Go Gentle, Honey (Go Gentiloni!!!1!!1!)

È la gente che fa tristi i luoghi” (Italo Svevo, Una vita)

Incontrerai degli estranei. Benvenuto nello zoo. Delusioni amare, eccetto una o due. Coì devono avere detto a Paolo quando gli è stato dato l’incarico di formare il governo del dopo-Renzi. Gli devono aver detto: sii gentile. Ma Paolo… beh, Paolo è uno capace di grande calma, diversa dalla calma di Prodi che era stantita e boiarda di stato. Questa è vera calma, è come sfogliare una margherita e poi trovarsi a capo dell’esecutivo di unità nazionale più democristiano degli ultimi 25 anni (il 1992 vi risuona a morto?).

Blateravamo della ricomparsa della DC ma la verità non ce la saremmo mai aspettata così… “normale”. Come Francis Fukuyama lo pensava della storia, noi pensavamo che dopo Renzi non ci fosse più storia. E invece è proprio nelle pieghe del sistema che ogni storia trova l’ennesima svolta improvvisa. Qualcuno si rivolta e conduce una fronda, una opposizione e colui che sembrava imbattibile, il giorno dopo è scappato, è vinto, è battuto.

E quindi eccoli qua tutti i nostri antichi vizi di nazione curiale e corporativa. Aspettiamo sempre qualcuno che ci faccia da patrono, ed ecco qua il nostro Presidente del Consiglio. Partito dimesso, Paolo non si è mai dimesso. Ed ora ha trovato sponda in Europa. Per l’Italia, meglio un Gentiloni oggi che il caos domani. Ma non vi preoccupate, dopo i mesi iniziali di aggiustamento e misurazione è una cosa che dicono di tutti. Insomma, cosa si dice di solito: Abramo non partire non lasciare la tua terra cosa speri di trovar?

 

 

Siamo in una fase nuova, dove ben due periodi storici si fondono e tentano di modellare il nostro vivere per i prossimi – molti – anni: si respira sia l’odore della repubblica blindata dai cattolici dal ’45 in poi che quello dell’orrida nazione – appena precedente in ordine cronologico – nata da una marcia ad ottobre, nel 1922.

Gentiloni sembra un presidente del consiglio decisamente invitante, in grado di coniugare la nostra voglia di gentilezza e curiosità. Insomma, un bel paravento, proprio quello che ci vuole mentre Minniti e Alfano, ministri della paura, gestiscono le crisi umanitarie, nel senso di mettere una barriera al flusso di immigrati per farli ammazzare più vicino a casa loro, senza che Italia ed Europa debbano assistere alla mattanza.

 

Comunque Paolo Gentiloni una lezione l’ha imparata in questi mesi ed è la seguente: non essere impaziente. Me lo immagino mentre seduto al suo Stenway and Sons, canta uno dei motivi più classici a Matteo Renzi: “Devi ricordarti questa cosa: un ‘Fassina chi?’ è solo un ‘Fassina chi?’, un sospiro è solo un sospiro, le cose fondamentali vengono fuori alla lunga, con il passare del tempo“.

A me invece, al presidente del consiglio Paolo Gentiloni verrebbe da dire: “Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre, l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste“,  perchè certe cose non possono attendere. Proprio oggi, 74 anni fa, iniziava la Resistenza. 8 settembre 1943 e la lotta di liberazione che scacciò i fascisti dall’Italia. Forza Paolo, Go Gentiloni!!!1!!1!

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