Molte frazioni unite da un cuore di campagna

“Repetita Iuvant”
Partendo da una frase che ho scritto nell’ultimo post – che dà il titolo a questo -ho pensato che fosse giusto far capire che il “cuore di campagna” di cui parlo è un luogo unico, scivolato di mano tempo fa a chi ne voleva fare una cava e diventato poi (grazie al corso della natura ma anche all’interessamento dell’uomo) una risorsa per gli abitanti della zona. Quindi, sotto molti punti di vista, è un luogo da preservare. Forse molti che vi passano di fianco in auto non sanno nemmeno della sua esistenza. Io, quando posso, ci vado a correre. Mi sta a cuore. Lì posso perdermi un po’ e sognare di correre in mezzo alla natura, anche se a voler ben vedere, non lontano grandi arterie stradali, Rivoltana e Paullese, pompano smog nelle vene della città e non solo.
Il luogo è il Parco Carengione a Peschiera Borromeo. Conosciuto anche come Riserva del Carengione.
E’ storia di quasi quarant’anni fa ma, come puntualizza il Leondi, rinverdire il concetto può aiutare. Ecco alcuni stralci della pagina, ma chi vuole può approfondire nella pagina stessa.
Il Carengione? Credo che ormai la maggioranza dei peschieresi sappia cos’è, e dove si trovi. Per quei pochi che ancora cadono dalle nuvole, sentendo la parola Carengione, e per chi ritiene sempre utile rinverdire le conoscenze acquisite, dico allora che con quel vocabolo ci si riferisce ad una determinata zona al centro del territorio comunale, ad est di Mezzate e a nord di Bettola. Ancora venti anni fa, misurava circa 204 pertiche milanesi, pari a 13,35 ettari, ossia 133.500 metri quadrati; di essi, il 40% era occupato da bosco, il restante 60% da prati. In due occasioni successive, come vedremo, la superficie venne allargata.
[…]
Uno dei primi a scoprire e ad aver chiara l’idea di cosa fosse e poteva diventare il Carengione, fu Egidio Gavazzi, giornalista, fondatore e direttore del prestigioso mensile Airone. Gavazzi abitava a Peschiera Borromeo, quartiere San Felice: nelle ore di tempo libero inforcava la bicicletta e si tuffava nel verde del Carengione, armato di binocolo e macchina fotografica con teleobiettivo. Prediligeva, guarda caso! … gli aironi, e al Carengione trovava di che saziarsi, ad abundantia.
Quando lo incontrai stava preparando il “numero zero” della sua rivista, che mi mostrò in anteprima (il titolo, chissà? forse glielo ispirarono gli splendidi omonimi pennuti dell’oasi peschierese!). Parlammo per ore del Carengione, e al termine della chiacchierata lo pregai di passarmi un pezzo per il Confronto, giornale locale che allora dirigevo.
L’articolo apparve sul numero di settembre-ottobre 1980, ad impreziosire un mio “Speciale Cave di Peschiera Borromeo”, che riscosse un certo interesse nei lettori. Lo scritto bellissimo di Egidio Gavazzi (al termine del paragrafo ne riproduciamo ampi stralci) smosse perfino le acque solitamente stagnanti della politica, suscitò e calamitò sul Carengione l’attenzione degli amministratori pubblici e dei cittadini più sensibili alle tematiche ambientali.
PAESAGGIO_INVERNO_carengione

credits: paolo salvo

[…]

IL CARENGIONE
Gli aironi ed altri uccelli acquatici nidificano a poche centinaia di metri dalle abitazioni, in questa zona palustre che può diventare una importante oasi naturalistica per Peschiera Borromeo.
di Egidio Gavazzi, Direttore di “Airone”
… Da vent’anni il Comune di Peschiera difende con successo il proprio territorio dagli assalti della speculazione, un territorio che oggi è il più integro, il meglio urbanizzato, e pertanto socialmente sano, fra tutti quelli dell’hinterland milanese a egual distanza dal capoluogo. Prova ne sia la destinazione di parte del territorio comunale al futuro, quanto un po’ fantomatico, Parco Est (poi inglobato nell’attuale Parco Agricolo Sud Milano – N.d.R.).
Proprio nel comprensorio del futuro parco, fra centinaia di ettari di vergine campagna lombarda con splendide architetture rurali di cinquecentesche cascine, fontanili di acqua purissima avvolti nell’ombra di ontani, di querce, di olmi e di altre essenze spontanee della pianura padana, vi sono un paio di cave di cui ci preme parlare: si tratta della cava Farsura (ubicata a sud dell’Idroscalo e ad ovest di Mezzate – N.d.R.) e della località detta il Carengione, dove in passato qualcuno tentò un “assaggio” di cava e quindi piantò subito il lavoro, lasciando, come era consuetudine, il terreno sconvolto da solchi e da buche riempite d’acqua, da argini e collinette di terriccio e di ghiaia.
Sono passati anni e gli argini di monticelli si sono ricoperti di vegetazione spontanea mentre le buche e i solchi si sono popolati di rane e di pesci: il “Carengione” è diventato un angolo di natura spontanea in un territorio così intensamente sfruttato a fini agricoli, da non presentare altri scampoli dell’ambiente naturale primitivo.
Il Carengione e la cava Farsura presentano dunque caratteristiche tali, sia per il loro stato attuale, sia per la loro posizione defilata, lontana da strade e da insediamenti, che consentono loro di diventare i “poli umidi” di un’autentica oasi naturalistica destinata alla flora e alla fauna padana, da istituire e da gestire nell’ambito del costituendo Parco Est.
In questi luoghi, che per fortuna pochi conoscono, nidificano ancora fra le canne il tarabusino, la gallinella d’acqua, e perfino l’airone rosso, un uccello di grosse dimensioni che sorprende di trovare così vicino a Milano. In questi luoghi, qualora vi fosse vietata la caccia come da più parti si auspica, d’inverno troverebbero sicuro rifugio stormi di anatre, di beccaccini, di pavoncelle e di tante altre specie di migratori.
Chi ci legge a questo punto potrà chiedersi come è possibile conciliare le esigenze degli uccelli selvatici con quelle del numeroso pubblico che vorrà frequentare il parco. Ebbene, la vocazione del Parco Est, preceduto uscendo da Milano dal Parco Forlanini, dal Parco dell’Idroscalo, dal Parco di Novegro, dal Luna Park e da tutte le infrastrutture sportive che vi orbitano attorno, non ci sembra sia quella di ripetere forme e scopi delle altre aree ricreative, ma piuttosto quella di diventare qualcosa di più raffinato a disposizione di coloro che vogliono assaporare una più discreta comunione con l’aria aperta e col verde.
Pertanto noi vedremmo parcheggi lontani dagli epicentri naturali del Parco; sentieri di penetrazione soltanto pedonali, equestri e ciclabili; divieto di uscire dai percorsi stabiliti al fine di conservare l’ambiente naturale in prossimità degli epicentri naturalistici (mentre le aree di verde calpestabile dovrebbero restare alla periferia e in prossimità dei parcheggi dove verrebbero situati anche i servizi); infine, nel centro del Parco, nel centro di un’autentica oasi, un breve percorso su passerelle e una grande terrazza di legno attrezzata con ristoro, sedie, tavolini, e cannocchiali a gettone, consentirebbe al pubblico dei frequentatori di ammirare il cuore dell’oasi: una grande distesa d’acqua, con bordi di tifa e di canne, e la superficie fiorita di ninfee e di loti, percorsa dal tranquillo andirivieni degli uccelli acquatici resi confidenti dal rispetto e dalla protezione.
Attorno alle due zone umide proposte, un’ampia fascia cintata potrebbe ospitare animali di maggiori dimensioni appartenenti alla fauna lombarda, come potrebbe essere il caso di un branco di cervi che qui potrebbero vivere in condizioni di semilibertà, mentre un oculato rimboschimento con essenze proprie della Valle Padana potrebbe rendere ancora più “naturale” l’aspetto dell’oasi.
Chi ci legge non creda che la nostra proposta nasca da un atteggiamento romantico, sognatore, utopistico. Niente affatto: abbiamo visitato e abbiamo goduto questo tipo di parco naturale alle periferie di Vienna, di Londra, di Parigi, di Madrid, di Zurigo e di tante altre città europee; e pertanto ci siamo chiesti perché soprattutto in questo campo noi italiani dobbiamo continuare a essere il fanalino di coda?
(dal giornale locale “Il Confronto”, Settembre-Ottobre 1980)
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2 thoughts on “Molte frazioni unite da un cuore di campagna

    • Io amo tutto il quadrante Est, con maggior riferimento a NE, ma solo perché ci ho vissuto di più rispetto a SE.
      Comunque spingiti oltre le colonne (che stanno tra via Padova e Gobba) e scoprirai una Martesana che non ti aspetti 🙂
      Poi vieni al Carengione e al Castello 🙂

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