Piccola storia triste

Les amours perdues
Ne se retrouvent plus
Et les amants délaissés
Peuvent toujours chercher
(‘Les amours perdues’, Serge Gainsbourg)

 

Avreste dovuto sentirla. Un’ora e passa a gridare in quel telefono, seduta sulla panca della fermata dell’autobus.
Scambiano spesso quella fermata per un parlatorio. Lei aveva scambiato quella pensilina per un confessionale: ad ogni “Ma io ti amo” intercalava un bestemmione.
Prima l’Altissimo, poi la Madonna, sempre più o meno della stessa categoria suina, però. E comunque Altissimo vinceva con un rapporto di 10:1.
Avrà avuto, non lo so, circa vent’anni. Io vedevo solo spuntare le gambe dalla spalla di vetro della pensilina, più raramente la testa, che ciondolava avanti indietro come a prendere la rincorsa quando caricava il “ti amo”.
Ad un certo punto ho maledetto le compagnie telefoniche e i minuti illimitati, che ci danno la possibilità illimitata di condurre queste personali tragedie senza un minimo di dignità, nè di ritegno. Almeno la Pausini cantava: “Tu non rispondi più la telefono”, ma questo aveva risposto e magari ora si stava scervellando per capire come uscirne. magari stava pensando alla frase di Vivienne Leigh che più o meno diceva: ‘ attento a ciò che desideri, perchè si potrebbe realizzare’. Chissà com’era desiderabile, la ragazza che ora voleva/doveva scaricare.

Ad un certo punto ho pensato, da vecchio cinico quale sono: “Ma con tutti i cazzi che ci sono in giro, ma cercatene un altro! Se non ti vuole, non ti merita, no?”  Tanto mi aveva stufato. Non capisco questa fissazione che hanno i giovani per “quello o niente altro”. Si vede che non sono più giovane da tanto tempo. Io facevo uguale, solo che non avevo il telefono e non bestemmiavo.

onnoublie
In pratica la questione era: lui se n’era andato e, più o meno, doveva aver fatto qualcosa con una bionda (epiteti a volontà) e però ‘sta pischella stava lì a intercalare duro i “Ti amo”. Era pazza d’amore, con l’accento su pazza.

Ad un certo punto, all’ennesimo ‘intercaler’ – che leggerei ‘intercàler’ – si apre il cielo con un rombo di tuono. Una voce cala come una rete metallica per un raggio di un centinaio di metri. Pesca tutti. E dice: “Ho capito che mi ami, carina, ma non funzionerebbe. Ti vedo più come una pecorella smarrita”.

(tratto da una storia vera, fino a un certo punto)

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4 risposte a "Piccola storia triste"

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  1. Racconto fantastico!
    Sui drammi d’amore do rei aprire un capitolo grande almeno come 3 volumi enciclopedici…
    “Donne che amano troppo” sarebbe un libro da consigliare alla pecorella smarrita.

    Piace a 1 persona

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