Cara Tiziana, cara Sally,

Dietro alla triste vicenda di Tiziana Cantone si scorge l’atteggiamento perbenista della società che pare di essere negli anni ’60, che pare di sentire Fabrizio De André cantare dell’ipocrisia che ci permea. Mi pare di vedere le donne usate come oggetto, mentre le si banna come se fossero streghe quando dicono (e cavolo se ne dicono!) cose sensate. Questo per quanto riguarda il lato pubblico.

A venire al lato privato, non mi pare sbagliato citare una lirica di Wisława Szymborska. Nonostante sia dedicata a coloro che si buttarono dalle Twin Towers, il dilemma che si è presentato nella mente di Tiziana deve essere lo stesso: davanti all’incendio che divampava e che bruciava di vergogna, deve essere stato meglio saltare giù nel vuoto infinito della morte.

Krakow, 10.09.2003 Wislawa Szymborska, promocja ksiazki   fot. Anna Kaczmarz/Reporter  portret, poeci, ludzie, literatura
Non mi venite a dire che magari di là c’è qualcosa, non siamo qui a parlare di consolazione e speranza… Dalla prospettiva di Tiziana speranza di riconquistare la propria vita non ce n’era e non si scorgeva consolazione (quella che sgorga dall’interno). Dalla prospettiva di Tiziana, la morte era il vuoto di dolore, l’atarassia, la liberazione dalla meschinità. Ed un ultimo e estremo tentativo di riconquistare la dignità che le era stata tolta dalle iene dei telefonini (e quelle nei social e dei giornali che ne trascinano il cadavere per Main Street, di ‘sti giorni) e dalla stupidità umana in genere.

Io non sono nessuno, ed ho giò parlato troppo. Ma secondo me, la dignità non l’aveva mai perduta. La dignità di essere umano con il suo libero arbitrio.
Cara Tiziana, cara Sally,

Mi piacerebbe dirti “Be yourself, no matter what they say”. Ma essere se stessi a volte è difficile. Per te, deve essere stato insostenibile. Avevi visto troppo, eri già stata punita per ogni distrazione e tenerezza. Per ogni singola carezza.

Coloro che sulla tua vicenda fanno i perbenisti, stanno solo esprimendo una forma di bullismo e prevaricazione (che si rivolge persino contro se stessi e non se ne rendono conto). Ci vengono a dire che tu non eri libera veramente di fare ciò che volevi con la tua vita. Ti volevano condizionare, tu hai reagito e lottato ma poi purtroppo hanno vinto loro. Non è facile contrastare la cattiveria del mondo.

Dietro il paravento dei loro giudizi morali, chissà cosa fanno. Finchè non li beccano. Finchè non finiscono anche loro nel tritacarne delle loro personali contraddizioni dell’essere uomini o donne nei loro personalissimi dilemmi. E allora vorranno aver taciuto, vorranno non aver detto. Vorranno non essere finiti nella tua stessa situazione. Chissà se penseranno a te.

Posso fare solo due cose per te: descrivere questo tuo volo e non aggiungere un’ultima riga. L’ultima riga te la sei portata via tu, il pallino della tua vita, contro tutto e tutti.

Rispetto,
Franz
“I can do only two things for them—
describe this flight
and not add a last line.”

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4 risposte a "Cara Tiziana, cara Sally,"

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    1. non è facile, mi sa che nei meccanismi ancestrali dell’uomo c’è il fatto di stare nel gruppo (lo scriveva anche Christopher McDougall in “Born to run”, che siamo fatti per il gruppo, anche se era un discorso diverso). Stare nel gruppo significa, dal punto di vista sociale, non emergere mai. Perché chi emerge, si distanzia dal gruppo è preda di fameliche fiere. Che siamo noi.

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