La vita è solo un’ombra che cammina

 

( un post zeppo di “non” e “perché” è un post faticoso, a scriversi e a leggersi )

Su un diario avevo scritto, quando ero un liceale nichilista, “Life is a running shadow reflected on a black wall”. Ero talmente ignorante (o nichilista) che non sapevo di scimmiottare la prosa di un genio, ma questa frase potrebbe essere la quintessenza della mia vita, il manifesto ideologico di un disimpegno totale. Un’ombra che corre, che scappa e che non si fa “addensare” in nessun luogo.

Tutto ciò che riguarda l’azione e/o lo svolgimento attivo di un pensiero, tutto ciò che riguarda la fatica della realizzazione di un’idea, tutto quanto riguarda lo spiegarsi chiaramente verso l’interlocutore e, arrivando agli estremi, verso il mondo. Ecco ciò che mi blocca: il rendere chiaro il mio pensiero contro il mondo, “contro” nel senso di sovrapporre la mia visione e confrontarla con quella di altri (potenzialmente TUTTI gli altri).

Perché quando agisco è per reazione e non per azione volontaria? Perché agisco solo in risposta a emozioni forti? (per la maggior parte sono emozioni negative ma mi è capitato di reagire e fare cose in risposta a un forte carico emotivo d’amore e affetto). Perché solitamente sono bloccato? Perché non ho autonomia, cosa mi spinge a essere così passivo, a pensare che “tanto tutto è uguale”?

Perché mi esalto per mille cose ma non ne finisco mai una? Scovo sempre un argomento nuovo che si rende interessante ai miei occhi, lo annuso per un po’, leggo, ne scrivo, poi lo lascio incarognirsi dentro di me. Oppure ne riesumo uno che tempo fa aveva attirato allo stesso modo la mia attenzione, ci giocherello e poi lo lascio sul tavolo. Succede continuamente, deve esserci un nome per questa sindrome.

Macbeth

Perché mi fa paura faticare o scegliere? Se io intraprendo una serie di attività e le faccio girare nella mia agenda, nessuna di essere arriverà mai a qualche nodo di difficoltà: potrò sempre mostrarmi attivo su qualcosa, dare sempre un’impressione di efficienza, mentre di fondo non arrivo a nulla. Ovviamente pago la non scelta con la poca soddisfazione, ma se non scelgo una attività in particolare, non sono nemmeno costretto ad impegnarmi su di essa.

O è piuttosto il soffrire? Paura di soffrire, paura di fare le scelte sbagliate. Ma, guarda caso, ecco che la vita è piena di sofferenze e scelte sbagliate. Soffro perché sbaglio. Sbaglio perché soffro. E io mi sono trovato incastrato nella paura di questa evidenza. I momenti in cui si è soddisfatti, felici, sereni, pieni d’amore, orgogliosi, pronti; quei momenti nella vita sono pochi. Ma sono ancora meno per chi, come me, non rischia del suo, non si espone, non si mette in gioco. Chi continua a lamentarsi della sua attuale condizione e non fa nulla per cambiare, perpetra un delitto grave. Non è quello di rompere le scatole agli altri, quello al limite è una aggravante. Il delitto grave è non provare a scegliere. E ancora più grave è non provarci con tutte le forze.

D’altronde non è vero che a non scegliere non soffro. E’ sofferenza anche quella ma, per così dire, è un dolore sordo, controllato, centellinato. Un dolore chimico, un dolore cinico, un dolore senza speranza. Uno stillicidio di giornate perse. Alla fine, per dirla con Shakespeare “and all our yesterdays have lighted fools the way to dusty death” (Macbeth: Atto 5, Scena 5) I nostri ieri saranno serviti a rischiarare la via alla morte a dei pazzi. E il pazzo sono io. Con l’impressione che, se continuo così, finirò a essere “un povero attorello sussiegoso che si dimena sopra un palcoscenico per il tempo assegnato alla sua parte, e poi di lui nessuno udrà più nulla.” (Ibidem) E la mia vita, essa sarà “un racconto narrato da un idiota, pieno di grida, strepiti, furori, del tutto privi di significato” (Ibidem).

Perché la vita sarà anche solo un’ombra che cammina, ma noi siamo l’incarnazione di quell’ombra e dove c’è carne, c’è peso, gravità, sudore, fatica. Ci siamo noi.

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8 thoughts on “La vita è solo un’ombra che cammina

  1. No, dai Franz…
    Non si generalizzano così tutte le situazioni della vita facendo di tutta l’erba un fascio…
    Si valuta caso per caso, si fa feedback su ogni situazione e solo su quella.
    Perché cambiando i contesti, cambiano i nostri comportamenti.
    Su, da bravo…
    Rileggiti tutto e ad ogni affermazione chiediti: “sempre, sempre,sempre?”
    Scoprirai che sì, in alcuni casi è così; in altri no, non è per niente così.
    E allora devi intervenire a correggere solo una parte dei comportamenti, con la forza emotiva di quelli che invece sanno funzionare alla grande. 🙂

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  2. @mara: ogni tanto attacco con le geremiadi (Paola lo sa!)
    @paola: è questa incapacità di visione che mi rende così disfattista in certi momenti. Per il resto, la volontà di far funzionare le cose c’è. Adesso rileggo tutto.

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