Allenamento 29 Marzo. Up and down.

Sabato avevo bisogno di sfogarmi. Quindi, la mente-killer ha preteso la sua vittima: le mie gambe. Infatti mi sono lanciato in un allenamento suicida giù dalla collina.

Ho caracollato per un paio di K sulla cresta di Piumesana e poi mi sono buttato giù verso Ponte Nizza. Sulla strada ho potuto vedere con i miei occhi gli effetti devastanti dell’abbondante pioggia di questo inverno: strade franate, campi che si sono sfaldati ai margini e una quantità di alberi giù come birilli. In un tratto di 200 metri ho potuto letteralmente correre su un tappeto di corteccia sulla strada a fianco di un pendio particolarmente devastato (ma non so se dalle intemperie o dall’uomo).

Per 3 chilometri sono andato in discesa, pazzo, soddisfatto della mia tenuta di ritmo (cercavo di frenare e stare sui 4:15 per non esagerare) ma sempre consapevole che risalendo la Val di Nizza e poi prendendo verso Montesegale non sarebbe stata una passeggiata.

E infatti.

Infatti già risalendo per tre chilometri da Ponte Nizza a Casa Minchino, passando per il bivio per S.Alberto e poi raggiungendo la strada per arrivare a Trebbiano (dove si scollina verso la Valle Ardivestra dove sta Montesegale) avevo capito che sarebbe stata un’esperienza devastante e illuminante insieme. Ho dovuto camminare per tre o quattro frazioni di 100 metri l’una.

Lì, la mente mi ha gettato un salvagente. Mi fa: “Puoi camminare”. A parte che camminare era obbligatorio in certi pezzi della salita, ma comunque sapere che testa e corpo viaggiavano allineati era di un certo conforto. Infatti risalendo verso Trebbiano, ho camminato e la regola è diventata: appena spiana un po’, corri; altrimenti cammina.

parrocchia trebbiano

Questa corsa – sebbene dettata dall’incoscienza – è servita a tracciare, nelle mie personalissime vie dei Canti dell’estate scorsa, l’ultimo anello, quello sempre bistrattato perché troppo vicino: andarci correndo è stato come onorare quella salita. Ho potuto raggiungere la località Croce, dove sta un’edicola della Madonna, arrivandoci dal basso. Di solito ci arrivo scollinando dal castagneto e continuo in alto. Di scendere verso valle non se ne parla. E invece stavolta ho fatto il percorso inverso. Salendo, sono anche stato un minuto a osservare il consuntivo dell’anno 2013 della chiesetta in località Prendomino. Era appeso nella piccola bacheca esterna. Volevo entrare, ma la porta era chiusa. Mi sono accontentato della bacheca e mi sono rimasti impressi i 241 Euro dovuti al Falegname (Paolo, mi pare che si chiami) e anche il fatto che insomma sono stati recuperati in gran parte certi debituzzi contratti nell’anno di grazia 2012.

Che sorpresa, poi, trovarmi a correre per i boschi, che bello avercene ancora dopo alcune salite proibitive e passare dal cammino affannato alla corsa (leggera) in mezzo alla natura.

Per poi andare giù a rotta di collo, ritrovando l’asfalto della cresta da Montegarzano e poi ancora un chilometro, casa, le cosce che già pulsano di dolore. Ma che soddisfazione, e che bello. Solo dopo 15 chilometri di questo allenamento ho sentito di essere tornato e che i 90′ minuti che ci ho messo, visto il percorso, sono un’ottima prestazione.

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