Fortemente Off Topic /27 – Oblio

“Qualunque cosa ritorni dall’oblio, ritorna per trovare una voce” (Louise Glück in “The Wild Iris”)

Ho dimenticato, per molto tempo, di guardare il cielo mentre correvo. Errore molto grave. Il cielo è qualcosa di talmente immenso che ciascuno ci può trovare il complemento alla propria piccolezza, qualcosa che ti fa respirare, anche se sei preso da problemi in apparenza insormontabili.

E questo è solo l’inizio, perché il cielo ti smuove dentro qualcosa, anche quando è solamente dell’azzurro eponimo. E allora, quando alzi gli occhi e vedi un cielo grigio e arancione insieme, le gambe ti si fermano e per il minuto o due che lo osservi prima di riprendere a correre, ti senti in pace come vorresti si sentisse in pace questo mondo straziato ogni giorno da mille lotte fratricide. E quando riprendi a correre, il battito del tuo cuore è come il suono del mondo stesso.

IncreaDorato

Il Parco Increa al tramonto, 16 novembre 2014

 

Ti sale dentro qualcosa che avevi dimenticato, come un borborigma, poi come un brontolio e poi come un eruzione di suono. Qualcosa (una forza, un’abilità, un contatto) che cerca la sua voce per dirti finalmente quello che sei. E soprattutto ti dice che ciò sei è soprattutto un essere umano, capace di contatti e vivo proprio grazie ai contatti con altri esseri umani, che con te hanno condiviso spazi in tempi diversi e che convergono verso un senso comune. Se qualcosa ritorna dalla dimenticanza in cui la vita l’ha gettato, è perché deve dirti qualcosa e prima o poi ti butterà in faccia la verità. E la verità è che tu sei vivo e che devi essere un pazzo per lasciare che anche solo un’ora passi senza sentirti scorrere addosso l’energia che l’essere vivo può produrre.

THE WILD IRIS (by LOUISE GLUCK)

At the end of my suffering
there was a door.

Hear me out: that which you call death
I remember.

Overhead, noises, branches of the pine shifting.
Then nothing. The weak sun
flickered over the dry surface.

It is terrible to survive
as consciousness
buried in the dark earth.

Then it was over: that which you fear, being
a soul and unable
to speak, ending abruptly, the stiff earth
bending a little. And what I took to be
birds darting in low shrubs.

You who do not remember
passage from the other world
I tell you I could speak again: whatever
returns from oblivion returns
to find a voice:

from the center of my life came
a great fountain, deep blue
shadows on azure seawater.

(in italiano, la raccolta di poesie L’iris selvatico di Louise Glück è stata curata da Massimo Bacigalupo, per i tipi di Giano, 2003)

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