Varzey Road (the road to Monsuma)

“Quando paramucho mi amore de felice carathon
Mundo paparazzi mi amore cicce verdi parasol
Questo abrigado tantamucho que canite carousel” (Sun King, Beatles)

A piedi, quattro passi per Varzi e la città è nelle tue tasche. Intorno, una miriade di colline e monti da esplorare. Ad esempio il Monte Monsuma, che era l’ultima vetta nei dintorni che non avevo ancora saggiato con le mie camminate. Piano a chiamarlo “piccoletto” (infatti sta intorno ai 500 metri s.l.m.) perchè la sua caratteristica maggiore è quella di offrire il fianco alla statale giù da basso per almeno mezzo chilometro. E di  offrire paesaggi molto interessanti.

Dal Monte Monsuma si vedono bene Cecima, Serra del Monte e il benzinaio sulla ex SS461 come se fossero le stelle allineate  della cintura di Orione. Se ne può percorrere la cresta (immersa nel bosco) e non ti stancheresti mai a vedere il panorama che cambia. Dall’altro lato della cresta si vede il Calcinera, vero big del quadrante con i suoi quasi 700 metri, il borgo di Piumesana (su google c’è scritto “Fraizone Pimuesana” ma tant’è), Ponte Nizza in basso e S.Alberto di Buttrio in alto, sull’altro versante della Val di Nizza.

VarziRoad - fabfour

Varzey Road

 

Io e Bobo abbiamo percorso un anello di 8 chilometri, ma a questo riguardo dobbiamo fare un appunto a chi mette la segnaletica dei sentieri: non si possono mettere i cartelli solo sulla strada e poi abbandonare il viandante alla scelta già al primo bivio (abbiamo preso il sentiero verso il Monsuma da San Giovanni). Mettete cartelli e segnali bianchi e rossi anche più avanti sulla strada… altrimenti la gente poi perde la retta via. Risultato: una passeggiata che poteva essere di 5 diventa di 8 chilometri, con su e giù verticali su strade appositamente preparate per il motocross, con traversamenti di bosco ancor più verticali per rimettersi sulla retta via (grazie a google e alla geolocalizzazione, altrimenti saremmo ancora là intorno). Noi ci siamo divertiti per carità, ma penso a tutte le categorie di persone che potrebbero avere problemi, la volta successiva, a decidere di fare una passeggiata per la paura di perdersi e trovarsi in ambasce.

Perdersi ha avuto i suoi vantaggi: abbiamo percorso una valletta con un letto di torrente (ormai secco, ma mi viene la curiosità di vedere se qualche volta si riempie) e con vegetazione molto diversa da quella più in alto, quasi da palude o da piccolo lago (detto nella mia beata ignoranza botanica). Probabilmente quel letto ogni tanto porta anche acqua. E poi siamo arrivati alla statale molto più in fretta che seguendo la strada asfaltata.

Nota sulla foto: durante la passeggiata a Varzi insieme alla mia tribù (in tutti si era in tredici), trovo questa casa azzurro petrolio – è quella più  meno a metà foto, dietro – che voglio riprendere per via del colore. Mi trovo sul telefono una scenografia perfetta per riprodurre la miliardesima copia della copertina dell’album “Abbey Road” dove ci sono i Beatles che traversano la strada. Alla fine, la tribù tradisce (eravamo in tredici, si sa…) e decido per un fotomontaggio con gli originali.

 

 

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