Fortemente Off Topic /35 – Notte fonda

He realized that he had not lived

La primavera stava arrivando, Finian poteva sentirlo per esperienza: infatti gli capitava di svegliarsi in mezzo alla notte senza una ragione precisa. Ormai erano due settimane, a volte si svegliava alle due, a volte alle tre. Non c’era un’ora precisa, ma era sicuro di trovarsi sveglio a not found. Come questa notte: sveglio e lucido alle 4:04.

A volte stava per più di due ore sveglio e poi ricadeva in un sonno pesante e poco ristoratore. Durante il dormiveglia, sapeva di trovarsi in una pianura brumosa, dalla vegetazione bassa. Erica, forse, perchè il sonno aveva un certo lucore violetto. E anche perché lui era un fottuto irlandese, nato da James e Fiona e deportato in Italia da tempo per ragioni di lavoro. Gli mancava la torba e il verde; gli mancavano le distillerie e la brughiera della sua terra. D’altronde se la poteva scordare tutta ‘sta roba, a Brugherio, al limitare della provincia di Monza e Brianza, con i barbari muratori provenienti da Cologno che si recavano a scaricare rifiuti e macerie furtivamente lungo le strade di periferia. Lì a Brugherio, c’era periferia grigia più che verde brughiera. Ecco, lui abitava a Periferio, dove l’erba era di un colore indefinibile e non certo per lo scarico di macerie. Allora si rintanava nel sogno e cercava, in quelle immagini, un posto dove accoccolarsi. Si faceva su a uovo e cercava di ripararsi dalla disperazione. Era allora che sentiva, in maniera indistinta, di aver perso braccia e gambe.

Seanna si era girata. Lei solitamente dormiva, la veglia la ghermiva più tardi quando gli appuntamenti della giornata filtravano tra i sogni e la costringevano ad aprire gli occhi. Da un lato, era più normale così, piuttosto che svegliarsi di botto come faceva lui. Quando non era nebbiosa e agitata, la sua veglia era una notte limpida d’inverno. I pensieri si facevano ghiacciati e taglienti. Allora era il momento peggiore. Si rendeva conto che le gambe e le braccia che gli mancavano, le avevano strappate degli dei minori e invidiosi: non volevano accettare che lui era il giusto e gli si accanivano contro. In quei momenti di lucidità estrema poteva scrivere interi capitoli di romanzi, come se una penna magica trascrivesse da sola i suoi pensieri. Una volta in piedi alle prime luci dell’alba, la vita poi glieli avrebbe rubati, stracciandoli pagina per pagina mentre faceva bollire l’acqua per il thè, mentre si preparava e comunque prima di varcare la porta di casa per affrontare una nuova giornata di lavoro. Si rendeva conto che l’espressione “larger than life” gli si adattava benissimo. L’aveva sempre considerata un’americanata, quell’espressione. E invece eccola lì. Larger than life significava esattamente quello che lui provava quand’era richiuso a uovo su se stesso. Tutto intero così com’era, Finian non bastava a se stesso. Le braccia che gli mancavano erano il tempo e lo spazio per fare le cose che la sua mente inventava. Aveva sempre pensato che fosse affetto dalla sindrome di Neil Perry, che era detta anche TMECA (Too Many Extra-Curricular Activities). Invece la ragione stava nel fatto che qualche dio iroso gli aveva rubato la capacità di elaborazione di tutte le idee che gli saltavano addosso in quel letto, manco fossero pulci dal materasso. Sentiva frangersi su di sé le onde gravitazionali del destino, che non poteva essere cambiato.

Con la psicologa aveva spesso parlato di potare… che prurito faceva la parola “pruning” nella sua testa. Non si era mai risolto a farlo e ora ringraziava il suo temporeggiare. Solo ora capiva che non era questione di potare, ma di allargare le braccia e accettare tutto quanto. Non avrebbe più dovuto scegliere. Avrebbe gestito la sua vita in modo da farci stare tutto quanto. In fondo, gli irlandesi era gente coraggiosa. Così prese il coraggio a due mani, si alzò dal letto e andò giù nel laboratorio. La sera dopo avrebbe dovuto dare la seconda mano di bianco al mobiletto per la cucina. Decise che l’avrebbe fatto subito, prima che troppe richieste si affollassero nella sua mente. Avrebbe affrontato la prima che gli si era presentata. E ne sarebbe la pena: almeno Seanna avrebbe apprezzato il gesto. Avrebbe avuto il mobile in cucina qualche giorno prima. Almeno, passare la notte in bianco, per una volta, avrebbe avuto un significato letterale. Erano le 4:29 quando si alzò.

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N.d.A.  Mi ha sempre affascinato, la pagina 404, come potete vedere anche nel post 404 Page Not Found, dove per la disperazione il mio corpo si nutriva anche dei lavori nella casa nuova per allenarsi.  Dedico alla pagina 404 questo breve scritto perché:

1) qualche volta, da qualche anno in qua, mi capita di svegliarmi a notte fonda.

2) la vedo scritta troppe volte sul soffitto di casa, dall’orologio che proietta l’ora incessantemente.

3) perché mi piace giocare con le parole (qui c’entra la pronuncia, pensate di leggere “not found” in inglese e darle un taglio dialettale da pianura che digrada verso il delta del Po)

4) perché in fondo sono un nerd e sono convinto che la tecnologia può cambiare la società, solo e solo se (iff) riesce a cambiare la lingua (ma questo lo sa anche Renzi, purtroppo).

In calce, eccovi la Lista dei Codici di stato HTTP piena di storie legate a orari impossibili.

 

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