Humilitas

– Ma va’, non sei niente. Sei solo chiacchiere e distintivo…

– Qui finisce la lezione

– Sei solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo… Sei solo chiacchiere e distintivo

Ancora non ha capito, la mente. Ancora stamattina, dopo una settimana senza corsa, millantava i 18 o i 20, era sicura, lei, di poter fare come se nulla fosse. Come se il blocco della spalla, e un dolorino alla schiena e all’anca (tutto risultato dei 23K più l’aggiunta della dimostrazione di quanto sono bloccato) non contassero.

humilitas

Invece il corpo, lui lì bello. Il corpo è la legge che è dentro di noi, l’autonomia. Cioè, auto nomia è il darsi una regola da sè. Se la mente è paranoia, iperbole, progetto, futuro, visione, il corpo è la stabilità, la legge, la terra, il già costruito, il presente.

Spero di imparare che per uscire dalla zona di comfort ci vuole più pianificazione di quello che sembra. Probabilmente anche solo correre era uscire dalla zona di comfort, oggi.

Di suo, la corsa è andata bene. Ho visitato un posto che si chiama Villa Zurli, che è subito diventata Zurlì. Villa Zurlì sta di fianco (a circa 1K) a un “campo di gas” (lì mancavano già gli zuccheri, la mia testa spaziava, è lì che ho messo il pilota automatico): strane palle arancio all’interno di sacchetti a retina tenuti fermi nel terreno da un picchetto, tubi con una testa gialla ingrossata e forata come a far sfiatare immense quantità di letame sotterraneo, un impianto di raccolta di montagnole grigio-marroni i reflui di chissà quali intestini. Beh, quando da in mezzo ai campi mi sono trovato in questo strano posto ho avuto timore, l’aria un po’ più grigia, il sole appena accennato rosso arancio dietro una cortina di nuvole e nebbia perlacee. Mi sono buttato verso il punto estremo del campo, per evitare l’operatore meccanizzato che operava sulle montagnole. Al confluire degli alberi che lo delimitavano ho trovato un passaggio, con tanto di ponticello risibile in cemento su un canale limaccioso e di abbondante flusso, grigio verde. Ho visto una strada, aldilà, la libertà e la possibilità di allontanarmi da quel posto che sembrava la tristezza fatta luogo.

Ripresa la strada asfaltata, il cartello Paullo, uno stormo di una ventina di uccelli puntava verso nord – ‘la primavera che torna’,  ho pensato –  e il sole luccicava un po’ più convinto. Forse il Mago Zurlì aveva fatto una magia e il mondo era tornato al suo posto.

Da lì il ritorno è stata una passeggiata, ho costeggiato anche il castello di Mirazzano a voler intendere quella umiltà che il paese porta sul suo vessillo e che devo fare mia. Un’umiltà che è l’altra faccia della capacità di sfidare se stessi; che ci lega alla terra, al presente, al corpo. Un corpo che oggi ha corso 15K in 1h15’20”, Absolute 5’/K.

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