorale, basta verificare le iscrizioni sul sito Timing Data Service. Ad esempio, il mio bellissimo pettorale 2222 dell’anno scorso, quest’anno è capitato ad Alessio, che parte dal settore verde. Quindi il pettorale è avanzato di un blocco! Contento per lui! Oppure il pettorale 2018 è andato a Olivia. Cose così.

Da domani 22 Marzo sarà possibile ritirare i pettorali in piazza Duomo (orario 10-20)

Capture

Tra i Top Runner ci saranno tra i top Anna INCERTI e Daniele MEUCCI, ma molti altri compongono la starting list.

I Settori di partenza sono così divisi:

1° settore di partenza: atleti top, con nome su pettorale
2° settore rosso: atleti con tempo fino a 1:19:59 e atleti con pettorale assegnato a discrezione della Società Organizzatrice
3° settore blu: atleti da 1:20:00 fino a 1:29:59
4° settore verde: atleti da 1:30:00 fino a 1:39:59
5° settore giallo: atleti da 1:40:00 fino a 1:49:59
6° settore arancio: atleti da 1:50:00 fino a 1:59:59
7° settore bianco: atleti da 2:00:00 e oltre

(Info dal regolamento Stramilano)

Cliccando l’immagine qui sotto, avrete accesso a importanti norme di sicurezza per il corretto accesso all’area atleti:

E ultimo ma non meno importante: il TRAFFICO! Strade chiuse & Co da AutoMoto.it

 

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