Le vite parallele in realtà convergono.

Secondo me uno non deve mai smettere di crederci. Altrimenti, non si capirebbe come io abbia potuto pubblicare due racconti (umili, si intende) in un ebook e esibirmi in pubblico per ben tre volte con la mia band. Oltre a: frequentare il corso di scrittura anche quest’anno (e cercare di scrivere); suonare ogni settimana in sala prove (e cercare di farlo con meno dita possibili per integrare il mio suono con quello degli altri); lavorare (piccolo dettaglio); tenere famiglia (e farlo bene).

Certo, il prezzo è stato smettere di correre. O forse ho preso a correre in altre forme. Non sono stato completamente fermo, però. Ho ripreso a correre e mi sono rifermato almeno due volte. Ma non demordo.

Per mesi mi è sembrato che dedicare energie ad una vita, rubasse tempo a quella parallela. E non vedevo soluzione di continuità a questa cosa. Rimandavo il momento in cui avrei scelto definitivamente COSA fare. Poi, piano piano, è venuta avanti un’idea: quello che sto vivendo è un lunghissimo processo di integrazione tra varie attività che mi piace fare. Non esistono vite parallele, esiste un processo che recupera tutto, lentamente. E non c’è altro modo che affrontarlo, giorno per giorno. E non c’è altra possibilità che accettarlo.

Ci sono stati momenti di crisi ma ora vedo il senso di quello che mi è successo grossomodo in questo ultimo anno. Diciamo che da quando sono caduto da una scala a pioli il 22 giugno dell’anno scorso, qualcosa dentro deve essersi smosso. E ora conosco un mucchio di gente in più e ho fatto tante cose in più. E mi piace. Perché fare cose e vedere gente è l’essenza della vita.

E quindi sono tornato qui a scriverlo, perché non vi ho dimenticati e vi so fedeli ogni limite di attesa.

take off

 

 

 

 

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4 thoughts on “Le vite parallele in realtà convergono.

    • Esatto, quando facciamo nostro quel mantra.

      Facciamo pezzi nostri genere rock, cantate in italiano, con influenze variegate (ska, blues, sonorità e arrangiamenti anni ’70/’80).
      Sono arrivato nella band (che si chiama Grossomodo) a luglio dell’anno scorso 🙂
      Ci divertiamo molto!

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      • Non siete una cover band (sospiro di sollievo, anche se a volte son belle pure quelle, per noi ascoltatori).
        Posso immaginare il vostro entusiasmo e divertimento: son stata un paio di volte a sentire le prove della band dove suona il mio compagno, credo che una serata a Colorado sarebbe impallidita a loro confronto 😛
        Però se la cavano, con le canzoni.

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      • Già, c’è più soddisfazione a suonare roba propria. Anche se qualche coverina la facciamo, “Pugni Chiusi”, “Born to be wild”, in genere sono classiconi che definiscono il genere di musica che facciamo.

        Per quanto riguarda l’affiatamento del gruppo, è una delle più belle cose che si possa ottenere. Metti insieme 5 persone con sensibilità ed esigenze musicali diverse, ed ogni sessione di prove sarà un viaggio!!! 🙂

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