Sudamerica

 

“Ah, Sudamerica…”.

Cerco il punto da dove tutto è scaturito. Si tratta di cercare l’armonizzazione perfetta in un solo accordo.
Mi dà fastidio pensare che ciò non esista sotto forma di cardine della volta musicale – come la stella polare lo è del cielo – ma piuttosto funzione di come ci si sente in un dato momento. La liquidità della musica ha il suo prezzo negli alti e bassi delle maree che mi nauseano. A volte mi siedo al pianoforte e, per lo sconforto e l’inanità di questa mia ricerca del cardine, schiaccio quanti più tasti possibile. Una pasta madre di suono. Poi pacificato da questa assurdità inizio a filarla, questa pasta, e non so mai cosa ne verrà fuori. Il bello della tastiera è che posso rifugiarmi nei più reconditi angoli del mondo.

E non decido io, almeno non da solo. Se sono nel momento giusto, decido insieme alla musica e all’accordo che ascolto lì per lì. Questa armonia si va a infilare nella matrice di suono che esiste nella mia testa e, per qualche magia impensabile, questa risponde con un’altro accordo che può confermare la direzione precedente o scartare all’improvviso verso nuovi lidi. Quando penso al lemma “lontano”, penso al Sudamerica. Il Sudamerica è però una condizione mentale, difficile da sopportare, che sa di esilio da me stesso. Il Sudamerica delle opposizioni forti, delle dittature più crudeli e dei sogni di democrazia più evocativi. Cile e Cuba su tutti. Il Sudamerica delle Sierre da cui combattere il potere per riconquistarlo da zero, il Sudamerica degli aerei da cui lanciare gli oppositori, dei desaparecidos. Il Sudamerica dell’assalto impossibile e dell’eterogenesi dei fini. Il Sudamerica del Che, che loha attravedrstao tutto da giovane, prefigurando e anticipando quella cavalcata vittoriosa su Cuba con un viaggio in motocicletta. E ancora, le Sierre alte sui naufragi e le foreste-polmone, la radice delle culture precolombiane che riaffiora ogni volta.

cargo-magellan

Se devo pensare a una musica che descriva il Sudamerica, mi viene in mente il tango di Piazzolla, intriso di nostalgia e oblio, dove la libertà è un dato personalissimo e non sociale, volto a vanificare le mille battaglie in suo nome. Ognuno ha la sua, da cercare, anche se magari la trova in catene. Un posto recondito e magico, intriso di una tristezza che è il rivolto dell’allegria e della ferocia. Chissà perchè quando penso al Sudamerica, mi viene in mente una nave cargo. Non potrei andarci altrimenti. C’entra Simenon e il suo romanzo Cargo in tutto questo. E non a caso il fuggitivo se la batte da un posto freddo in Europa per nascondersi. Ma c’entra anche Sergio Bologna, con il saggio Le multinazionali del mare, dedicato all’evoluzione della logistica delle supercontainer. Infatti la tristezza è da sempre una nave gigante che trasporta le mie merci. Come una corrente ed un acciaccatura, va alla ricerca dello stretto di Magellano per passare nel pacifico mare che sta aldilà di esso.

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Ha alimentato “Ah, Sudamerica”: Nostalgia y oblivion. Libertad. Tango tambien.

“E i ballerini aspettano su una gamba l’ultima carità di un’altra rumba”

 

 

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2 thoughts on “Sudamerica

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