Fortemente Off Topic /40 La finta abside

Stamattina mi sono recato in centro e per uno di quei rimbalzi strain che oltre che nello spaizo ti fanno viaggiare nel tempo, mi sono trovato a passare per via Torino. Proprio vicino al Duomo, ci sta una rientranza in cui è incastonata una chiesa, che non si vede se non ci passi proprio davanti.
Io stesso, stamane, ho fatto fatica a trovarla, in quanto cercavo una chiesa e non la sua assenza. Si vedono San Giorgio e San Bartolomeo, ma non questa chiesa che cercavo io. Avvicinandomi, mi ci sono imbattuto quando ho provato a guardare dentro a un vicolo, che non era un vicolo ma l’umile spiazzo su cui la chiesa si affaccia. Se non avessi saputo che là c’era una chiesa, e non avessi guardato, avrei potuto anche saltarla a piè pari. La sua facciata, da sempre tetra e un po’ scura come se recasse lo sporco della città addosso, mi ha fatto l’occhiolino. Quindi ci sono entrato.

Il professore di educazione artistica delle medie si chiamava Zangara (lo visto anche tre o quattro anni fa, nel mio paese d’origine, quindi per quanto riguarda si chiama ancora).  A lui, proprio a quel professore, sono legati i più bei ricordi della mia selvaggia stagione alle medie, fatta di amori sudati e svoglaitezza. L’amore platonico per Vanessa a cui facevo contrappunto con le mie ascelle sudate e la mia scarsa igiene, segno di una maturità di là da venire. Amori sudati, no?
La notte magica del Mundial vinto, in giro da solo come un piccolo teppista: pentolone e mestolo in mano, mi muovevo nella calca festosa, avendo conquistato una libertà serale insperata.
Il quaderno mai scritto che feci finta di aver perso (conteneva tutti i compiti di matematica di un’estate).
Il canto della Divina Commedia che io e il mio ccompagno Antonio tralasciammo per occuparci di giornaletti nascosti in casa sua sopra un armadio (di cui lui era venuto a conoscenza “per caso”)

Di tutta quella stagione così campata per aria, “le medie”, per forza si stagliano i progetti del professor Zangara, che a vederli ora erano richiami a come poi funziona la vita. A richiamarli così son poca cosa, ma ci sta tutta una drammaticità dietro:
1. La costruzione di armi e scudi in polistirolo, per rappresentare il canto XXII dell’Iliade, in cui io facevo la parte di Ettore: Mica che potevo fare Achille, no?

2. La realizzazione di un cartellone sul modello delle pubblicità progresso: venne fuori che il tema affidato alla nostra squadra (tre persone) era la droga. Quel cartellone lo realizzai io – gli altri non me li ricordi molto partecipi – con colori cupi, con un braccio con laccio emostatico e siringa, su un fondo viola e, in un angolo la morte con la falce. Era la prima volta che potevo lavorare autonomamente e fui soddisfatto del risultato. Ero già un metallaro in pectore, un metallaro che suonava Mozart e Bach.

3. Poi una ricerca, che solo ora scopro essere su me stesso.

Perchè non mi toccò in sorte Sant’Ambrogio o San Carlo o una più famosa chiesa, ma una chiesa tutto sommato sconosciuta?

Solo stamattina, mentre mi ci avvicinavo (avevo deciso di andarci per una furia improvvisa della memoria) mi rendevo conto che – più di trent’anni fa – veniva posata una pietra miliare della mia vita. Una di quelle cose che stanno lì, nascoste dove c’è più luce (questa espressione è bellissima, mi pare fosse un titolo di una pièce teatrale di non so chi, ma italiano e di questi ultimi anni) ma solo quando c’è la giusta inclinazione, allora te ne rendi conto e la vedi. Il significato delle cose (e della vita) ci sfugge e noi dovremmo cercarlo a fondo.

Il nome del santo eponimo di quella chiesa, non fa affatto riferimento all’immaginario collettivo che uno avrebbe in mente pensando a racoglimento e preghiere. Faceva venire in mente più che altro visioni di fauni e di boschi.

Inoltre, l’elemento architettonico che il professore ci aveva spedito a studiare era un trucco, una finzione, un colpo da maestro: un’abside costruita dal Bramante con la maestria della prospettiva. Su un muro piatto. La chiesa di San Satiro, se ci passi da dietro, sembra un muro di cinta in mattoni rossi. Se vedi l’altro lato del muro, dentro la chiesa, è un’abside profonda che sparisce più ti avvicini all’altare. Insomma, la ricerca fatta alle medie nascondeva una triste verità di cui mi sono accorto solo oggi trent’anni dopo: nella mia vita avrei solamente scalfito la superficie delle cose. Avrei dovuto lottare per estrarre un grammo d’oro da una miniera di carbone.

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3 thoughts on “Fortemente Off Topic /40 La finta abside

  1. Derek Walcott, ‘Mappa del Nuovo Mondo’, trad. Barbara Bianchi Adelphi Edizioni, 1992

    Tempo verrà
    in cui, con esultanza,
    saluterai te stesso arrivato
    alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
    e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

    e dirà: Siedi qui. Mangia.
    Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
    Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
    a se stesso, allo straniero che ti ha amato

    per tutta la tua vita, che hai ignorato
    per un altro e che ti sa a memoria.
    Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

    le fotografie, le note disperate,
    sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
    Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

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