Ultra-runner (from the barrel)

“Pain is inevitable, suffering is optional”.
Ieri ho capito cosa vuol dire essere un ultrarunner. E’ soprattutto una questione di testa, di andare oltre il dolore e correrci accanto (o meglio, contro). Con tutti i crismi di valutare bene se ci si può correre accanto/contro, ma quella cosa qui un runner la decide al momento e deve avere un instinto per farlo. Conosco persone che hanno continuato a correre una gara per chilometri ancora dopo un infortunio serio alla caviglia. Ecco, se fino a ieri non li capivo fino in fondo, ora posso capire e posso anche ripensare a come corro, a cosa significa per me, al fatto che il ritmo di corsa è solo una parte della corsa, ma che il significato sta anche in altro, al saper gestire le situazioni di difficoltà.
E capisco meglio anche la frase: “Pain is inevitable, suffering is optional“.
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Sono partito per un giro di circa 20K, avevo in ballo ancora il dolore alla coscia sinistra, anche se negli ultimi due giorni era sparito. Volevo vedere come andava a correrci su ancora. Al chilometro 12,5 mi sono trovato in grave difficoltà, proprio per lo stesso dolore, riapparso come un incubo salendo su un cavalcavia con pendenza piuttosto elevata.
Da lì ho dovuto camminare, con la previsione di fare 6K e oltre a piedi per tornare a casa. Non potevo fare altrimenti e l’incubo di non riuscire a risolvere il problema per tempo (il 19 marzo correrò la Stramilano) è diventato una triste certezza.
Mentre poi ero a quasi due chilometri e mezzo di camminata, vedo una runner nipponica con una attitudine grintosa e la sofferenza dipinta in faccia. Mi sono guardato dentro (dove stave anche una buona quantità di nikka whisky, come sa chi mi segue su fb) e improvvisamente ho deciso di  ripartire a correre, di andare “oltre il dolore”. L’ho fatto perchè nel frattempo si era chetato il dolore acuto, ma anche perchè in qualche modo ho ascoltato il mio istinto. Un conto era camminare per altri 4K, un altro era correrli. Ho deciso di fare la cosa che mi avrebbe “consumato meno”.
Ho dovuto correre più piano e in controllo sul dolore che comunque c’era. Alla fine, questa piccola corsa di 4K mi ha regalato una nuova grinta e (forse) la testa giusta per affrontare la gara. E il dolore, che appena finite di correre era molto meno, un’ora dopo era completamente sparito (ridotto proprio a un puntino lontano).
Ho capito molte cose, ieri. Fintanto che riuscirò a affrontare e superare il dolore, vorrà dire che sarò un ultra-runner.
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