Gnocco Fritto Evening Run

Questo weekend è stato bello pieno. Come un gnocco fritto ripieno di zola cremoso. A dirlo adesso (“gnocco fritto ripieno di zola cremoso”), non mi fa nessun effetto. Ma alle due di pomeriggio di oggi ero pieno come un uovo e faticavo a respirare. Il solo pensero di uno gnocco fritto ancora mi avrebbe fatto vomitare.

Ma partiamo da ieri, trasferta a Verona per incontrare i nostri amici di Varsavia (affezionati alla montagna italiana) di ritorno dalle piste da sci. Una pizza, un dolce e un caffè e via per questa città molto bella a passeggiare fino… alla gelateria in testa a piazza delle Erbe (praticamente nel palazzo della foto dove sei personaggi in Petrificus Totalus smaniano per scendere a leccare un cono).

sopra il gelato a Verona

 

Gelateria di origine padovana, ahi-loro i miei bravi veronesi!, ma buona, con tutti i gusti trendy che vanno ora: il pistacchio salato, il cioccolato extra dark e molto altro ancora. Vabbè. Poi passeggiata di ritorno alla macchina, una capatina all’AirportHotel dove avrebbero dormito poi e poi via, a cena a Villafranca da Almarò (scritto tutto attaccato).

Giornata piena di emozioni e di sole (e di cibo). A Brescia Est, sulla via del ritorno, ha iniziato a scendere una pioggia ghiacciata. Era tardi. La corsa mattutina prevista per la tranquilla domenica di festeggiamento (un compleanno della nostra tribù) si allontanava sempre di più. Andando a dormire alla una di notte, non potevo che recuperare e dormire fino a tardi. Il giorno dopo, il giorno dello Gnocco, la giornata si presentava sotto forma di campagna ghiacciata dal finestrino della macchina. Perciò, ci siamo abbandonati allo Gnocco Fritto. E allo Zola. E ad una buona bottiglia di Barbera. Al tepore di un camino acceso nella sala dove abbiamo pranzato. E per le due, io ero Knock Out. Ogni pensiero di corsa deriso e abbandonato, il “non c’è il due senza il tre” che si inceppa. Una promessa disattesa alla scimmia che dopo tanto tempo si era appoggiata sulla mia spalla.

Eppure, durante il viaggio del ritorno in macchina verso casa, qualcosa è scattato. E’ stato, più che altro, una specie di campanello di emergenza: se non corro, rimango stordito tutta la sera e la settimana inizia male. Se non corro, rimarrà in bocca un gusto amaro. E così, mi sono preparato e alle sei di sera sono uscito, sotto una pioggerella insistente e fredda. Da solo con me stesso, quando tanto sapevo che era con me stesso che dovevo vedermela… Ho corso lungo una ciclabile buia, con brecciolino e luci basse a illuminare i piedi e le gambe. Il resto, una campagna buia e gotica, un castello e la storia di nobili nel suo nome. E 11,3 chilometri di pura gloria, giusto per liberare l’anima dai fantasmi del buon mangiare. E per l’impegno e la scimmia della corsa. Perché, come direbbe il Marchese De Gnoucchettin, “l’importante è ribadire”.

(cercami su fB, l’importante è ribadire)

 

 

 

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