Corrente carsica

 

Corro, eh?! Il mio silenzio significa solo che i film che mi faccio mentre corro sono andati più in profondità e stanno lambendo zone più difficile da comunicare, in vissuti che si intrecciano continuamente e che si ravvivano quando meno te lo aspetti. Se scrivo oggi è per dirvi che la corsa c’è e la testa c’è. La consapevolezza di un correre che rasenta lo sciamanesimo. Non mi aspetto che voi capiate tutto ciò che scrivo perché sono cose molto personali che non voglio spiegare, ma l’importante è che capiate come la corsa sia profondamente radicata nell’uomo. E non per le diete o i programmi di allenamento su riviste patinate, ma per la sopravvivenza stessa. Non corriamo per vincere ma, per citare un runner martesano, “perché correndo si va avanti”. Si procede nell’esplorazione dei sentieri che ci sono nella testa.

2016-05-05 14.32.27

Nelle ultime tre settimane ho diminuito il chilometraggio del lungo, arrivando a fare “solo” 15K. Per due volte questi 15K sono stati fatti su un percorso collinare. Risalire una china tortuosa e impegnativa e vedere lo Staffora scintillare là in basso è stata una soddisfazione, come pure osservare l’ampio svaso della valle omonima. Osservare il territorio è un po’ diventarne padroni, percorrerlo a piedi è farlo proprio. Tutto ciò mi ha riempito di nuovo l’anima ed è pure rafforzato un proposito che avrei di percorrere l’Anello del Re (40 km) in una sorta di trail in solitaria (ma sono ben accetti altri caballos).

Il raffronto “tecnico” tra ieri e due settimane fa è convincente. Ieri ho camminato solo una volta in salita e in discesa ho dovuto affrontare la scivolosa terra calcarea che creava pericolose pattine di fango sotto le suole. Ma appena avevo un piano o una salita nel bosco, le gambe guizzavano, come pure, di nuovo sull’asfalto, aggredivano la strada senza paura.

Rifare il percorso fatto il 24 aprile è stato rinforzare il legame con la collina e il territorio, sentire le gambe sia pesanti che leggere, radici incredibilmente potenti.
La corsa pervade silenziosamente la mia vita. Magari anche non così tanto silenziosamente.

Ieri sera mi è ricapitato tra le mani un libro sulla linea ferroviaria Voghera-Varzi ed ho pensato: pensa come sarebbe bello organizzare una corsa sul vecchio tracciato ferroviario o nelle strade limitrofe. Sono 32 chilometri di tracciato, quindi non è impossibile farlo. Potrebbero diventare 35 considerando eventuali deviazioni che il tempo ha necessariamente introdotto. Già, perché la linea Voghera-Varzi non è più in funzione da 50 anni. Ciò che rimane è il legame di resistenza tra pianura e montagna, descritto bene in un libro dedicato. Sono pronto a dire che potrebbe essere una gara di richiamo che potrebbe far vivere un certo tipo di turismo in Valle Staffora, dove salite, discese e panorami certo non mancano. Perché la bellezza non ha senso se non è condivisa. Se ve la racconto io, ci potete credere, ma se la correte voi, ci crederete di più.

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