Tertium non datur

“Tertium non datur.” (Logica aristotelico-scolastica)

Lo so che traviso il significato della locuzione ma questa la devo raccontare.

La Straforla è un bellissimo evento associato alla festa di fine anno delle scuole del quartiere Mecenate-Forlanini. Il centro della festa è la scuola, ma poi il quartiere viene invaso festosamente dalla 3K e dalla 6K con bimbi, ragazzi e genitori, bimbe ragazze e genitrici a fare da protagonisti/e.
Poi ci sono quelli della 12K. A sentire la mia dolce metà essere umani pervasi da un egoismo di fondo che consiste nel mettersi in mostra sempre e comunque, passando sopra al fatto che la festa è dei bambini. Ma questo l’ha detto perché non ha visto la passione, ad esempio, del papà che ha fatto la 12 proprio perché il figlio lo desiderava, oppure la dedizione del cavallo che è partito a spron battuto (e non si è mai fermato) andando a vincere davanti a tutti, distanziando di poco il secondo, che l’ha discretamente tallonato per tutto il percorso. non ha visto le facce sfatte e soddisfatte di tutti quanti. Io penso che fosse giusto onorare la festa dando quello che si ha e soprattutto perché eravamo così pochi non potevamo rischiare di far fallire la 12K. Giammai.

vache-qui-rit

Parliamo di questi “tutti”. I tutti alla partenza erano allineati lungo la striscia bianca e rossa, scalpitanti. I tutti erano 15 o giù di lì. E i 12K, al mio Garmin, sarebbero risultati 11,33.

E il terzo del rat pack sono risultato io.
Lo shock di vedere il primo partire a razzo mi ha dettato ritmi impossibili da tenere. I primi chilometri fatti a 4’15”, a 4’30” con un caldo già importante. Ero quarto e il culo sodo (a detta di una ragazzina, più tardi nel percorso) del ragazzo (a detta sua fermo da un anno) era ben saldo cento metri avanti a me. Mi sono detto, lo devo tenere in vista e in un paio di chilometri la strategia ha maturato le cedole. Fatto sta che per metà del percorso ho tenuto questo ritmo fuori dal mondo, che mi ha insegnato che ogni volta che corro sui 5/km ormai sto gigioneggiando. Mi sono trovato terzo entro il sesto chilometro (il ragazzo ha avuto problemi di milza, ma tranquilli, l’ho rivisto vivo durante il percorso ad anello da percorrere due volte e – soprattutto – alla fine). Da lì è stata tutta roba psicologica pesa, del tipo della resistenza a oltranza, dove la resistenza fisica è venuta un po’ meno ma mi ha permesso di correre sui 5 al km e controllare l’eventuale ritorno di qualcuno dalle retrovie.

Un plauso all’organizzazione impeccabile e agli abbondanti addetti alla segnalazione del percorso, divisi tra Protezione Civile e studenti delle medie e all’arrivo i tre display (uno per ogni percorso). L’unica cosa, i pazzi egoisti l’anno prossimo dovranno essere di più 🙂

Alla fine ho chiuso in 54’01” il percorso di 11,33 e in prospettiva, con i 16K di giovedì sera nelle gambe, questo urla una condizione molto buona. Da cui dovrei partire per altri obiettivi (e sono convinto di farlo).

Perché dunque il titolo? Perché una volta che posso salire sul podio, non mi ritrovo mica in coda con il gettone rosa in mano per comprare un paio di fette di torta? Il terzo non si trova? Vabbè, massima soddisfazione della figlia maggiore che è salita al mio posto sul podio e ha indossato il bronzo. 🙂

 

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