A un passo dalla vetta

E’ qualche anno che sto tornando “a casa”. Che sarebbe andare in giro per colline e boschi a esplorare. Come se stessi saggiando il terreno che poi mi riporterà sui monti. E mentre esploro, mi nutro di paesaggi e di riferimenti, che poi la sera cerco nella cartina 1:25000 dell’Istituto Geografico Militare, in quelle linee nere che passano nei boschi e che connettono i posti in maniera trasversale rispetto alle strade in cui passano le auto. Basta aver voglia di camminare e osservare la Natura. Si apre un mondo. Il mondo che mi si è aperto sta tra la Valle Ardivestra, la Val di Nizza e la Valle Staffora.

Val Nizza

A un passo dalla vetta in fondo ci sono sempre stato. Con il cuore, sempre oltre l’ostacolo della prossima salita. Ho nel cuore essere andato su su su in alto, sino alla Capanna Margherita, a 4.550 metri s.l.m. Succedeva 26 anni fa, il primo giorno di agosto. Che vi fossi arrivato con la nausea e tutto, dopo essermi svegliato alle 4 del mattino per partire alle 5 dal rifugio, non importa. Quello che ho riportato da lassù è un senso di pace che travalica quello di nausea. Chi va in alto rinnova sempre il suo punto di vista, chi si muove vede le cose da più prospettive. Forse è questo che mi muove, ma c’è anche qualcosa di più fisico: il voler fare fatica per capire che l’apparente facilità con cui le cose vengono mentre si è seduti al PC o fermi con uno smartphone in mano, è una falsa facilità. E’ capire il valore della fatica, che ripaga con paesaggi che pochi hanno visto e vedranno, perché francamente chi ci va su quel biondo crinale tra Cerreto e Sanguignano, scendendo dal Monte Calcinera? Dove sono quei posti? Non importa dove siano, se me li porto dietro nel cuore. E lì dentro nuovi scenari aprono nuove riflessioni. Nota di autore: quando io scrivo queste cose non lo faccio perché sono sono sempre un tipo “peace & love”. Al contrario, la mia testa è un inferno di cattivi pensieri. Se scrivo queste cose è perché mi rendo conto che in alcuni momenti (piccole pietre preziose incastonate nel tempo) mi connetto con una consapevolezza superiore di pace e serenità che per tutto il resto del tempo mi posso scordare. E spesso ciò è associato alla bellezza di ciò che vedo quando mi muovo su un percorso collinare o montano. E’ una mindfulness in movimento.

Quanto mi piace buttarmi sui sentieri e trovare i segnali bianco-rossi! Sembro un bambino in un negozio di giocattoli, anche quando mi perdi e poi magari sbuchi su una strada a 14 chilometri da casa e mi vengono a recuperare perché non ce la faccio più. Poi con il piede prendo un sasso e inciampo su una frase: “Qui non sei distante da nulla. A patto che tu metta gli scarponi e imbocchi un sentiero”. Il sito di Cristiano Zanardi – “A un passo dalla vetta” – è dedicato a sentieri, monti e paesi abbandonati che si trovano tra le quattro province di Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova. Sì, proprio laddove il tacco a spillo della Lombardia cerca di forare i monti per andare al mare. Da tempo volgevo lo sguardo laddove la Valle Staffora gira a est e viene chiusa da alcune cime importanti (che reggono il peso del lombardo tacco). Lesima, Chiappo, Penice sono solo tre nomi di questo parco giochi montuoso. Forse è arrivato il tempo di partire.

Io ringrazio Cristiano e le sue meravigliose descrizioni dei luoghi. E’ come aver già visitato quei monti. No, scusate, ma non è mica così facile. Le dovrò percorrere, prima di poter dire di esserci stato. Il fatto è che bisogna saper riconoscere i segni e “A un passo dalla vetta” è un segno molto forte. E’ arrivato il tempo di partire.

 

“Amami e io non ti tradirò / Sii coraggioso e mi vincerai.”

 

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