L’imbalsamatore di visioni



The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living” (Damien Hirst) 

 

Care Stelle, mi rivolgo a voi, pazienti lettrici e lettori, e vi premetto che in fondo a questa via lattea di parole c’è una domanda. Cominciamo dunque. 

Voi sapete quant’è positivo il cambiamento. Io stesso ad un certo punto di quest’anno ho deciso di cambiare perché avevo bisogno di una nuova situazione, di un nuovo ambiente, perché in quello vecchio non avevo più molti stimoli. Però, c’è un però. Mancano due settimane al mio nuovo lavoro e la paura cerca di prendere il posto di guida ( tipico, nel mio archetipo O__o ). Sento quei vuoti d’aria tipici di una turbolenza dell’aria. In effetti, mi sento un po’ “in aria”. Il mio stato d’animo è in subbuglio e continua a cambiare di momento in momento.

Come se fosse una pallina su una roulette che gira, a volte si ferma sulla casella verde “Andrà tutto bene” per un attimo. Poi riprende a saltabeccare. Mi servirebbe fermare il mio stato d’animo sulla casella verde. Eppure so che la metafora della roulette è sbagliata, perché strutturalmente non è possibile farlo. “L’impossibilità fisica dello stazionamento nella mente di uno che gira“,direbbe Damien Hirst (e tralasciamo il concetto di “uno che gira” espresso in milanese).

 

 shark_hirst

 

Allora vorrei che la mia mente fosse lo sguardo fisso verso lo spazio infinito di una astronauta mentre è sballottata nella capsula che la porta in alto a velocità di fuga impressionanti. La fuga è per la vittoria, dopo un preludio di anni di preparazione. So che lo sballottamento è necessario: il mio obiettivo qui è sentirmi a mio agio. Non sto mandando nessun uomo o donna nello spazio, mi rendo conto. Al limite un uomo solo cambierà indirizzo di lavoro. Ma va pur detto che il lavoro occupa gran parte dell’universo di quell’uomo.

 L’indicazione di “Creatore” – ottenuta ieri dal test di Cerries Mooney – non mi dice nulla sul fatto che io possa creare la pace nel mio animo. Le mie creazioni sono caotiche e di solito lasciano uno spazio disordinato (al par di Luisa che inizia presto e finisce presto e di solito non pulisce… la rampa di lancio). La mia mente è fatta per partire verso spazi intergalattici ma quando le persone se ne vanno da Cape Canaveral dopo il mio lancio, non sono io quello che raccoglie le tonnellate di rumenta lasciata dagli spettatori. Io sono quello che guarda in giù e sente il dolore del ritorno. Io sono quello che imbalsama le proprie visioni e le visita, come se fossero mummie di pensieri, in remoti musei di periferia.

 Quindi mi rivolgo a voi, Stelle Alchimiste e Creatrici di pace, Romantiche e Guerriere della realtà: come si fa a creare pensieri positivi in maniera continuativa in modo da tenere viva la visione? 

#StelleSagge

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2 thoughts on “L’imbalsamatore di visioni

  1. La mia risposta, da archetipo “romantico” è: crea una nuova routine in cui aumenti la frequenza e la qualità delle visite al museo delle tue visioni…
    La prossima volta che andrai, interagirai con loro.
    Non ti limiterai a guardarle e basta.
    Le animerai. Darai loro vita.
    Prima di lasciarle per ritornare al quotidiano, ti farai donare un pezzo di sé, che poi porterai con te, in tasca.
    Lo rifarai ogni volta.
    Ogni visita, un pezzo di loro si trasferirà a te.
    Ripeterai sempre più spesso, finché nel museo non resterà più nulla perché sarà già tutto con te, ogni istante, ogni momento.

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  2. Grazie Paola, i miei pensieri sono stati spunto per un bel dibattito sul tema (Nota per chi non vede che un commento qui: il dibattito è avvenuto nel gruppo il Vivaio delle Stelle su facebook). Segno che è sentita come tematica. Io mi aspettavo delle risposte, ma quelle che ho ricevuto sono andate aldilà delle mie aspettative. Mi hanno dato metodi, non rassicurazioni e pacche sulle spalle. Grazie a voi, ho corroborato la mia fiducia nell’atto. 🙂

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