Milàn col coeur in man

Tratto da una storia vera.

Prendi un sabato mattina che ti svegli alle 3:30 e poi non riesci più a dormire. Mettici pure che sei in scimmia per andare a correre, è il periodo d’oro. Quel sabato è giorno di allenamento, chiodo fisso. Provi a dormire ancora – 3:30 è troppo presto per uscire, a quest’ora “mi porterebbero al Pini” – ma non ce la fai. Allora decidi: ti alzi alle 5:15, ti prepari e alle 5:43 sei lì che pigi Start sul vivoactive. E ti senti un po’ pirla e un po’ un grande (lo so che si potrebbero mettere insieme le due cose, ma teniamole separate per favore). In fondo, ti piace essere lì a fendere i rimasugli della notte e ti piace passare intorno alla pista di Linate prima che le nutrie comincino a correre e ad urlare (semicit. Domenica bestiale, ma in questo caso è sabato).

E così vai, e non sembra vero ma le gambe sospingono sui 4’50” che inizi a farti le solite domande (reggerò?) e a darti le solite risposte (vediamo come va). Le due gambe iniziano a dialogare con il solito tira e molla. Mai insieme, sembrano ripercorrere la trama di Lady Hawke. Se c’è davanti una, l’altra è indietro e così via. Giorno e note, notte e giorno. Poi una gamba fa all’altra:  “Ricordi, ce lo insegnò il 2013.  Io e te al running sappiamo crederci”.

In questo periodo sto marcando tutte le pietre miliari del 2013 per ritoccare e spero proprio di raffinare il PB sulla mezza, il 19 Marzo a Milano. Per ora sono cadute i 5K, i 10K, il test sulle due ore e la distanza più lunga corsa. C’è anche un piccolo shift verso la distanza regina, la maratona, se è vero che proprio nel sabato di cui parlo ho sommato 30.8 chilometri (26.8 come lungo e 4K di defatigante).

Il fatto è che la testa e il corpo stavolta sono andati d’accordo. Mentre la testa mi spingeva ad arrivare a Duomo, il corpo rispondeva con un “va bene, andiamo oltre”. E così oltre a Duomo, ho visitato il Castello Sforzesco, l’Arena, via Bramante incrociando Paolo Sarpi, il Cimitero Monumentale; la nuova zona direzionale con i palazzo scintillanti e auditorium in Gae Aulenti; la passerella che scende verso le ex Varesine, Repubblica; Viale Tunisia e la Cozzi; Corso Buenos Aires e una puntatina al Carducci (dove ho idealmente pianto sul tempo versato); per poi girare verso Loreto, Piola, Lambrate e poi giù verso casa.

 

In tutti questi chilometri (alla fine sono stati 26.8 in 2h13′) ho ricollegato tanti punti diversi della città e ad un certo punto ho pensato che Milano è ancora la città della Resistenza e sono stato grato per questa cosa. Durante la corsa, se ti guardi in giro veramente, a Milano puoi scoprire angoli sempre nuovi ma anche punti Fermi, che sono sia storici che un pronunciamento di indipendenza e legge morale. Come passare davanti alla Camera del Lavoro e vedere il manifesto giallo con scritto “Verità per Giulio Regeni”. Ogni punto della città era bellissimo e unico. Passare in piazza Fontana che racconta di Pinelli e dell’anarchia Milanese. Passare in tutti i punti della città che hanno cucito su di sè l’ordito della storia, come fibra resistente per avvolgere il presente e, si spera, salvarlo da certi venti dissennati che soffiano.

Alla fine ho corso in 58’30” i primi 12K, poi in 1h58″ e rotti i 24K. I rimanenti K sono saliti sopra i 5′, ma era anche normale, un po’ di stanchezza ha iniziato a farsi sentire. E la lunga corsa nei ricordi e nella bellezza del momento si stava esaurendo.

Fino a quando il manto della notte si è mantenuto e anche alle prime luci del mattino, mi è sembrato di amare questa città ancora più di quanto io la ami di solito. Ho corso a Milano con il cuore in mano e lei mi ha accolto con il suo riserbo di sempre, aprendomi dei percorsi che sono veri solo se ci credi. Perchè  Milàn gh’ha el coeur in man.

 

(Fonte immagini: Duomo, Auditorium)

 

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