Fortemente Off Topic /29 – Ognuno ha la propria

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi sono messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.” (Incipit di Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini)

 

Quante volte ho pensato di non essere adatto a parlare di una certa cosa perché prima dovevo trovare la mia voce.

Quante volte sono stato a guardare gli altri (leader presunti o tali in un certo ambito) senza dire nulla perché stavo ancora costruendo la mia voce.

Nel mentre ho aperto e chiuso blog (a partire da understatement su IlCannocchiale, dove la cosa più carina era una rubricuzza dedicata alla lingua italiana, chiusa anch’essa), aperto e chiuso carriere, aperto e chiuso relazioni per paura di non poter sostenere le mie posizioni.

Le mie pulsioni, quando c’erano, agli altri – a chi mi stava vicino – sembravano astratti furori. Quasi conati di anima, quelli del  verso mattina dopo una ciucca forte di alcol. Sembravano capricci, perfino. Era il mio vero Io che cercava di uscire dalla “quiete nella non speranza”.

E questo succedeva perché pensavo che la mia voce non fosse abbastanza potente. Avevo letto la poesia della Wyslawa Szymborska che dice che tutto è politico e mi cullavo con quest’idea malsana: se tutto è politico che senso ha “fare politica”?

Ho chiuso la mia carriera politica senza dire ‘Ah’ né ‘Bah’, senza spiegare il senso di schifo che provavo verso “certa politica”. Ero un M5S ante litteram, sarei andato bene con la massa vociante e un po’ cialtrona de “Una giornata particolare” che si radunava in piazza per osannare il duce. Una voce autorevole, una poetessa per giunta, aveva messo la pietra sopra ed io ci avevo creduto. Avevo chiuso la mia carriera – dopo essermi candidato nella città dove ho sempre vissuto – anche lì ammaliato dal carisma del leader che portava di fatto la nostra formazione ad essere ancillare verso i potenti notabili del luogo. Era un turno fa e in quel caso avevamo tenuto la città, mentre a ‘sto giro l’abbiamo persa. (qui dovrei battere forte il petto tre volte, ma non lo farò).

2015-06-30 20.58.11

Non sono qui a recitare il mea culpa, ma l’errore l’avevo fatto io: ancora una volta non avevo parlato. Non mi ero aperto alle idee degli altri. Ho sempre avuto troppa paura del confronto. La mia biografia degli albori non è certo stata costellata di dibattiti politici o di dibattiti tout court e quindi in un certo senso ho appreso un certo determinismo sociale: si fa così perché così si è sempre fatto, perché si segue il senso comune, la maggioranza, la doxa. Ero carne da cannone nel campo delle opinioni e capisco bene da dove origina una formazione socialmente terrificante come quella della maggioranza silenziosa. Nel quieto vivere.

La sera della riunione della mia coalizione nel mio quartiere, ero afono. L’avevo preso come segno del destino. Invece era una prova, una delle tante messe lì dalla vita per dimostrare che puoi andare oltre. Invece di mettere in campo una soluzione originale, mi ero barricato dietro poche rauche parole di circostanza. Avevo fatto come quel vecchio e cadente della canzone di Bennato che raccontava a tutta la gente del suo falso incidente. Nel mio caso, non era falso, ma sicuramente era un incidente superabile. Avrei potuto presentare le mie idee su una flipchart, scrivendo con un pennarello. Cribbio… quante occasioni sprecate. Se tutto è politico, l’azione di ciascuno piega la curvatura dello spazio politico. Ogni singolo gesto o anche ogni singola assenza di quel gesto.

Ero bravo con gli slogan (il grido di battaglia dei morti), ero bravo con il disegno. Riproponevo le copertine degli album degli Inti-Illimani, disegnandole sui moduli continui delle stampanti ad aghi, e le appendevo sulla bacheca della classe del Carducci, facendo incazzare la futura classe dirigente lombarda (il tutto per la parte, diciamo, perché non mi sono giunte notizie di grandi carriere di quei 4 o 5). Le copertine degli Illimani erano faccenda lunga, ma avevano quel tocco sudamericano che umanizzava il socialismo. Mi andava a genio il Majakovskij dei manifesti e dell’irrompere spalancato nel cielo, ma poi Vladimir era anche uno tosto, le sue idee politiche le ha sempre difese fino alla morte. Io non ho mai fatto il passo successivo e lo stare fermo mi ha corroso.

Dei vari personaggi pubblici che ho imparato ad apprezzare nel tempo (non per essere martellante sul tema, l’ultimo della serie è Casey Neistat) mi sono sempre chiesto come sono riusciti ad emergere sugli altri. Aldilà di doti di comunicazione e di capacità di vendere il proprio prodotto (e se stessi), quello che è più importante l’originalità. L’originalità deriva dalla sensibilità. Trovare un tema che sta a cuore e parlarne, dare forza a un’idea che uno considera poco rappresentata nel mondo. Trovare gli strumenti per farlo. Consultare sempre la propria sensibilità, every given fork. A ogni maledetto bivio.

Per capire qual è quel tema o quell’idea, il lavoro da fare è prima. Non è un lavoro sulla voce, ma sulla sensibilità. Ognuno ha la propria.

Io quel lavoro lo sto facendo, sto rimettendo insieme i pezzi. A volte raggiungo picchi himalayani di consapevolezza. So quali sono i temi, gli strumenti li sto costruendo. Ho anche alcuni preziosi compagni di viaggio. Quello che devo fare è imparare a correre veloce nelle pianure paludose del disorientamento.

Work harder.

 

 

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...