4246 Sunset Boulevard

è molto tempo che volevo scrivere questo pezzo. Almeno quattro anni. Da quando, per usare un termine tarkovskjiano, sono entrato nella Zona. Almeno da 9 anni, da quando è morto David. Almeno da 18 anni, da quando Lester ha detto: “And in a way, I am dead already“.

La Zona è un luogo temporale e questa prima coniugazione di tempo e spazio la dice tutta sulla fumosità di quello che sto per esprimere.  Ogni essere umano ha la sua Zona, con le caratteristiche che rispecchiano età, sesso, religione, condizioni sociali, salute, preferenze alimentari, sessuali. Tutto insomma. Ma una cosa è fissa: la zona dura quattro anni. nel 90% dei casi si posiziona tra i 40 e i 50 anni. La Zona è un piano inclinato che porta da un’età adulta ad un’altra età adulta, dove le differenze stanno tutte nella testa di chi osserva, nella prospettiva da cui si osserva la vita.

C’è qualcosa nella esperienza di ciascuno di noi, qualcosa a cui ognuno si appiglia e prima o poi la Zona parte.

Lester Burnham, protagonista di American Beauty, è il punto di partenza della mia Zona. Ha 42 anni e inizia un percorso di ribellione al sistema in cui si è incastrato vivendo: un matrimonio che non funziona più, un lavoro che non lo soddisfa. Un amore per una ragazzina è la scintilla che lo porta a riconsiderare la sua vita, a rimodellarla in modo che gli somigli un po’ di più e che lo porterà a un finale tragico, vissuto in piena consapevolezza. Intorno, gli si muove un milieu sociale che, unitamente alla storia di Lester, viene ironicamente chiamato Bellezza Americana.

La mia Zona parte a 42 anni. Le basi della mia Zona sono state messe nel 1999, all’uscita del film.

Nel 2008, 9 anni fa, drammaticamente, è stata posta la cifra di uscita dalla mia Zona (che sia avvicina): David Foster Wallace si suicida, a 46 anni. Lo scrittore dello scherzo infinito, per il quale ho sempre avuto una venerazione molto profonda. Uno scrittore monumentale, che ti scarica addosso un mondo intero ogni volta che lo leggi, insieme alle sue contraddizioni.

Muore irrisolto,  David, e lascia un buco enorme. La potenzialità di quello che avrebbe potuto scrivere. Le potenzialità di ciò che avrebbe potuto pensare. Se pensi a David, ti viene in mente soprattutto una mente travagliata, capace di generare testi complicati e di spaccare un concetto in mille pezzi per esaminarlo fino in fondo, fino all’ultima implicazione. Perchè, proprio l’ultima implicazione ha dovuto fargli prendere la decisione di suicidarsi. Dev’essergli sembrato il gesto più sano: Liberarsi dalla bellezza americana che a lui doveva sembrargli uno scherzo infinito.

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ps. c’è chi si chiede se tornerò a correre. Quel “chi” sono io. Sicuramente tornerò, meno sicuro il “quando” e il “dove”.

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2 risposte a "4246 Sunset Boulevard"

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  1. La zona è come una stanza con le finestre chiuse, dove accumuli detriti, tieni chiusa la porta e volti le spalle fino a che la forza di volontà o l’onnipotenza giovanile te lo concedono.
    Poi accade che siamo costretti a toccare con mano la nostra “frangibilità”. Siamo costretti ad aprire quella porta.
    A me è capitato a cavallo dei 30.
    Sono convinta che sia una gran fortuna abitare anche quella stanza.
    Ci sta il materiale più umano, pulsante e creativo, i contrasti più assurdi e vitali che ci avvicinano a noi e al resto del mondo.

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