Franz, ti sei scordato di me?

No, non mi sono scordato di te. Solo, mi sono liberato del senso di urgenza.
Porto cuscino e coperta, nella mia borsa. Faccio tutto con consapevolezza e pazienza.


Faccio altro, leggo molto, ascolto (gli altri, il mio corpo). Sistemo il mio rapporto con me stesso. Scopro legami e subordinazioni. Partecipo alla lotta tra individuo e sistema. Mi faccio sistema.

Se mi vedi più sereno è perchè mi permetto di essere di più me stesso. E io sparisco per un po’, di tanto in tanto. Non scappo: vado a cercarmi da altre parti. Faccio le cose come se non ci fosse un domani, e poi sparisco. Questo lo dovresti sapere. Ho considerato sempre una forma di fuga, questo mio modo di essere e invece è una continua ricerca di me stesso.

Dovunque io arrivi, mi cerco. Se mi trovo, sto lì per un po’. Non si alza nessun vento (come in Chocolat), non mi faccio domande chatwiniane. Però vado, dopo un po’. Questo rovello è tutto interior e silenzioso.

No, non mi sono scordato di te, Corsa. Tornerò.

 

E comunque, A ME ME PIACE ‘O BLUES.

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