Frequenze, risonanze.

Frequenze, risonanze.

You cannot fold a flood and put it in a drawer.” (Emily Dickinson via Rob Brezsny)

Tutto è partito da un pensiero di completezza.

Domenica mattina, una mattinata assolata in un sobborgo di una città metropolitana. Sono rivolto verso una parete, che davanti a me si presenta come una lastra metallica che io sto smaltando con un colore bianco ghiaccio. Quando ho aperto la lattina, questo colore mi ha sorpreso per la sua azzurrità da bicicletta Bianchi. Tanto da controllare di aver acquistato il colore giusto. Dopo una sapiente mischiata, l’azzurrino si stempera in un tono più tenue. Dandolo sulla lastra, diventa quello che è: un bianco ghiaccio che dà sensazione di fresco, che sta agli occhi come una pastiglia Valda sta al palato. Continuo a dar su il colore e dietro le mie spalle il mondo va avanti. E’ una versione della caverna di Platone, dove invece che le ombre sono i suoni che mi arrivano distorti. Passanti, macchine, cani, rumori lontani, boati dalla partita di pallone al campo sportivo non lontano. E una stazione radio web che trasmette i grandi del jazz, presentando ogni formazione che sta per suonare.

La programmazione della mattina prevede che io ad un certo punto smetta di lavorare e vada a studiare un paio di pezzi al pianoforte. Ma questo non succede, perché decido di completare il lavoro in mattinata, prima che il sole batta direttamente sulla lastra come fa nel pomeriggio. Dopo aver deciso, do un’occhiata in giro per vedere se c’è altro da mettere a posto. E ne trovo, da fare, e poi vado in cucina e mi metto a preparare il pranzo (attività, questa, già prevista). Non ho suonato. Eppure, in tutto questo, è come se stessi suonando. Facendo quelle piccole cose ho occupato tutta la mattina, ma non ho tolto un grammo del mio essere musicista. Mi sono sentito in pace, perché ero lì con tutto me stesso. Quando uno trova la propria frequenza, tutto gira intorno a quella e, anzi, diventa esattamente quella.

blue-trane

Poi è successo che ho espresso un pensiero di riconoscenza e gratitudine verso un gruppo di persone che mi aiuta a stare sul pezzo (cioè concentrato su me stesso e su ciò che devo fare) piuttosto che fuggire. E’ un luogo vero, nonostante sia virtual. Quel pensiero, mi piace riproporlo qui, perché nello scriverlo sono entrato in risonanza. La mia gratitudine non stava più in me per quant’era e debordava dal mio contenitore.

Morgens und abends zu lesen. Una piccola riflessione, qui in questo Spazio dedicato a chi crede in sé (o vuole imparare a farlo). Davvero la forza di un’azione vale più di mille parole. Qui nel Vivaio c’è un’energia potenziale incredibile. Ma è quando la potenzialità si trasforma in atto che questo Cantuccio pieno di spunti prende la via del cielo. Debbo dire che all’inizio ho fatto fatica a prendere il ritmo e ad un certo punto volevo abbandonare il Vivaio, con cui non mi sentivo in sintonia: non scrivevo, non mi esprimevo. Poi è bastato osservare i successi degli altri membri e capire che davvero si deve valorizzare ogni successo, per quanto piccolo, per andare a costruirne di più grandi. E la potenzialità di questo Luogo (un po’ virtuale, un po’ social e un po’ del cuore) si trasforma in contatti, spunti e amicizie nuove, nuovi orizzonti e possibilità, anche solo quella di scambiare punti di vista. Quando ho un po’ timore del futuro (vedi alla voce #cambio) guardo il cielo è mi chiedo, “lassù loro tremolano perché temono o perché bramano?”. E a guardare questo Laboratorio di vite possibili, la risposta è luminosa. Con questa mia breve, volevo esprimere la mia immensa gratitudine verso di voi, per ricordarmi ogni volta che la potenza è nulla senza l’atto è che si conquista solo la strada che si percorre, non quella che si immagina. Da leggere al mattino e alle sera.

Vorrei estendere il mio pensiero a tutti coloro che mi fanno sentire in risonanza.

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